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Giovedì 23 Novembre 2017 | 12:05

Emergenza

Basta ipocrisia e buonismo
sui migranti reclusi in libertà

EMERGENZA - Migrante in città

EMERGENZA - Migrante in città

Reclusi in libertà. Detenuti in attesa di libera uscita. Carcerati a piede libero. All’ossimoro di questa assurda e disumana condizione sono consegnati i profughi e gli immigrati, più o meno clandestini, che scorrazzano nella disperazione delle nostre città, strade, piazze e parchi pubblici, come fantasmi smarriti e vaganti.

C’è poi tanto da sorprendersi se qualcuno di loro – certamente una minoranza – si arruola nell’esercito clandestino della droga e della prostituzione? Oppure s’iscrive alla manovalanza della piccola o grande criminalità? Ovvero si dedica agli scippi, ai furti, ai borseggi, alle rapine o agli stupri?

Soltanto un impasto acido di buonismo e ipocrisia nazionale, un “amalgama malriuscito” come direbbe l’ex “lìder maximo” del Pd, può mistificare la durezza della realtà e rimuovere la catena di responsabilità, errori, colpe, inerzie e omissioni a cui abbiamo appeso la nostra cattiva coscienza. La questione dei migranti – un esodo biblico dai Paesi più poveri a quelli più ricchi e sicuri - non si risolve con le belle parole né tantomeno a colpi di slogan. Al di là della solidarietà, occorre una buona dose di pragmatismo per rispettare la loro dignità di esseri umani e i nostri legittimi diritti di cittadini.

Non possiamo evidentemente respingerli in blocco né accoglierli in massa. E allora, ricorriamo a quell’arte italica di dare un colpo al cerchio e uno alla botte: accoglienza e integrazione, innanzitutto; ma anche centri-lager dove recluderli, carceri a cielo aperto, case occupate abusivamente, respingimenti e – quando proprio non se ne può fare a meno, di fronte agli episodi più gravi di violenza o di criminalità – espulsioni quasi sempre tardive. Segnali incoerenti, contrastanti, contraddittori. La gestione dell’immigrazione richiede piuttosto efficienza e tempestività.

Ciò vuol dire in concreto capacità di organizzare, coordinare, dirigere questo flusso epocale. Occorre, insomma, una sorta di “Agenzia di collocamento” a livello sovranazionale, magari sotto l’egida dell’Ue, per orientare e distribuire i migranti che sbarcano sulle nostre coste. L’appello del Comune di Ventotene – “Qui pochi studenti, dateci i migranti” – è un segnale che evoca lo spirito dello storico manifesto “Per un’Europa libera e unita”, scritto proprio in quell’isola nel ’41 dai confinati Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni.

Non è tanto un problema di razza o di colore della pelle. Quanto di condizioni materiali di sopravvivenza. Senza lavoro, senza casa, senza un minimo di integrazione, è fatale che questo popolo di disperati manifesti prima o poi moti di rabbia sociale e di odio, in un contesto generale di emarginazione, sfruttamento, discriminazione.

Quello che è accaduto recentemente a Roma, in piazza Indipendenza, con le cariche della polizia per sfollare gli immigrati che avevano occupato un edificio e poi s’erano accampati nei giardini vicino alla stazione Termini, può accadere da un momento all’altro in qualsiasi piazza italiana. E purtroppo, potrebbero ripetersi anche altri stupri di gruppo come sulla spiaggia di Rimini.

Non certo per un’inclinazione naturale dei nordafricani a delinquere, ad aggredire e a violentare, ma proprio per la situazione estrema in cui si trovano a vivere; per l’abbrutimento a cui sono condannati; per la consuetudine con la barbarie a cui sono sottoposti.

Ha senz’altro ragione, allora, il ministro Minniti a temere per la “tenuta democratica” del nostro Paese. E tutti noi con lui. In un clima incandescente che tende ad arroventarsi ogni giorno di più, la reazione d’insofferenza popolare rischia di essere improvvisa e incontenibile.

Non possiamo continuare a ospitarli come profughi o migranti e poi trattarli da criminali. Né tantomeno rassegnarci all’idea che le nostre regole vengano violate impunemente in nome della fuga dalla povertà, dalla fame o dalla paura. Anche l’accoglienza ha un limite: la sicurezza dei cittadini italiani, cioè il diritto a difendere la propria libertà e a non veder invaso il proprio territorio da una massa di disperati ai quali non siamo in grado di offrire le condizioni minime di una sopravvivenza dignitosa e civile.

“Stop agli sbarchi”, dunque, come dice ora anche il segretario del Pd, Matteo Renzi. Se il governo non sarà capace di trasmettere un messaggio chiaro e forte di consapevolezza, di efficienza e di responsabilità, finirà per fare il gioco delle destre, dei populisti e degli estremisti, alimentando così la xenofobia e il razzismo strisciante. A quel punto, sarà peggio per tutti: a cominciare proprio dai profughi e dai migranti.

Giovanni Valentini

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