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Per piacere, muti come vuole Muti

di Valentino Losito
Per piacere, muti come vuole Muti
di VALENTINO LOSITO
Muti. Nel cognome del Maestro c’è l’imperativo categorico che ben conosce chi frequenta i teatri d’opera ai quali, come ad ogni tempio che si rispetti, si addice il silenzio, specie durante la sacra rappresentazione della musica.

Ho ancora nella mente il silenzio, profondo, austero, ma anche carico di attesa che ascoltai, molti anni fa, nell’Arena di Verona prima dell’inizio di “Aida”. Per le note, come per le parole, il silenzio è il grembo di quelle destinate ad essere davvero ascoltate. E’ come se la musica, come la parola, esca dal silenzio e desideri ritornarvi. Parola e silenzio, musica e silenzio, sono due momenti della comunicazione che devono equilibrarsi e integrarsi.

Non è quello che accaduto alcune sere fa ad Altamura, la “leonessa di Puglia” che per la riapertura, dopo oltre vent’anni, del glorioso Teatro Mercadante, ha fatto le cose in grande “scritturando”, per lo storico evento, il grande Maestro.

Ma l’esuberante gioia un po’ strapaesana, l’atmosfera già natalizia, e il clima di festa hanno finito per “profanare” la sacralità del teatro, dove, il trillare e luccicare di telefonini, gli applausi sempre un po’ goffi e fuori tempo e, pare, anche un olezzo di leccornie, hanno creato un’atmosfera che ha ricordato quella creata dagli anarchici musicanti descritti da Fellini nel film “Prova d’orchestra”.

Un po’ troppo per la pazienza del Maestro Muti che, alla fine, ha usato la sua mitica bacchetta per apostrofare i presenti e gelarli con queste parole. “Spero che questo sia un Teatro per menti e non per ricevimenti”.

Il Maestro Muti ha iniziato ad amare la musica al suono delle bande di paese che lo hanno affascinato durante la sua infanzia vissuta a Molfetta, dove il nonno Nicola lo portava con sé per ascoltare le marce funebri alle processioni della Settimana Santa. Sa bene che nel Sud la passione per la musica è cresciuta, durante le feste dei Santi patroni, all’ombra delle meravigliose casse armoniche, tra nocelle e spumoni, e le variopinte e vocianti piazze di paese erano i teatri della lirica dei poveri.

Per oltre 150 anni le bande musicali del Sud d’Italia, in particolare della Puglia, sono state un grande laboratorio in cui si sono formati direttori, Pietro Mascagni fu direttore della banda di Cerignola, compositori e grandi strumentisti a fiato: Severino Gazzelloni fu a 12 anni primo flauto nella banda di Taranto.

Uno dei meriti più grandi delle “bande” è stato quello di aver diffuso la cultura sinfonica ed operistica dei grandi autori europei e, in particolare, italiani presso vasti strati della popolazione meridionale. Infatti, la presenza dei teatri soltanto nelle città più grandi e l'impossibilità di accedervi da parte di gente per lo più povera ed emarginata, consentirono alle bande di diffondere di piazza in piazza, di paese in paese, da qui il nome di “bande da giro” le arie più conosciute del “bel canto” operando così una vera e propria rivoluzione musicale.

Le piccole e colorite sbavature della peraltro molto apprezzata serata altamurana, certo non potranno intaccare il forte legame tra il Maestro, il Sud e la sua grande tradizione musicale. Anche se c’è da giurare che al prossimo concerto diretto dal grande “don Riccardo” gli spettatori lo ascolteranno come il Maestro desidera e pretende. Restando…Muti.

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