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Martedì 26 Settembre 2017 | 18:33

Se Mattarella viene a Taranto nella scuola devastata

Domenico Palmiotti

di DOMENICO PALMIOTTI

Il presidente Mattarella sarà domani mattina a Taranto per inaugurare l’anno scolastico alla scuola Pirandello. Un appuntamento, quello del capo dello Stato, che, riproponendosi a ogni inizio d’anno, ha un forte valore simbolico: quello di sottolineare sia la vicinanza alle giovani generazioni - i cittadini del domani - che l’importanza della formazione e dell’istruzione. Non ha futuro il Paese se non investe, con lungimiranza e senso di prospettiva, su chi siede oggi tra i banchi di scuola o è all’Università. A Taranto, però, la visita di Mattarella assume anche altri significati.
Anzitutto avviene in una scuola che più volte, nei mesi scorsi, è stata devastata dai vandali che hanno distrutto aule, suppellettili, infissi e tutto quanto trovavano sulla loro strada. E pur messa più volte in ginocchio, la scuola Pirandello, con i suoi studenti, i genitori, il corpo docente e non docente, ha sempre trovato la forza di rialzarsi e di riprendere il cammino. La forza della legalità e il desiderio della conoscenza in antitesi all’inciviltà del teppismo e alla barbarie del saccheggio. E Mattarella, scegliendo la scuola di Taranto, riafferma proprio questo valore: contrastare con i mezzi della democrazia ogni possibile deriva. Coesione sociale e motivazioni forti contro un declino pericoloso.

Le periferie sono un fronte delicato delle nostre città. Un crocevia di problemi che si chiamano degrado, marginalità, devianza, ordine pubblico, dispersione scolastica, assenza di incisive politiche pubbliche. Il rione Paolo VI di Taranto, nato nei primissimi anni ‘70 dopo la visita di Papa Montini all’allora Italsider la notte di Natale del ‘68, doveva essere un quartiere giardino. Nelle intenzioni, perché poi le cose sono andate diversamente. In questo rione è ubicata la scuola che Mattarella visiterà. Riconoscerla quindi a inizio di anno scolastico e porla all’attenzione nazionale non sta solo a testimoniare la valenza della scuola come luogo di futuro, ma anche a far passare il messaggio che le periferie non devono essere abbandonate a se stesse solo perché ai margini delle città, ma, al contrario, recuperate in un progetto complessivo di vivibilità e di integrazione. E in questo la scuola, se messa nelle condizioni di funzionare, può fare molto.

Ma al di là dell’anno scolastico, Mattarella giunge anche in un momento importante della vita di Taranto. Una città che, a cinque anni dal sequestro degli impianti Ilva, non ha ancora sciolto il conflitto salute-lavoro dando ad entrambi pari dignità e pari rispetto, come la stessa Corte costituzionale, di cui Mattarella è stato giudice, ha riconosciuto occupandosi della prima legge sull’Ilva. Su Taranto si addensano preoccupazioni per i problemi ambientali, che si ritengono non risolti col piano proposto dai nuovi investitori, e paure per la tenuta dei posti di lavoro. In questi anni l’Ilva è stata oggetto di tante leggi del Parlamento ma l’auspicato nuovo corso non si vede ancora. No, nei cittadini non è tornata la fiducia. A Taranto non c’è ancora la percezione di una svolta possibile. Dell’attesa schiarita non c’è traccia. È ancora presto perché i nuovi gestori dell’Ilva non si sono ancora insediati? Vogliamo davvero sperarlo. Il presidente sa bene che anche, se non soprattutto, di fiducia si alimenta il rapporto tra cittadini e istituzioni. E allora il Colle, per quanto può fare, vigili perché questa fiducia non si deteriori irreversibilmente e perché il percorso tracciato per Taranto e per la sua fabbrica più importante da un organo di rilievo come la Consulta, non sia smarrito tra rinvii e incertezze.

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