Venerdì 22 Giugno 2018 | 07:18

La trasfusione
più efficace
che serve al Sud

puglia spiagge

di LINO PATRUNO

La Puglia non è (ancòra) una California? «Per fortuna», commenta sul Corriere della Sera una lettrice milanese. Aggiungendo: da 40 anni amiamo questa terra proprio per la sua diversità. Il tutto dopo una intervista in cui Franco Tatò, ex grande capitano d’azienda, lamentava i pochi progressi delle strutture turistiche regionali. Pur essendone anch’egli frequentatore da vent’anni. E pur avendo avuto quest’anno la Puglia un boom di presenze che sembra smentirlo. Compreso un matrimonio da 25 milioni di dollari del quale parlano anche su Marte.
E però, dice Tatò, il wi-fi è poco diffuso (sui bus di Istanbul funziona benissimo). Il telefonino spesso non prende. Hotel di lusso rari.

Se si buca in agosto non c’è un gommista aperto. L’autostrada arriva a Taranto, la superstrada a Lecce e poi il nulla. E i super-yacht passano e vanno in Grecia e Turchia. Discorsi un po’ alla Flavio Briatore, a favore del turismo ricco unico a lasciare soldini sul territorio, al contrario del turismo maleducato dei giovani che bivaccano a Gallipoli. Ancorché il turismo ricco comunque ci venga, ma senza i clamori alla Billionaire. E d’accordo che aggirarsi sia in Salento che sul Gargano sia spesso una scommessa, a cominciare dalla segnaletica.
Ma il punto è la diversità della regione della quale parla la lettrice. Ciò che induce Aldo Cazzullo a rispondere che se la Puglia non è (ancòra) la California, non è neppure Disneyland. E soprattutto è una terra che si è ripresa la sua identità. Oggi un Domenico Modugno non passerebbe più per siciliano, né il foggiano Arbore sarebbe più scambiato per napoletano. Con infine Checco Zalone che è l’evoluzione della specie di Lino Banfi, facendo egli sempre lo Zalone anche nella pronuncia, ma facendolo con i settentrionali tanto più divertiti quanto più presi in giro.

Sembra un’appendice, ma è il succo di tutto. Compresa l’economia. Il dilemma cioè se cioè il Sud debba sforzarsi di essere un altro Nord, un diversamente Nord. O se la sua carta vincente (per ora nel turismo e dintorni) sia invece restare Sud. Convincendosi che la sua attrattiva maggiore è proprio il suo stile quotidiano spesso vituperato, insieme ovviamente alla grazia ricevuta di natura e storia. E che i suoi difetti sono molto meno difetti di quanto si creda, visto che chi ci viene non cerca di rivedere se stesso e il suo ambiente clonato. Ma cerca un senso della vita dalle sue parti smarrito.
Di sicuro qualcuno crederà di venire a farsi la settimana di vacanza tutto compreso nelle terre del «buon selvaggio». Ma la lettera della turista milanese conferma che l’attrattiva è altra. L’ospitalità che tutti sottolineano (diversa dall’accoglienza che è anche organizzazione). Le porte aperte (ora inevitabilmente un po’ meno). Il sentimento dell’amicizia. Il culto della famiglia (quello che secondo un presuntuoso sociologo americano è solo familismo amorale). La cucina, perché no. Compreso magari lo spaghetto aglio e olio a mezzanotte, tanto per tornare a quell’impunito di Zalone. Tutto quanto considerato la debolezza del Sud, il suo peccato originale. Ciò che gli impedirebbe di entrare nella modernità, manco fosse il Burkina Faso . Ciò che lo farebbe rimanere Sud.

E invece il Sud ha vinto proprio perché tutti cercano più Sud, non meno Sud. Al di là delle pecche che non sono solo terrone ma italiane, essendo i meridionali solo degli italiani più esagerati. Il Sud come ritorno a se stessi. Non è altro la strombazzata economia della condivisione che crede di aver scoperto l’acqua calda essendo invece un Dna del Sud dove non si è mai soli. Ed essendo il capitale sociale fatto non solo di buoni comportamenti pubblici, ciò che non sono gli scandali politico-finanziari soprattutto al Nord (mentre al Sud buttano la carta per terra). Ma Dna fatto anche di qualcosa che non sia solo economia. Essere valutati non solo per quanto si è produttivi, benché il Sud non stia alle palafitte. Ciò che non c’entra niente con le decrescite felici e onanismi affini. Sembra oscurantismo. E’ il futuro (benché senza illusioni).

Il fatto è che è lo stesso Sud ad aver bisogno di massicce trasfusioni di meridione. Perché il rischio è che il Sud se ne svuoti. E non solo perché i suoi ragazzi vanno via (come vanno via tutti i ragazzi d’Italia). Non solo perché non si fanno più figli. Ma per la perdita di una identità considerata una vergogna della quale liberarsi. Come il pregiudizio ha fatto finora credere. E come i meridionali hanno spesso creduto, succubi delle teorie (e dei poteri) dominanti. Quelli che fanno passare il Sud solo come malessere e malavita.
Poi arriva una milanese a far capire che il segreto è un altro. Il segreto è una vita civica e convissuta che da qualche parte c’è, nonostante tutti i problemi. Ecco perché si sceglie Puglia. Che non sarà (ancòra) una California. Ma l’essenziale è che resti se stessa.

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