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Giovedì 23 Novembre 2017 | 18:02

Se il clima non è solo una questione di co2

di Michele Partipilo
Se il clima non è solo una questione di co2
La Conferenza sul clima in corso da due settimane a Parigi volge al termine: oggi dovrebbe essere presentato e votato il documento conclusivo. Come tutti gli accordi, si regge sulla mediazione fra interessi e prospettive confliggenti e dunque tutti i protagonisti resteranno moderatamente delusi. Anche la Puglia ha avuto il suo quarto d’ora di celebrità nella capitale francese richiamando l’attenzione sull’inquinamento prodotto dal carbone e chiedendo – fra le altre cose – la riconversione a gas della centrale Enel di Brindisi. Una posizione evidentemente innovativa rispetto al passato, quando la stessa Regione si oppose in ogni modo alla realizzazione di un rigassificatore al largo della stessa città. A lavori già avviati e dopo 11 anni di trattative e burocrazia e un’inchiesta della magistratura la British gas rinunciò al progetto. Però i tempi cambiano.

In materia ambientale si assiste a una paralizzante radicalizzazione delle posizioni. Da una parte ci sono gli ambientalisti duri e puri pronti a tornare alla civiltà preindustriale, dall’altra i fanatici della devastazione naturale.

Nel mezzo uno sparuto gruppo che sostiene lo sviluppo sostenibile, una tautologia che mai nessuno è riuscito a spiegare fino in fondo giacché, se uno sviluppo è insostenibile forse non è neppure un vero sviluppo. Ciò che però spaventa di più nella nostra regione non è tanto lo sfruttamento delle risorse o l’inquinamento prodotto da attività industriali, quanto le pessime pratiche legate soprattutto alla brama di fare soldi. Dal ciclo di rifiuti alle disastrose condizioni dell’Ilva non c’è attività inquinante che non abbia alla base la fame di denaro. Prima che i veleni dei processi industriali vanno forse combattuti i veleni dell’animo umano. Dietro ogni discarica inquinante c’è un malaffare, dietro ogni emissione di fumi c’è una mancata precauzione, dietro ogni costruzione illecita c’è una corruzione. Insieme all’ambiente naturale c’è un altro ambiente da bonificare.

La sera dell’Immacolata a Roma c’erano oltre centomila persone ad assistere allo spettacolo di luci e suoni donato a papa Francesco per l’apertura del Giubileo. Erano il doppio di quelle che la mattina avevano partecipato alla solenne apertura dell’Anno Santo: chissà, forse per l’ora più comoda, forse per il venir meno della paura di attentati o forse solo per il fascino dello spettacolo. Fatto sta che a decine di migliaia sono rimasti incantati davanti a immagini di animali e di scenari naturali proiettate sulla facciata della Basilica di San Pietro. I sentimenti e le emozioni hanno un peso forte nelle scelte degli uomini. E così fra suggestioni mediatiche e riferimenti al nome scelto da papa Bergoglio e alla sua enciclica Laudato si’sembra diffondersi se non una coscienza, una maggiore consapevolezza sui problemi dell’ambiente. C’è però qualche stonatura.

Innanzitutto è sempre pericoloso confondere la scienza con la fede. L’enciclica di Bergoglio non è e non può essere un testo scientifico. Così come non lo era il Cantico delle creature di San Francesco, che pure oggi assurge a icona di ogni pretesa ambientalistica. Il tema del riscaldamento globale prodotto dalle attività umane è peraltro uno dei più controversi argomenti anche fra gli scienziati, complice il fatto che a fronte di una vita di milioni di anni della Terra, noi abbiamo la possibilità di monitorare solo qualche decennio.

Se allora è impensabile arrestare il progresso e lo sviluppo, accanto alle questioni strettamente ambientali bisogna affiancare sempre quelle morali. Se una discarica è costruita e gestita bene, l’ambiente non ne risente. Se i rifiuti pericolosi vengono smaltiti correttamente e non interrati nei campi, l’ambiente non ne risente. Se le emissioni delle industrie vengono tollerate o, peggio, camuffate alterando i dati, non è un problema dell’ambiente. La conferenza sul clima va bene, ma facciamone anche una sulla responsabilità dell’uomo verso il suo futuro, ma vista sotto il profilo degli abusi legati a malvagi interessi economici e di potere. In fondo il movimento ambientalista ha avuto una grossa spinta proprio dalle considerazioni sull’etica della responsabilità di Hans Jonas, che era un filosofo e non uno scienziato. Del resto anche a Parigi è emerso che le questioni ambientali in realtà riguardano più problemi: la fame nel mondo, lo sviluppo, l’eguaglianza, i regimi dittatoriali, insomma c’è la vita delle persone all’interno delle dispute ecologiche. E questo non può essere solo un problema di Co2. 

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