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Domenica 24 Settembre 2017 | 03:29

Uno sciopero contro lo stupidario dei tempi moderni

di Enrica Simonetti
Uno sciopero contro lo stupidario dei tempi moderni
di Enrica Simonetti

Ci sono notizie di fronte alle quali ci sentiamo impotenti. Ma non lo siamo sempre. Prendiamo il caso, aberrante, di questi bulli salentini che hanno seviziato, vessato, ingiuriato e legato a un cancello un tredicenne portatore di handicap. Un orrore da loro perpetrato e poi filmato. Cosa mai potremmo fare noi, più che leggere e commentare con un generico sospiro? Una cosa sola, forse: uno sciopero. Sì, un’azione «rivoluzionaria» in questi tempi così livellati verso l’inerzia: facciamo uno sciopero contro il dirty-web, contro lo stupidario dei video e della Rete che ci circondano ad ogni istante. Uno sciopero, perché come diceva Vasco Pratolini in tempi ben lontani dalla nostra era internettiana, lo scioperante è colui che ha capito la sua condizione di sfruttato. E noi siamo ormai alla mercè della violenza virtuale, viviamo bombardati da immagini virtuali che dai social e dai gruppi di ogni diavoleria elettronica arrivano alla nostra testa, svuotata ormai di ogni reazione. Anzi no, un’azione la compiamo: apriamo il file, lo facciamo di continuo, ci trastulliamo con l’irreale.

Guardiamoci intorno. Viviamo l’epoca della «sindrome da testa bassa», quella in cui ogni momento libero (e non) è dedicato allo smartphone e alla tonnellata di idiozie che esso spesso ci consegna. Certo, ci sono anche tutti i lati positivi del web, tutte le distanze accorciate, tutte le letture e le informazioni irradiate, ma quante sono tra queste le ignobili fesserie? Facciamo un calcolo, guardiamo nel nostro cellulare, nel nostro tablet, nella nostra coscienza virtuale. A testa inclinata viviamo una vita «parallela» in cui l’immagine ci parla, il «mi piace» ci perseguita. È una pratica che accomuna adolescenti e professionisti, genitori e figli, nonni e badanti.

Pare che i ragazzi autori della terribile persecuzione nei confronti del bambino disabile abbiano immediatamente «postato» la loro bravata e non è la prima volta che questo accade. C’è un mondo junior - ma pure senior - in cui la collezione di orrori filmati trova una larga tifoseria. Viene quasi da pensare che certe storie nascano proprio dalla voglia di diventare un film da condividere, per scioccare, per coltivare quell’attitudine ancestrale al crimine che è insita nell’uomo (ma che diventa evidente solo in alcuni, per fortuna). I due ventunenni del Leccese finiti in carcere per aver tormentato il ragazzino disabile hanno pensato di catturare in un video la scena del poveretto «torturato», la sua paura, legato ad un cancello distante da ogni umanità.

Questo video, pubblicato e finito sul cellulare di una compagna di classe che ha avuto l’idea di mostrarlo ai genitori, ha permesso di scoprire la vicenda. Ma, al tempo stesso, ci permette di capire che la «rivolta» deve partire da noi, fruitori (in)consapevoli di inezie e di orrori gratuiti, da noi che disperdiamo la nostra vera ricchezza - e cioè il Tempo - lasciandoci travolgere dall’imbecillità virtuale. Ecco perché è arrivato il momento dello sciopero, della voglia di reagire a questo vuoto di saggezza. Uno sciopero dalla stupidità che potrebbe durare un’ora, un giorno, una vita. Non inoltriamo «barzellette»: parliamoci, torniamo a guardarci negli occhi. Forse non servirà a cancellare i bulli, ma ci aiuterà a non cancellare noi stessi.

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