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Martedì 21 Novembre 2017 | 15:06

Solfatara killer a Napoli
Due orfani totali

Solfatara killer a NapoliDue orfani totali

di ANTONIO BIASI

A Pozzuoli come a Livorno. In Toscana una bimba è sopravvissuta allo sterminio della famiglia travolta da un fiume d’acqua. In Campania, Alessio, un bambino di sette anni, ha visto morire papà, mamma e il fratello di undici anni, inghiottiti da una fangaia della Solfatara di Pozzuoli. Tragedie forse evitabili entrambe.

Ma è inutile parlare in questo momento di cosa non ha funzionato e poteva essere fatto per evitare che tutto ciò accadesse. Quello che purtroppo resta è la drammatica sorte che accomuna questi fanciulli, passati improvvisamente da una tranquilla vita in famiglia, come tutti i loro coetanei, a un’improvvisa Apocalisse che ha spazzato via gli affetti più cari, precipitandoli di colpo nell’angoscia. Per entrambi c’è il conforto dei nonni, anche se a Livorno tra le vittime c’è pure un anziano-eroe che è riuscito a salvare la nipotina sacrificando se stesso. Ma i genitori non ci sono più, e non solo loro.


Terribile il destino di chi si vede strappato in un attimo gli affetti più cari. Il piccolo Alessio passava una giornata, che doveva essere spensierata, visitando quello spettacolo della natura che è la solfatara di Pozzuoli, ma un’imprudenza del fratello di poco più grande, così almeno sembra, lo ha gettato in un incubo senza fine.

Complicatissimo immaginare come i due piccoli superstiti possano rielaborare la tragedia che li ha colpiti in un’età nella quale si ha bisogno di certezze e, nessuno, più dei genitori incarna queste certezze alle quali i figli fanno ricorso per superare le difficoltà che affrontano durante la crescita. D’improvviso tutto è franato, scomparso, e non basterà l’affetto dei familiari superstiti per dimenticare lo choc, per supplire a quelle carezze di mamma e papà che mai più giungeranno, quegli sguardi pieni di amore, le parole rassicuranti e tranquilizzanti che solo un genitore può offrire.

Un buco nero che è destinato ad accompagnare per tutta la vita questi piccoli sopravvissuti. È difficile, anche per i professionisti che intervengono in questi drammatici casi, spiegare ai superstiti quello che è accaduto e soprattutto come andare avanti, come trovare la forza per affrontare il futuro, pur consapevoli che la ferita non sarà mai rimarginata completamente e che continuerà comunque a far male. Bisognerà aiutare i due bambini a convivere con il dolore di questa incalcolabile e prematura perdita.

Ieri, subito dopo la tragedia, il piccolo Alessio è stato affidato al personale dei servizi sociali nell’attesa dell’arrivo dei nonni. C’erano anche gli psicologi. Ma non potrà bastare nessun tipo di assistenza per lenire il dolore di quanto accaduto. Si dice, con una certa superficialità che il tempo aiuti a superare tutto. Ma basta confrontarsi con chi ha vissuto una tragedia di questo tipo per rendersi conto che non è esattamente così. Il tempo non cancella quello che accaduto, quei momenti terribili restano sempre, immutati, nella mente di chi li ha dovuti subire. Tornano di continuo nei pensieri, nei sogni, più spesso negli incubi. Per andare avanti bisogna diventare capaci di affrontarli senza ricacciarli in un limbo dal quale inevitabilmente tornerebbero a spuntare e ad angosciare. Ed è qui che bisogna intervenire. Ed è in questo che interviene il valore del tempo. Ne serve molto per spiegare a un bambino come affrontare e convivere con i suoi incubi. Ma, soprattutto, serve tanto, tantissimo affetto.

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