Martedì 17 Luglio 2018 | 08:09

I nuovi mostri pronti
a darci la violenza quotidiana

I nuovi mostri pronti a darci la violenza quotidiana

di GINO DATO

A Marsiglia in Francia, come a Edmonton in Canada, come a Las Vegas negli Stati Uniti. Delitti che nascono da motivazioni diverse, dunque, colpiscono cittadini inermi e indifesi, seminando l’orrore.

Mentre continuano a cogliere di sorpresa gli apparati di difesa delle grandi potenze, che fanno fatica a sperimentare con pieno successo azioni comuni di prevenzione e sicurezza contro sia il terrorista che il mass murderer, l’assassino di massa, assediate come sono dai problemi di identità degli Stati e di malessere delle classi sociali.

Invece di gruppi strutturati e coordinati, come era accaduto nelle forme eversive della storia recente, entrano in scena singoli individui, magari pur appartenenti a organizzazioni, che giocano sull’ informale, la sortita individuale e l’impiego di armi, anche bianche, e macchine, con irruzioni nel quotidiano loisir, quel piacere che può venire ai comuni mortati dal fare shopping, turismo o sentire musica durante un concerto folk.

In particolare, torna in auge l’uso del coltello, che ha trionfato a Marsiglia (come già era accaduto a Bruxelles e a Londra nell’ agosto 2017). Ma, allo stesso tempo, proprio a Marsiglia abbiamo anche assistito all’impiego di camion o veicoli, altra modalità di sorpresa sperimentata, per restare al 2017, a Londra, Stoccolma, Parigi, Barcellona. Per quanto possa apparire paradossale, il coltello, strumento consustanziale a una “causa”, sembra più facile da procurare e maneggiare, sfugge ai controlli, così come può essere per un Suv o una macchina. In uno dei numeri di “Rumiyah”, rivista on line dell’ Isis, si spiega che “i veicoli sono come coltelli”, discreti gli uni e gli altri, contro gli “infedeli”.

E a Las Vegas? Nella capitale americana del gioco e del divertimento, dove si contano una cinquantina di morti e 400 feriti, certo è tutta un’altra storia. Il mezzo di offesa impiegato, nella tradizione Usa, è l’arma da fuoco, ma comunque anche qui l’impatto si affida all’“iniziativa” di un personaggio singolo, sfuggito – insieme al suo arsenale – a ogni segnalazione preventiva. Il lupo solitario agisce all’improvviso, è imprevedibile per quanto possa lasciare tracce, può avere progettato ma non risponde a un piano preordinato o alla direttiva di una organizzazione.

Il precedente americano ha anch’esso la dimensione della carneficina: poco più di un anno fa, il 12 giugno 2016, a Orlando in Florida furono 50 i morti, e 53 i feriti, vittime di un ventinovenne di origine afghana, Omar Mateen, che fece irruzione in un locale gay, armato di un fucile d’assalto, una pistola e “un tipo di ordigno.” Nell’irruzione della polizia, per liberare gli ostaggi, l’uomo fu ucciso.

La strage dell’ hotel Mandalay Bay riporta tuttavia anche ad altri concerti interrotti da una strage, ma di matrice terroristica: alla Manchester Arena il 22 maggio 2017, al club Reina di Istanbul nel capodanno 2017, al Bataclan di Parigi il 13 novembre 2015. Dal mass murder al terrorista, sfuggiti a ogni controllo o abilmente mimetizzati nel corpo sociale, la carneficina si consuma su un crinale dove si mescolano indistintamente azioni di tipo militare e raptus individuali.

E’ tuttavia l’emulazione il fattore che gioca un ruolo letale, in una mistura in cui il terrorista può aver imitato la sortita del mass murderer, o, al contrario, quest’ultimo può aver appreso le tecniche del primo. La comunicazione in tempo reale fa scuola, segnando l’agenda e dettando i modi.

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