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Lunedì 22 Gennaio 2018 | 21:20

Bitonto, criminali
con più telecamere
della polizia

Telecamera

di CARMELA FORMICOLA

Una microcamera nella statua di Padre Pio. Altre erano state sistemate nelle fioriere pubbliche tra il quartiere Libertà e il Borgo murattiano, il cuore di Bari. Occhi segreti utilizzati dai feroci Strisciuglio per monitorare le mosse delle forze dell'ordine e prevenire eventuali incursioni degli avversari. Era il 2009: i clan baresi già sperimentavano la tecnologia per controllare il territorio.

L’anno successivo, a Bitonto, quattro telecamere furono scoperte nell'abitazione di uno degli storici boss che attraverso un sistema wi-fi, su un maxischermo da 60 pollici, verificava le immagini in arrivo dalla strada. Il «Grande Fratello» della mafia barese non è insomma una novità. Paradossale, certo, che il numero di telecamere abusive smantellate in questi giorni dagli inquirenti nelle cosiddette cupe di Bitonto, siano di gran lunga più numerose di quelle istituzionali. Paradossale che ogni amministrazione comunale, per insediare un sistema di videosorveglianza, debba infilarsi nella cruna dell’ago della burocrazia, verificare la copertura finanziaria e attendere un tempo tecnico (spesso lunghissimo) prima di metterlo materialmente in funzione. Alla mafia, per accendere le telecamere, serve forse una giornata. L'Antistato è tutto qui. Non solo l'arroganza, ma anche gli strumenti, la velocità, la disponibilità di soldi, l’efficacia.

Non a caso le sale operative parallele vengono scoperte nei luoghi governati non già da una malavita rozza e permeabile quanto dai sodalizi più sofisticati. È il caso del quartiere Japigia, a Bari, tradizionale piazza all'ingrosso e al dettaglio della droga, storicamente sotto il dominio di Savinuccio Parisi, un leader criminale taciturno e tattico che ben prima di altri ha sperimentato l'innovazione. Non solo le microcamere di controllo da queste parti sono un fatto acclarato nel tempo, lo è stata anche la capacità del clan di riciclare denaro sporco reclutando insospettabili colletti bianchi. Alta finanza per una mafia in grado di intercettare e fare proprie le trasformazioni sociali ed economiche.

La stagione delle sentinelle è tramontata. Quel momento in cui la mala utilizzava bassa manovalanza e si dedicava ad attività di basso livello: le bische, le prostitute, il contrabbando di sigarette. Il commercio potente della droga ha cambiato ogni regola e la guerra si è fatta tale. Non a caso a Bitonto, dall’omicidio di una donna innocente finita nell’incrocio di un botta e risposta di fuoco, le forze di polizia stanno rastrellando giubbotti antiproiettile, bombe carta, armi, droga e quelle sale operative da Antistato nascoste nei seminterrati. Forse, il seminterrato, il nascondiglio, il tugurio, sono l’unica indulgenza che le nuove organizzazioni criminali tributano alla propria appartenenza arcaica. Un’antropologica nota di colore. Il resto è guerra.

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