Lunedì 23 Luglio 2018 | 12:02

I sindacati

Aperture centri commerciali
«Sciopero 25 aprile e 1 maggio»

La Cisl rilancia dopo l'intesa con Cgil e Uil: La Puglia faccia come il Veneto, una legge ad hoc»

Aperture centri commerciali«Sciopero 25 aprile e 1 maggio»

BARI - Un appello alle istituzioni regionali affinché «mettano in campo tutte le iniziative, anche legislative, per ribadire la contrarietà alle aperture festive della grande distribuzione nei giorni di festività nazionali e di carattere religioso». A lanciarlo è il segretario della Fisascat Cisl Puglia, Antonio Arcadio, in occasione del coordinamento regionale di Rsa, Rsu, Rls del terziario e grande distribuzione che si è tenuto ieri a Bari alla presenza del Segretario nazionale Mirco Ceotto.

«Ci rivolgiamo al Presidente della Giunta Emiliano, al Presidente del Consiglio regionale Loizzo, a tutti i consiglieri regionali e ai parlamentari eletti in Puglia, perché quello delle aperture in giorni particolari dell’anno non riguarda solo il rispetto verso le festività comandate ma, soprattutto - sottolinea - nei confronti dei lavoratori e delle loro famiglie in occasione di momenti importanti della nostra cultura religiosa (Natale e Pasqua) e civile (25 aprile e 1 maggio). Proprio nei giorni scorsi insieme a Filcams Cgil e Uiltucs Uil abbiamo proclamato lo sciopero per l’intero turno di lavoro per il 25 aprile e il 1 maggio». L’appello è affinchè la Regione adotti «una iniziativa simile a quella messa in campo dalla Regione Veneto che ha licenziato una Proposta di legge che riguarda la modifica della disciplina statale degli orari e delle giornate di apertura degli esercizi commerciali, con l’appoggio bipartisan delle cariche politiche regionali e parlamentar».

A dare man forte ad Arcadio, Ceotto ha sottolineato il rischio di «dumping contrattuale, ovvero la proliferazione di contratti siglati da organizzazioni prive di rappresentanza, che non aiuta a fare chiarezza in un settore così complesso. Pensate che solo nel terziario sono stati firmati 280 contratti nazionali, dei quali 67 nel settore del commercio, con 80 sigle sindacali e 110 controparti. Un dedalo di contratti pirata con parametri e regole da girone infernale».

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