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Martedì 19 Settembre 2017 | 19:20

analisi e commenti

La nuova immigrazione
a doppio senso di marcia

nave Vlora

di GIANFRANCO DIOGUARDI

Ancora oggi, a quasi ottant’anni dal suo crollo, il deprecato regime fascista viene costantemente ricordato per essere giustamente condannato e messo al bando. Non così, invece, per la più recente disintegrazione dei regimi d’ispirazione comunista.

Ancora oggi, a quasi ottant’anni dal suo crollo, il deprecato regime fascista viene costantemente ricordato per essere giustamente condannato e messo al bando. Non così, invece, per la più recente disintegrazione dei regimi d’ispirazione comunista che l’intellighenzia del «politicamente corretto» e la corta memoria italica hanno dimenticato lasciando che “involva tutte cose l’oblio nella sua notte”, come ipotizzava Foscolo nei suoi indimenticabili Sepolcri.
Anche un singolare fenomeno che ci interessa più da vicino - la rinascita della Repubblica di Albania – non viene studiato al fine di trarre utili suggerimenti su molti dei problemi che ci stanno affliggendo.

La cortina di ferro che alla fine della Seconda guerra mondiale divise l’Europa dell’Est dai liberi territori dell’Ovest, ebbe il suo simbolo concreto nel Muro di Berlino, lungo 155 km, iniziato il 13 agosto 1961 e demolito il 9 novembre 1989, consentendo fra l’altro il 3 ottobre 1990 la riunificazione formale della Germania.
Enzo Bettiza (1927-2017), illustre giornalista inviato nella Mosca sovietica, senatore in Italia, prolifico scrittore di cose politiche dell’Est europeo, nato a Spalato, ha vissuto e sofferto in prima persona le vicende dell’allora Jugoslavia comunista dalla quale riuscì a fuggire per approdare in un campo profughi proprio a Bari, dove iniziò il suo Esilio (Mondadori 1996). In un altro suo libro Il Diario di Mosca (Mondadori 2000), così commenta le sue esperienze: “Avevo vissuto […] nella mia città natale [Spalato] il clima esplosivo del comunismo […] Già allora […] si preannunciava la pesante atmosfera che sarebbe durata in Jugoslavia fino al 1952-53 e che ricorda molto l’atmosfera sovietica […] Già allora […] cominciava a presentarmisi una questione che poi, ancora prima che venissi in Russia, doveva assillarmi spesso: perché il comunismo ovunque ha preso il potere, ha portato sempre con sé, insieme con la tecnica totalitaria che è antica e universale, anche un impoverimento e una restrizione della vita, perché ha imposto sempre, anche quando e dove non era necessario, un disagio fisico ai suoi sudditi, perché sempre li ha umiliati nel momento stesso in cui negava di farlo e anzi garantiva di riscattarli da una preesistente umiliazione?”
Le cadute della cortina di ferro e del muro di Berlino consolidarono il crollo della «religione» comunista – una religione che non ammetteva né dubbi né ripensamenti. Solo allora le nazioni d’oltrecortina approdarono a un libero sviluppo economico e sociale, rinnegando e sotterrando il giogo comunista che avevano sperimentato sulla propria pelle, mentre in Occidente – e soprattutto in Italia – i molti seguaci e teorici ortodossi di quella religione ideologica, orfani delle sue utopie, increduli e confusi, si misero alla ricerca di nuovi idoli da poter venerare con la stessa fideistica religiosità.

Politicamente l’intellighenzia occidentale scelse allora di orientarsi verso un buonismo e un egualitarismo a sfondo terzomondista da erigere a vera e propria ideologia, mentre ha cercato di soddisfare l’aspetto fideistico rivolgendosi verso religioni istituzionali: il cattolicesimo peraltro in via di forte socializzazione e l’islamismo portatore di rigidi, assoluti e vetusti valori non discutibili, da accettare fideisticamente con un consenso assoluto molto simile a quello imposto dal fanatismo religioso della dissolta realtà politica di stampo comunista.
L’occasione concreta per praticare i nuovi principi si è presentata con il fenomeno delle epocali migrazioni: masse di poveri derelitti cercano di trasferirsi dai territori più poveri del mondo verso le nazioni d’Occidente diventate simbolo di un benessere ritenuto - non si capisce perché - quasi usurpato e quindi necessariamente da ridistribuire o comunque da penalizzare. Un fenomeno che ha interessato e interessa in particolare l’Italia, facile terra d’approdo per entrare in Europa, e che peraltro si è trovata “di fronte alle esitazioni di mezza Unione Europea e all’ostilità dell’altra mezza” (Carlo Nordio, Il Messaggero dell’1/9/2017).

