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Giovedì 21 Settembre 2017 | 23:16

La via pugliese
contro l'azzardo

La via pugliesedell'azzardo

di ONOFRIO INTRONA

Vade retro slot machine. Stato e Regioni hanno raggiunto un’intesa sul contrasto al gioco patologico: è finalmente nazionale la linea assunta coraggiosamente dalla Puglia, fin dal 2013, non senza contrasto in questi anni anche da parte di qualche settore parlamentare.
In tutta Italia si comincia a considerare un problema la dipendenza dal “gioco pubblico”, dizione indicata nell’intesa, ancora però reticente rispetto all’azzardo. Ci si preoccupa di "prevedere forme maggiori di tutela per la popolazioni" rispetto ai rischi della ludopatia, con una serie di misure concrete di prevenzione e contenimento.
Il Consiglio regionale pugliese è stato antesignano di questa battaglia, con l’adozione di una legge di grande civiltà giuridica (la n. 43 del 13 dicembre 2013), che rispondeva all’esigenza sollecitata da parti della società civile contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico ed ha valorizzato le sollecitazioni e la fattiva collaborazione dell'associazionismo e delle fondazioni antiusura. Di rilievo anche il sostegno della stampa all’iniziativa. “La Gazzetta del Mezzogiorno” è tornata sull’argomento in varie occasioni, rilanciando ogni volta l'allarme sulla pericolosità della dipendenza patologica.
Rivendico con forza alla nostra Regione la primogenitura della sfida contro la diffusione di una autentica malattia sociale. La Puglia aveva visto in anticipo il rischio rappresentato da slot, videopoker e macchinette mangiasoldi, un tumore silente che contamina anche settori sani del tessuto sociale, minacciando soprattutto le fasce più deboli, che si rifugiano nel gioco d'azzardo nella speranza del tutto erronea di risollevarsi dalle difficoltà economiche
Il nulla di fatto seguito in questi anni alla nostra legge lungimirante aveva generato l’amarezza nel vederla depotenziata, per le difficoltà lamentate dai sindaci di fare rispettare le norme, in un contesto generale che non assecondava una corretta applicazione.
Ora siamo più tranquilli, perchè il problema è stato recepito ed è diventato non soltanto della Puglia ma di tutto il Paese. Le istituzioni cominciano a fare squadra contro i disastri sociali dell’azzardo, come la comunità civile richiede da tempo.
Siamo rinfrancati e per la Puglia c’è la soddisfazione di notare che i criteri individuati nell’intesa Stato-Regioni sono in larga misura quelli anticipati nella legge regionale No Slot del 2013, su tutti la distanza da luoghi sensibili come scuole, chiese e centri di aggregazione giovanile. C’è per i sindaci la possibilità di stabilire fasce orarie di chiusura, fino a 6 ore consecutive al giorno, di imporre accessi molto più selettivi, di fare rispettare standard più alti di qualità e sicurezza dei punti gioco. È prevista inoltre la rottamazione delle vecchie macchinette: le slot dovranno essere collegate con i Monopoli di Stato.
Ora l'impegno del Governo nazionale deve continuare, ci attendiamo un’applicazione coerente con la serietà e la portata del problema. E non sarà di poco rilievo il beneficio considerevole per le casse pubbliche che deriverà dal contrasto al gambling: meno “malati” di gioco significa evidentemente alleggerire le ricadute sul servizio sanitario nazionale.
Quanto al punto debole dell’intesa: il dimezzamento dei punti gioco non immediato ma spalmato in 3 anni, auspichiamo laddove possibile un’applicazione anticipata dei criteri. In Puglia, la legge regionale vigente non rende necessario rispettare la moratoria. Si parta subito, per fronteggiare i danni prodotti dalla ludopatia nella società e nelle giovani generazioni, che sono immediati, non prevedono certo una scadenza triennale. A questo proposito, sarebbe auspicabile una regolamentazione anche della vendita dei Gratta e Vinci, che metta al riparo dalle “tentazioni” almeno i minori. Lo Stato dia il buon esempio, sia più attento ai deboli e meno “biscazziere”.
La lobby che lucra sull’azzardo è sempre forte, ma non riesce più a sterilizzare il movimento positivo delle Regioni, dei parlamentari, dei cittadini, di tutti i soggetti che si impegnano contro questa vera piaga sociale. C'è un’attenzione straordinaria sui guasti, la Puglia è stata antesignana, partiamo subito. E visto che abbiamo la fortuna di avere il “sindaco d’Italia”, giochiamo anche questa carta: Antonio Decaro potrebbe onorare il lavoro del suo Consiglio regionale portando all’attenzione dell’ANCI l’esigenza di “scatenare l’inferno” contro il gioco d'azzardo, dal Nord al Sud, isole comprese e passando per il Centro.

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