Cerca

Venerdì 24 Novembre 2017 | 17:31

Più ombre che luci nella «Buona scuola»

di Mimmo Giotta
Più ombre che luci nella «Buona scuola»
di Mimmo Giotta

La Buona Scuola di Mattero Renzi segna il passo. Tra occupazioni, un rito stantio che si perpetua da sempre, contestazioni dei docenti precari e ritardi nell’attuazione della legge 107, sembra aver perso lo smalto inziale. Le attese di docenti, famiglie e studenti sono state realizzate solo in parte. Il buono di una riforma fortemente voluta dal Governo parla di 90000 docenti assunti nell’ultimo anno (8000 in Puglia), messa in sicurezza di alcuni edifici scolastici, bonus di 500 euro ai docenti, tentativi di informatizzare tutto il sistema, progetti di formazione per gli insegnanti, l’attivazione dello scuola- lavoro. Tante cose però sono rimaste ancora confuse e in sospeso.

Innanzitutto l’organico potenziato, un oggetto misterioso non ancora disvelato. La posizione dei docenti assunti della Fase C è ancora precaria. Hanno preso servizio, ma in tanti non rispondono alle esigenze delle scuole, costrette e rifare il piano di offerta formativa. Nel migliore dei casi sono ancora impegnati in alcuni progetti o in piccole supplenze. Sarebbe bastato ridurre a venti gli alunni nelle cosiddette classi pollaio (da venticinque a trenta alunni in alcuni casi) per assicurare dignità agli insegnanti nelle loro classi di concorso e migliore agibilità didattica.

Il concorsone per 63700 posti destinato agli abilitati, è ancora una promessa. La data del primo dicembre non è stata rispettata. Se non dovesse partire nelle prossime settimane, l’assunzione dei docenti per l’anno scolastico 2016\2017 potrebbe essere rinviata. Ormai è assodato che il Governo ha legato la riforma delle classi di concorso al nuovo bando di concorso a cattedra. Chi ha lavorato bene in questo periodo particolarmente complesso sono gli Uffici Scolastici. Hanno dovuto dare attuazione a tutte le indicazioni del Ministero in tempo reale , lavorando giorno e notte, assicurando ben 8000 assunzioni alla nostra regione, l’assegnazione delle supplenze e il funzionamento delle scuole.

Differente è lo stato delle ristrutturazioni degli edifici scolastici. Tante le risorse stanziate (oltre un miliardo) ma i lavori proseguono a rilento per i problemi burocratici che rallentano l’assegnazione dei lavori e per l’enormità dei permessi da richiedere (nonostante le nuove norme emanate dal Governo). Lentamente però ci si avvia verso una scuola sicura e moderna.

La figura del Dirigente, spauracchio di tanti docenti, per l’eccessivo potere nelle sue mani (chiamata diretta, valutazione dei docenti e assegnazione di un premio in denaro per esempio) sembra aver sbloccato lo stallo di una scuola ancora vincolata a vecchie e lontane liturgie, fatte di concertazione, incontri sindacali, illicenziabilità, appiattimento delle retribuzioni. Il dirigente, che sarà valutato a sua volta, è completamente responsabile in piena autonomia della gestione (organizzativa, finanziaria e didattica), della sua scuola. Certo i casi di nepotismo non mancheranno, ma la scuola dovrebbe funzionare meglio. Le note dolenti partono come al solito dai precari non ancora assunti e dai supplenti.

In Puglia sono oltre 1500 i lavoratori precari della scuola che hanno preso servizio dal mese di settembre ma che non hanno ancora percepito il primo stipendio. Il ping pong tra Ministero dell’Economia e della Pubblica Istruzione non fa presagire nulla di buono. La protesta sta montando. Le regole della mobilità da concordare con i sindacati sono ancora confuse. Il trasferimento, infatti, comporterà la perdita della titolarità dalla sua scuola per assumere quella dell’ambito territoriale ancora tutto da determinare.

Per i neo assunti la legge prevede ben tre diversi trattamenti, con disparità ingiustificabili tra assunti da concorso o dalle GAE; avremo docenti bloccati forzosamente lontano da casa, altri che rischieranno di finirci, assegnati in una qualunque delle 100 province italiane. Gli assunti della fase zero e B non potranno chiedere il trasferimento, gli altri, compresi quelli assunti nella fase C della Buona Scuola e quelli prima del 2014\2015, saranno destinati agli ambiti a disposizione dei Presidi che dovranno conferire loro incarichi triennali. Servono strumenti normativi adatti a una situazione straordinaria, sostengono i sindacati. Si corre il rischio di doversi trasferire anche non volendolo.

Le sedi assegnate quest’anno sono, infatti, provvisorie. Diventeranno definitive solo il prossimo anno con la definizione degli ambiti, oggetto di contenzioso così come la chiamata diretta dei Presidi. La regione Puglia, ha impugnato la legge 107, sostenendo che spetta alle Regioni, non allo Stato procedere alla loro definizione. Si stanno raccogliendo le firme per un referendum abrogativo di alcuni punti della 107 (ambiti e chiamata di retta), promosso da Scuola della Repubblica una associazione di insegnati precari8 Scuola della Repubblica). Una situazione insomma che si annuncia caotica.

In compenso il  dirigente  scolastico proporrà gli  incarichi  ai  docenti  di  ruolo  assegnati  all'ambito territoriale di riferimento, prioritariamente sui posti comuni  e  di sostegno, vacanti e disponibili, al fine  di  garantire  il  regolare avvio delle lezioni. Come dire per i neoassunti il sogno di una cattedra potrà realizzarsi solo se il Dirigente vuole, tenendo conto sulla carta delle candidature presentate dai docenti medesimi seguendo professionalità e curricula. Tutto questo genererà concorrenza tra scuola e scuola nell’accaparrarsi di docenti, mentre saranno in tanti ad accontentarsi del posto all’interno del Piano di offerta formativa Le proteste dei Sindacati sembrano essere attenuate.

La buona scuola, a loro dire, non va per l gerarchizzazione dei ruoli che attenta alla libertà di insegnamento , la scuola azienda, la titolarità e responsabilità dei docenti nei confronti degli alunni, la chiamata diretta dei docenti da parte dei dirigenti scolastici, i metodi di valutazione degli insegnanti, la disparità di trattamento tra gli assunti, le forme di finanziamento e di incentivazione. Nessuno ha pensato che una vera riforma deve partire sì da docenti preparati e ben pagati e dalle scuole sicure, ma anche da programmi innovativi che rompano con gli schemi del passato ed introducano con chiarezza elementi che possano avvicinare la scuola al mondo del lavoro ed assicurare un futuro migliore ai nostri giovani. Come dire che la riforma doveva partire dai cicli e dai loro programmi, adeguandoli alla realtà globale delle scuole e delle università, che in Cina e in India creano innovazione e ricchezza.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Altri articoli dalla sezione