A Bari, l’8 agosto 1991, due anni dopo la caduta della cortina di ferro, la nave Vlora battente bandiera albanese sbarcò in condizioni drammatiche circa ventimila migranti provenienti dall’Albania ex comunista. Inaspettati, furono accolti e assistiti da Enrico Dalfino, un Sindaco splendido, d’immensa umanità e di straordinaria umiltà che purtroppo dovette subire aspre rampogne dall’allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga – il quale successivamente giustificò il suo operato come monito utile per dissuadere l’Albania da ulteriori invii di migranti. Quello storico sbarco fu il primo e quanto a dimensione il più significativo episodio di una ondata migratoria verso l’Italia oggi divenuta usuale.
Quei profughi fuggivano da un’Albania che dal 1944 al 1990 aveva vissuto uno Stato comunista estremamente isolazionista, stalinista, antirevisionista sotto la dittatura di Enver Hoxha, e dal 1985 del suo successore Ramiz Alia. I pugliesi ricorderanno «Radio Tirana» che con voce stridula e sempre concitata diramava a tutte le ore, in italiano, insolenti invettive contro il nostro «regime» definito antidemocratico.

A seguito al crollo della cortina di ferro l’Albania diventò libera repubblica proprio in quel fatidico 1991. Ventisei anni dopo l’epico sbarco della Vlora, quella nazione ha completamente dimenticato il regime di Hoxha, sostituito da un sistema politico parlamentare ed economico di tipo liberistico che ha ripristinato la proprietà privata; ed è poi diventata membro della NATO e diversi suoi siti archeologici sono stati patrocinati dall’UNESCO – soprattutto, ha riacquistato il senso dello Stato e di nazione sovrana tesa a proteggere il concetto di libertà.
Oggi in Albania è in atto una straordinaria ripresa economica che vede lo sviluppo di infrastrutture stradali, ferroviarie, alberghiere e una grande attrazione di investimenti internazionali grazie appunto alla rapida evoluzione economica del paese, agevolata da una avanzata industrializzazione accompagnati da elevato sviluppo culturale, importante stimolo ai processi di crescita a sostegno del quale proprio la nostra regione è intervenuta da protagonista con importanti accordi e scambi per accelerare il progresso educativo in particolare nell’ambito della formazione universitaria dove si sono direttamente impegnate la nostra università e in particolare il Politecnico barese.

La capitale Tirana e le principali località albanesi sono diventate mete privilegiate del turismo internazionale che ha fatto registrare un incremento davvero impressionante di visitatori. Francesca Nunberg su Il Messaggero (31 agosto 2017) così invita ad andare “Sull’altra sponda dei nostri mari”: “Questo piccolo mondo antico incastrato tra i Balcani, l’Adriatico e lo Ionio offre una vacanza inconsueta” e quindi presenta l’Albania come “il paese delle aquile e delle Mercedes: se le prime bisogna cercarle verso Est sul lago di Ocrida, uno dei più antichi della terra, le altre impazzano ovunque. Tutti le vogliono: nuove, accessoriate e soprattutto pulite”. Su La Repubblica Bari, Silvia Dipinto ha osservato: “invertire la rotta degli sbarchi – ora la Puglia invade l’Albania” dove “vivono un boom, come l’Italia negli anni Settanta – ecco perché rappresentano una meta e una opportunità” di lavoro e di investimenti esteri in forte incremento. E ancora la Nunberg, ricordando i tanti siti albanesi diventati patrimoni dell’Unesco, racconta che “se l’Albania guarda all’Europa, di bunker [migliaia costruiti durante il governo comunista] se ne vedono ancora a centinaia, trasformati in bar, fienili, gallerie d’arte, quelli sulle spiagge i bambini li usano per fare i tuffi”.

Uno strano fenomeno, questo dell’Albania, e soprattutto inusuale la rilevante inversione migratoria – un fenomeno che forse, a ben riflettere, potrebbe dare utili suggerimenti per le drammatiche situazioni che oggi ci interessano da vicino nonostante la recente, ottima e impegnativa azione del ministro Marco Minniti – applaudita e lodata all’estero ma già in Italia oggetto di sofistiche, inutili critiche da parte della sempre noiosamente presente intellighenzia radical chic.

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