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Martedì 26 Settembre 2017 | 00:26

La Caravella riprende
il mare verso Levante

La Caravella riprendeil mare verso Levante

MICHELE MIRABELLA

Ignoro se i 62, tra marinai e commercianti, che salparono da Bari, nel 1087, per Antiochia con carichi di semenze e cereali avessero delle mappe adeguate della Puglia da cui mossero la prua della Caravella.
Avevano utili forniture agiografiche e volenterosi piani di mistica razzia per la missione di santamente scassinare il Sepolcro di San Nicola di Mira, liberarne i mistici resti e farlo diventare San Nicola da Bari. Ma, forse, le mappe non erano fedeli alla natura dei luoghi e delle rive di questa nostra regione cosi spropositatamente lunga e bella. E ardimentosa, oltre che abitata da instancabili mercanti e gagliardi marinai.

La traslazione delle reliquie fu ideata e realizzata in un contesto storico problematico. La città, a seguito della conquista normanna attraversava un’aspra crisi con ingente calo delle attività commerciali. A questa si aggiungeva un deperimento d’identità politica, non risolto dalla ribellione del 1079, che aveva provocato la dura e umiliante  reazione di Roberto il Guiscardo. L’occupazione musulmana di Antiochia aveva assestato il colpo di grazia al commercio, essendo quella città il principale partner commerciale dei Baresi.

«Riportare» a Bari, le reliquie nicolaiane fu un’operazione geniale che rilanciò i negozi foranei dei baresi. La caravella ancora ne segnala la gloria e la fortuna. La panciuta e veleggiante caravella scelta come simbolo di un’altra idea, più pacifica e borghese, per il rilancio dei commerci del sud Italia: la Fiera del Levante. Direi come simbolo del Levante, anche senza Fiera, quel Levante che per noi Pugliesi è l’interlocutore geografico, è l’interfaccia culturale, la sponda altra con cui misurarsi e dialogare. Sin dai tempi che lambirono l’arcaicità del mito quando a muoversi per sete di conoscenza e per intraprendenza marinara furono altri naviganti, viaggiatori ansiosi non di reliquie, ma di fraternità.

A guardarla sulla mappa geografica la Puglia ha una forma strana: un tacco lungo di uno stivale sbilenco con uno sperone greve e proteso nell’acqua di carta tutta celeste di varie gradazioni. Una terra che ha nella forma il suo destino: si protende nel mare con una decisione ed una forza che sembrano suggerire una temeraria e implicita vocazione a spingersi oltre. Verso terra il suo confine non si chiude, ma è avido di terre vicine, della Basilicata sorella e del Molise cui contende immaginarie dogane e varchi amichevoli dopo le foci del Fortore. Antichi vagabondi e curiosi giramondo, i Greci raggiunsero le coste italiche e, con la foga del colonizzatore, ma, anche, spesso, con la bramosia del naufrago, hanno deposto le armi e dato di piglio all’aratro e alla rete unendosi ai sagaci e forti indigeni per dar vita alla civiltà che fece verdeggiare l’ulivo, la spiga e l’uva e fruttificare il mare pescoso di Orazio.

Scrutiniamo il pelago pugliese: dal confine a nord-est dei laghi garganici di Lesina e Varano fino a quello fatidico di Metaponto, scorrendo lungo le marine culminanti con il capo di Leuca, lo sguardo accarezza la mappa e rinnova il ricordo di una costa bellissima, sempre diversa e sempre suggestiva: la chiave d’accesso alla terra che racchiude. Come una riviera deve fare.
Per i naviganti dell’Oriente greco e, poi, per tutti quelli che si sono avvicendati a venire da noi, si spalancava uno scenario immenso di approdi, pretesti, richiami e scenari mirabilmente pronti a ripristinare gli orizzonti perduti delle patrie rissose o nemiche.

Si racconta che, spesso, i girovaghi di quel pelago interno che è il Mediterraneo, bighellonando tra bufere reali e mitiche sirene, razzie furenti e improvvise  e approdi fiabeschi, incontri divini e navigazioni burrascose, prima di trovare finalmente «Itache» nuove o città da fondare, scrutassero le coste per ravvisare, nella speranza degli sguardi rapaci, una qualche somiglianza con la terra nativa, un rinvio possibile della memoria per trasformare l’avventura in nostos (il viaggio di ritorno) e per sedare l’algos (il dolore) della lontananza.

Ecco le nuove Argo, Micene, Creta, Tebe, Corinto e Samo e Tessalonica, e Atene e Sparta rimembrate nelle coste ospitali dello sperone sghembo e ardito. Coste aperte al mare rude e cantatore che era l’Adriatico antico, coste che, se non offrivano sempre approdi facili e scontati, pure non lesinavano accoglienza. A pensarci, anche quello era un modo di andar per reliquie: i baresi muoveranno per negozi, ma, anche, per rintracciare la sacralità rituale della religione, gli antichi padri, e cercare «l’antica madre». Ricordate il Virgilio dell’Eneide? «Antiquam exquirite matrem», (Dardani irriducibili, la stessa terra che vi creò dalla stirpe dei padri, reduci vi accoglierà nel seno fecondo. Ricercate l'antica madre.) Sempre di nostos, del ritorno, si tratta.

Cosa troverebbero le vele greche se tornassero, oggi, in Puglia? Proviamo a riguardare la mappa e a studiare uno sbarco.
La pattuglia di cadetti Ateniesi che si spingesse sotto il Gargano e dintorni troverebbe cancelli inchiodati a difesa delle proprietà usurpate; i Corinzi che corressero la costa tra Mola di Bari e Punta Penne farebbero fatica a sbarcare tra le auto sulle dune, le considererebbero Lestrigoni inattaccabili e scapperebbero via. Anche la Caravella finirebbe nelle secche, dalle parti di San Giorgio dove pure fece sosta nel fatidico viaggio.

Il Cretese che cercasse le foci del torrente simile a quello di casa sua tra Santo Spirito e Palese troverebbe difficoltà ad approdare tra gli stabulari di cozze, ruderi di ristoranti a mare falliti a dieci metri dal pelo dell’acqua. Del torrente neanche il letto residuale: morto e sepolto nel cemento. Risalendone il corso, si dice che un mitico re Bitos abbia fondato Bitonto avendo trovato una straordinaria somiglianza paesaggistica. Armiamoci di pazienza, tenacia, rispetto della legge e riapriamo le coste, ripuliamo i meravigliosi litorali, buttiamo giù il cemento assassino. Chiamatele pure «grandi opere»!

Dove questo è stato fatto, noi pugliesi, abbiamo restituito al pianeta un orizzonte in più, magnifico, quello del paesaggio rispettato. Non bastassero il nostro interesse e il rispetto della Costituzione, lo vuole la storia e lo chiede il mito. La Caravella, dalla Fiera, riprenderà il mare. Verso Levante.

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