Venerdì 17 Agosto 2018 | 13:14

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Bari che succede?
Soffre la città del pallone

Grosso allenatore Bari

È sempre più facile distruggere che costruire. L'involuzione del Bari, caratterizzata da una serie di risultati negativi, ha spalancato le porte allo tsunami delle polemiche, con tutta l'irruenza legata a una piazza che si esalta e si deprime, a volte, con troppa facilità.
L'anima biancorossa della città è dilaniata dagli interrogativi sulla tenuta della squadra e sugli obiettivi del club. Nonostante il girone di ritorno sia arrivato appena alla terza giornata, il partito dei catastrofisti sembra avere la meglio: secondo loro, il futuro sarebbe già segnato e compromesso. Quindi, altra stagione da incubo con tanto di estromissione dai playoff.
Giudizi netti, decisamente affrettati, nonostante sia difficile, analizzando la situazione, trovare spiragli di immediato ottimismo: il prossimo avversario è il Frosinone, lanciatissimo al vertice della classifica, definito dagli esperti la Juventus della serie B. E il Bari subisce gol a grappoli e non riesce a segnare.
Ad alimentare questo clima di incertezza, ci sono i silenzi su ambizioni e programmazioni. Non aiutano a ritrovare tranquillità neanche le nubi che l’amico maestrale muove da palazzo di città sulla querelle delle tasse non pagate legate allo stadio San Nicola. Contenziosi pesanti, sotto il profilo finanziario. Insomma, tensioni su tensioni.

Intanto, la tribù dei tifosi è scesa sul piede di guerra. Soprattutto le frange più intransigenti. Dalla curva Nord fanno sapere che il tempo della pazienza è finito: non sono più disposti a perdonare nulla, «se la crisi dovesse perdurare si innescherà una pericolosa spirale che non si sa dove possa portare». Parole e minacce si alternano con una esasperazione verbale fuori dal comune.
Ma che cosa è successo a quella squadra, prima alcune settimane fa, e adesso logorata non si comprende per quale motivo? È possibile che la società sia concentrata più sul rigore e sul successo economico che sui risultati del campo.
In questo modo la crescita è inevitabilmente limitata e i progetti più ambiziosi finiscono per essere ridimensionati.
Questo aspetto, certo, non incoraggia progetti tecnici dilatati nel tempo. Ma consente, in mancanza di investitori, di tenere la barra dritta.

Sul terreno di gioco il discorso è diverso. Qui si decide se una stagione è fallimentare o no. Dubbi e interrogativi sono inevitabili quando la serie negativa si allunga su una squadra dove abbondano le zone d’ombra e la paura di buttare alle ortiche un’altra stagione. Si combatte contro i fantasmi. Serve più cattiveria, che non arriva; chi dovrebbe fare la differenza gioca al di sotto delle aspettative. È una questione di testa? Non solo. Anche di gioco. L’allenatore deve trovare nuove, efficaci, soluzioni per far ripartire una squadra diventata prevedibile, scontata e poco efficace. Sarà in grado di farlo? Le chiacchiere da bar, restano tali. La formazione la decide Grosso e nessun altro. Punto. Il possesso palla fine a se stesso, senza verticalizzazioni o tiri in porta, spesso si trasforma in un boomerang esasperante. È come se fosse svanito il desiderio di entrare in area e segnare. Il muro di certezze si è sgretolato e bisogna ricostruirlo. Al più presto.
D’altra parte, era stato proprio il presidente Giancaspro, in occasione dei festeggiamenti dei 110 anni della società biancorossa, a ribadire un concetto importante: «Siamo arrivati ad un punto in cui si deve solo crescere: tornare indietro non è possibile».
In un campionato dai contenuti tecnici tutto sommato equilibrati, rappresentano una nota stonata gli undici punti di distacco del Bari dal primo posto e gli otto dal secondo. La rosa dei giocatori - particolare riconosciuto da tutti gli addetti ai lavoro - sulla carta vale molto di più.

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