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Sabato 25 Novembre 2017 | 08:58

Dalla Puglia un sasso
lanciato nello stagno

michele emiliano

di MICHELE COZZI

La mossa del cavallo di Michele Emiliano. La sinistra è intrappolata nella fase di stallo di una partita a scacchi. Da un lato il segretario Matteo Renzi, vincitore delle primarie, ma con un successo che appare appannato; dall'altro il «federatore» Giuliano Pisapia, designato come leader dell'Ulivo 2.0 che si è posto autonomamente in una posizione di stallo, incapace di scegliere se dare scacco al re, oppure se giocare per un pareggio.

La realtà è una sorta di «motore immobile», in cui ogni giorno c'è un effluvio di dichiarazioni e di polemiche senza che si faccia un passo in alcuna direzione.

Renzi ha iniziato il suo tour per il Paese nel tentativo di rinverdire la vecchia sintonia con l'elettorato. E di riannodare una «connessione sentimentale» che appare come un amore alla fase terminale. Gli avversari interni e gli «alleati perplessi» ancor più degli esterni, si guardano attorno, alla ricerca di una bussola per i prossimi mesi.

L'esito del voto in Sicilia, a questo proposito, se dovesse essere sfavorevole al centrosinistra, potrebbe rappresentare un altro macigno sulla sua leadership interna. Per questo Renzi si affretta a dire che si tratta di un test regionale, senza alcun riflesso sugli equilibri nazionali. Per D’Alema è da «idioti» derubricare il voto dell’Isola a test locale.
Ma in Italia nessuna elezione non ha un riflesso sui rapporti tra i partiti. A maggior ragione in una regione, la Sicilia, che è tra le più grandi in Italia. E che è la patria di Angelino Alfano.

Il voto nell'Isola, quindi, può rilevarsi decisivo per capire la direzione che assumerà lo scontro a sinistra. Che si presenterà divisa e con più candidati.

Inoltre in Sicilia il Pd renziano sta mettendo alla prova il «laboratorio politico» di una alleanza ampia da Pisapia ad Alfano. Cioè dalla sinistra-sinistra a una parte del mondo moderato. Progetto osteggiato dagli oppositori dell'ex premier.
Ma se il Pd non gode di buona salute, il panorama extra e oltre Pd non sembra vivere una stagione positiva. Pisapia è nella morsa degli ex bersaniani che gli chiedono un totalizzante «mai con Renzi», che l'ex sindaco di Milano non vuole o non si sente di affermare. Sono gli stessi che rabbrividiscono all'ipotesi di alleanza con Alfano, dimenticando che Mdp, come Alternativa popolare, appoggia il governo Gentiloni.

Per superare questa situazione di stallo Michele Emiliano, con l'intervista concessa alla Gazzetta, ha smosso una situazione stagnante. Lanciando la candidatura a premier di Gentiloni nella prossima legislatura.
Una mossa a sorpresa che che cerca di rimettere in movimento il «motore immobile».
La proposta ha colto il tempo giusto. Alla vigilia di una lunga campagna elettorale nazionale che, salvo clamorose novità, si svolgerà all'insegna del ritorno al passato. Cioè al proporzionalismo. Con la lotta di tutti contro tutti, in cui il vero nemico è il più vicino perché «pesca» nello stesso mare.

Nella logica proporzionale, Gentiloni sembra avere il profilo più adatto. Non è divisivo, è uomo di mediazione, ricorda tanto i democristiani della Prima Repubblica. Non ha nemici (almeno dichiarati) e può costruire alleanze interne ed esterne.
Dopo i tempi tumultuosi del renzismo, che si realizzava nella produzione di nemici, a sinistra si fa strada il profilo di un leader «pacificatore», come Emiliano ha definito Gentiloni nel discorso inaugurale alla Fiera del Levante.

Ma forse il primo avversario della candidatura del premier è Gentiloni stesso. Il quale allontana da sé il sospetto di essere lontanamente interessato a Palazzo Chigi e, ancor più, di tramare contro Renzi. Col quale, dicono le voci di dentro del Pd, il patto di amicizia sarebbe a prova di complotto.

Ma la politica ha tempi e scenari imprevedibili. L'importante è non farsi sorprendere e lasciarsi travolgere dagli eventi.

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