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Venerdì 24 Novembre 2017 | 10:29

Calcio

Italia fuori
qui finisce
l'avVentura

Qui finisce  l'av-ventura

di Fabrizio Nitti

L’apocalisse ha i colori vivi e ruvidi delle maglie svedesi. Giallo e blù, non li dimenticheremo mai. Non dimenticheremo mai la notte dell’infamia, il 13 novembre. Tutto è compiuto, l’Italia resta a casa, niente Mondiali di Russia, niente di niente. San Siro non ha compiuto il miracolo, l’«Italietta» di Ventura non è riuscita ad andare oltre i propri limiti, non è riuscita ad andare oltre quella notte terribile di Madrid, dove tutto è cominciato. Passa la Svezia.

Passa la Svezia e il verdetto è clamoroso, giusto se l’analisi abbraccia le due partite di playoff. L’Italia non ha segnato, gli svedesi lo hanno fatto, e pure su autogol come nel peggiore degli incubi. Passa una simpatica squadra di catenacciari senza ritegno, di una cifra tecnica mediocre se non scadente, ma di uomini veri che hanno combattuto su ogni palla, coprendo ogni centimetro dell’erba amara di San Siro, sbuffando, soffrendo, ma vivi al traguardo.

Un fallimento. Non c’è più l’Italia. Non c’è più l’Italia con i suoi quattro Mondiali vinti, con le sue imprese da leggenda, con i suoi campioni di un tempo, oggi ancora più distanti, immagini scolorite in un presente calcistico che trasuda povertà. Ventura passerà alla storia come il tecnico che a distanza di sessant’anni lascia gli Azzurri fuori dalla più importante rassegna calcistica. Un funerale calcistico. Una sciagura che in termini economici costerà circa 100 milioni di euro alla federcalcio.

È il canto del cigno per mister «libidine». Ventura pagherà a caro prezzo l’umiliazione che si è abbattuta sull’Italia calcistica. Da ieri sera è di fatto l’ex commissario tecnico della Nazionale, lui che avrebbe voluto aprire un ciclo. Si è illuso di poter fare l’allenatore anziché il selezionatore. Ha compiuto scelte discutibili, come a Madrid, come anche ieri sera. Che senso ha lasciar fuori Insigne, attualmente il miglior giocatore italiano, uno dei pochi in grado di saltare l’uomo nell’uno contro uno e di creare superiorità numerica? A lui nulla è stato perdonato, ma poco ha fatto per farsi perdonare.

La delirante notte milanese è una sentenza: il calcio italiano è un calcio di serie B. Va dunque ripensato il sistema. Va dato un nuovo impulso al movimento calcistico. Vanno ripensati i settori giovanili. Perché in questi due spareggi è emersa evidente, chiara, la pochezza della cifra tecnica italiana. Sbattuti fuori dal Mondiale, smontati come un mobile dell’Ikea prima dell’acquisto. In Italia, il pallone si è sgonfiato.

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