Venerdì 20 Luglio 2018 | 16:48

Bari

Romito (Fi): Ecco perchè
ho scelto Matteo Salvini

Il consigliere comunale azzurro aderisce alla Lega istituendo il gruppo al Comune in vista delle prossime elezioni

Romito (Fi): Ecco perchèho scelto Matteo Salvini

BARI - È bastato scambiarsi un «cinque» tra Matteo Salvini e Fabio Romito e il matrimonio s’è fatto! La nuova unione si è consumata sulle terrazze dell’Albergo delle Nazioni giovedì scorso, quando il leader della Lega ha incontrato e «affiliato» il giovane consigliere comunale e metropolitano fittiano di tradizione, già militante di Forza Italia, negli ultimi temi approdato nel Gruppo Misto.

Romito, dunque da oggi è leghista anche lei?
«Sì. È una scelta che stavo meditando da tempo, ma ho voluto prima completare l’impegno delle ultime politiche».

Com’è stato l’incontro con Salvini?
«Bello. C’è stato subito feeling. Innanzitutto per il clima con il gruppo, con Andrea Caroppo, Rossano Sasso, Annarita Tateo, Nuccio Altieri, Roberto Marti e Gianni Riviello. E poi lui, Matteo. Mi ha emozionato l’idea che nel pomeriggio avrebbe dovuto incontrare Mattarella per le consultazioni in vista del governo, e nel frattempo stava seduto davanti a me, ad ascoltarmi. È un uomo che sa ascoltare».

Avete parlato di Bari?
«Anche. Salvini conosce perfettamente la realtà barese e pugliese».

Ma non le fa un po’ specie aderire a un partito che ce l’ha tanto con il Sud?
«Ma questa Lega non c’entra niente con la Lega di Bossi. Di fatto la parola “nord” è sparita dal nome perché il, partito grazie a Salvini ha cambiato pelle. Io sono un fiero meridionalista e un fiero pugliese ma è arrivato il momento che i territori del Sud vengano amministrati bene, senza sprecare occasioni, senza buttare risorse dalla finestra».

Che cosa si è rotto tra lei e Forza Italia?
«Credo che questa esperienza si sia esaurita nel 2015. Oltre tutto dopo le elezioni, che a Bari non sono andate benissimo, mi sarei aspettato un momento di riflessione, una presa d’atto su cosa non ha funzionato, invece ognuno è andato per la sua strada».

E tra lei e Fitto cosa è successo?
«Io avrò sempre affetto per lui, ma non ritengo che una politica di “estremo centro”, mi si passi l’ossimoro, possa dare risposte agli elettori».

E Fratelli d’Italia? Non le piacciono Meloni & co?
«No, no , anzi. Ho grande simpatia e stima soprattutto per gli esponenti locali, ma i loro contenuti politici non mi appartengono per intero».

Parliamo del futuro di Bari. Quali spazi ci sono per il centrodestra?
«Ci sono, ma non c’è un secondo da perdere. Dal 2015 dico che bisogna fare le primarie per scegliere il candidato sindaco perché ce lo devono dire gli elettori da chi vogliono essere rappresentati. Lo deve scegliere la gente il proprio candidato, non tre persone chiuse in una stanza».

Il centrodestra barese, soprattutto negli ultimi anni, non ha brillato per unità.
«Per questo va ricompattato e rinnovato. Anche attraverso il rapporto nobile con la strada, i gazebo, le raccolte di firme, le iniziative popolari. Da lì si deve ripartire. E, ripeto, non c’è un attimo da perdere. Si vota tra 11 mesi».

È realistica l’ipotesi di un sindaco barese 5 stelle?
«Non credo. Ci sono tantissimi elettori del centrodestra che alle ultime politiche hanno votato i 5 stelle solo per rabbia o per delusione. La partita è solo nelle nostre mani».

Lei è molto giovane. Ha compiuto 30 anni da qualche giorno.
«Il 9 aprile...».

Ecco, ma è sicuro che questo sia un Paese per giovani? La politica e la classe dirigente in generale tendono ad autoconservarsi. I giovani - come le donne - sono spesso solo uno slogan o un’operazione di marketing.
«Noi abbiamo l’obbligo, proprio per appartenenza anagrafica, di costruire il futuro, non uccidendo i nostri padri ma alzando la testa, con coraggio, tenacia e impegno».

Cominciamo a sognare. Lei è il sindaco di Bari: cosa sono le prime cose da fare?
«Occupazione, sicurezza, welfare. E tornare a dare dignità e importanza alla classe media. I professionisti, gli imprenditori, i commercianti sono lo scheletro di questa città. Se stanno male loro stanno male tutti». (c.f.)

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