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Domenica 22 Ottobre 2017 | 08:30

Per euro-Matera 2019, tutto è in ritardo, ma non è ancora tardi

Matera, un affaccio sui Sassidedicato a Emilio Colombo

di Nicola Patruno

Dire che la città è cambiata sarebbe una forzatura giornalistica. I ritmi sono quelli di sempre. Ma un primo risultato c’è e si vede: è la cassa di risonanza che l’evento «Matera capitale europea della cultura 2019» sta avendo. Oggi la visibilità è tutto. Conta più apparire che essere. Dura realtà, ma realtà. Per Matera invece l’apparire è diventato un traguardo strategico. Per una semplice ragione: il resto d’Italia (soprattutto quella del Nord) probabilmente non sapeva neppure (e forse non sa ancora) dove geograficamente sia collocata la città dei Sassi.
Magari si conoscevano «solo» i Sassi (ovviamente per sentito dire), che erano però diventati una sorta di «strumento» per criticare l’arretratezza della città. Sassi visti più come «vergogna nazionale» che come fonte di storia e cultura. E a proposito della famosa frase pronunciata da Alcide De Gasperi nel 1950 durante la sua visita in quegli antri bui e degradati. Il ministro non voleva certo infangare il buon nome della città - e di conseguenza tutto il Mezzogiorno - ma rimarcare le condizioni precarie in cui si viveva tra i Sassi di Matera. Niente acqua, niente luce, pochi metri quadrati per famiglie che spesso raggiungevano le dieci unità, bambini compresi. E per di più in compagnia di cani, pecore, capre e maiali sdraiati sul pavimento, come testimoniato da Carlo Levi nel suo libro «Cristo si è fermato a Eboli». Tutto questo in condizioni igieniche precarie.
De Gasperi dunque di fronte a questo «spettacolo» si lasciò scappare quella frase che voleva essere soprattutto un atto di denuncia di quella che era una ovvia conseguenza delle precarie condizioni di vita: l’alta mortalità infantile, una delle più alte in tutta la nazione. Per questa ragione avviò una politica di risanamento della zona dei Sassi invitando nel contempo le giovani coppie a programmare la nascita dei loro figli in estate, perché il freddo invernale, insieme alle disastrose condizioni igieniche in cui si viveva, avrebbero potuto provocare malattie letali.

GRANDE CAMBIAMENTO - Ora, a distanza di sessant’anni, emerge questa «nuova» verità, anche per la testimonianza di chi ha vissuto quei tempi. Ora tutto è cambiato. Siamo a Matera 2019. Un’occasione di riscatto per tutta la città. A distanza di tanti anni nessuno avrebbe potuto immaginare che quegli stessi Sassi così vituperati potessero diventare un motivo di orgoglio per tutti i materani. Insomma, non è stata necessaria la «magia» di Re Mida per trasformare in oro pietre che hanno raccontato una storia secolare.
È questa la sensazione - e i commenti - ricorrenti tra quelle pietre barisane o caveose. Matera da questo punto di vista è una città che riesce a trasmettere la sua magia, il suo genius loci, soltanto passeggiando tra quei vicoli stretti e a luci soffuse, a prescindere da ciò che la città offre o è. Tutta la zona è disseminata di indicazioni «percorso turistico» che serviranno a guidare i turisti.
Quegli stessi Sassi che un tempo ospitavano intere famiglie con animali al seguito ora stanno diventando strutture ricettive. «Qui dove un tempo c’erano delle abitazioni - dice indicando la zona interessata un imprenditore la cui moglie vende manufatti artigianali creati dai figli per “catturare” i primi turisti - sta per sorgere un hotel: sarà pronto entro la fine dell’anno. Ovviamente abbiamo sostenuto una spesa non indifferente per ristrutturare quei locali visto che abbiamo fatto tutto da soli, senza alcun aiuto da parte delle istituzioni. Ma la speranza è che in futuro ci sia un ritorno».

La maggior parte di quei Sassi, infatti, dopo essere stati abbandonati, a cominciare dagli anni Sessanta, sono rimasti in possesso degli stessi proprietari che li stanno trasformando in tutto ciò che può essere appetibile per i turisti: ristoranti e Bed e Breakfast. Il Comune di allora, infatti, non li ha mai riscattati, come aveva inizialmente deciso di fare. Così in molti si sono ritrovati proprietari di due case: quelle popolari a loro assegnate e quelle dei Sassi.
Proseguendo nel cammino, ci si imbatte nei «primi» turisti (in realtà a Matera il movimento turistico non si è mai fermato), armati di macchina fotografica, pronti a immortalare la città della cultura. Ma quale cultura? Il concetto ora, ha un senso lato, ma con i programmi studiati ad hoc per attrarre turisti bisogna onestamente dire che Matera è un po’ indietro. Anche se si confida nello sprint finale degli ultimi mesi che precederanno l’evento. C’è ancora un po’ di tempo.
Tra le tante cose da fare - per quanto riguarda le infrastrutture necessarie - l’ultimazione del raddoppio della statale 96, che si sarebbe già dovuto concludere a ottobre di quest’anno. Ottobre è alle porte e i lavori non sono proprio in dirittura d’arrivo. Inoltre sarebbe il caso di rivedere le targhe della toponomastica: molti nomi delle vie sono ormai sbiaditi a causa del tempo e della corrosione degli agenti atmosferici. I turisti hanno bisogno di essere guidati anche dal nome delle strade.
Tuttavia, sia pure incompleta, Matera ha tutti i numeri per esercitare il suo fascino. E per vincere la sua sfida.

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