Mercoledì 20 Giugno 2018 | 03:57

Ballandi tra le stelle
addio al grande Bibi

Bibi Ballandi

«Volare bassi per schivare sassi». Con saggezza tutta emiliana, Bibi Ballandi coniugava una sapida laicità da Peppone post-comunista con la fede cattolica alla don Camillo. Anzi, lo chiamavano scherzosamente «il cardinale», appellativo che fu attribuito anche al riminese Fellini. La stessa saggezza che gli faceva ripetere: «Agli artisti, ai primi soldi che incassano, bisogna fargli comprare la casa. Così restano a corto di contanti e vogliono lavorare».
BBB era l’uomo «dietro le quinte» (la terza B sta per «bolognese»). Non un volto popolare per il pubblico. Ma il nome sì che era noto, grazie alle citazioni delle «sue» star che non hanno mai smesso di ringraziare il principe della TV, il signore del sabato sera, il pigmalione dei talenti. Ballandi è morto ieri a Imola all’età di 71 anni e lo piangono i divi della musica e del piccolo schermo. Cominciò negli anni ‘60, «favolosi» per definizione del Devoto-Minà-Oli, come manager di Al Bano, Orietta Berti, Little Tony, Rita Pavone.

Nei Settanta è al fianco di Lucio Dalla (con Gianni Morandi erano un trio di amici inseparabili), Francesco De Gregori, Fabrizio De André, Roberto Vecchioni, Pierangelo Bertoli... E c’è Vasco Rossi che Bibi aveva spinto a calci nel sedere sul palco in piazza Maggiore per una delle sue prime esibizioni. Poi Massimo Ranieri, Adriano Celentano, Renato Zero, Rosario Fiorello, Giorgio Panariello, Sabrina Ferilli, Carlo Conti, Laura Pausini, Paola Cortellesi, Fiorella Mannoia... Senza dimenticare il lavoro in teatro per Mariangela Melato, Flavio Insinna, Michelle Hunziker, nonché i numerosi documentari destinati a Sky Arte.
Insomma Ballandi era agente, manager, produttore, mentore, fratello, padre, sodale, compagno di bisbocce, confessore, amico amico amico. Fate un giro su Twitter e vedrete che abbiamo elencato soltanto alcuni dei ruoli che le star gli riconoscono nel rimpiangerlo. Con Fiorello in particolare il legame era fortissimo. «Fiore è mio figlio. Io sono il babbo che gli è mancato presto, lui il figlio che io non ho mai avuto - raccontava Ballandi -. Si diverte a insegnarmi l’iPad, Twitter e tutte queste diavolerie... Io non so mica l’inglese, ho la terza media».

Una delle sue creature più fortunate degli ultimi anni è Ballando con le stelle (leggi: Ballandi con le stelle) condotto da Milly Carlucci, cui ieri la Rai ha riservato la cattiveria di annunciarle la morte dell’amico Bibi in diretta a Unomattina. Carlucci è impallidita, ha provato a sillabare il compianto, ma lo choc della notizia «live», anzi «dead», l’ha sopraffatta. Una caduta di stile dei conduttori che il «popolo dei social» ha messo in relazione con il torto fatto a De André mercoledì sera, quando è stata tagliata Bocca di rosa sui titoli di coda del film dedicato a Faber per mandare la pubblicità.

«Non si interrompe una emozione», recitava lo slogan di una campagna veltroniana contro gli spot nei film in Tv, che vide giusto Fellini in prima linea. Oggi invece si interrompe tutto e si suscita «la qualunque», fosse pure il dolore. Ballandi avrebbe disapprovato. Veniva dalla vecchia scuola e quando nell’83 fondò a Rimini una discoteca destinata a diventare celebre, la chiamò «Bandiera gialla» come il brano di Gianni Pettenati e il programma di Arbore e Boncompagni (sarà poi il titolo di uno show di Red Ronnie). Con lui tutti in pista, vai! Ma la domenica, prima delle tagliatelle d’ordinanza con la moglie Lella, non rinunciava alla messa. «La fede - disse - mi ha aiutato a combattere il cancro» (scoperto nel 2005). D’altronde, era stato lui nel 1997 a condurre Bob Dylan davanti a papa Giovanni Paolo II per un’esibizione memorabile in occasione del congresso eucaristico.
Da ultimo, aveva prodotto Stasera Casa Mika e lo show di Capodanno con Roberto Bolle Danza con me. Due successi, la conferma di un fiuto impareggiabile nel far incontrare proposte originali e di qualità con il gusto di massa. Provando, scommettendo, rischiando. Come dire? Fra la via Emilia e il test.

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