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Giovedì 21 Settembre 2017 | 19:45

Il «nuovo inizio» proposto dal Colle a tutti gli italiani

Il «nuovo inizio» proposto dal Colle a tutti gli italiani

di Michele Cozzi

Il salotto di casa e il presepe napoletano alle spalle. Una location familiare, da citttadino tra i cittadini. La «prima» televisiva del presidente Mattarella è un concentrato di sorprese, sia nella forma, sia nei contenuti. Un discorso «caldo», dedicato alla laboriosità e all’orgoglio degli italiani.

Finora la presidenza della Repubblica si è caratterizzata, in continuità con Napolitano, per un mix teso a valorizzare sempre più le Istituzioni, ma anche con un’attenzione, senza sconti, ai problemi del Paese. Così se il presidente Renzi, nella conferenza stampa di fine anno ha raccontato la sua «narrazione» del Belpaese, rimarcando - come è logico dal suo punto di vista - gli aspetti positivi, la pars costruens, l’«inquilino» del Quirinale ha unito la doppia dimensione: i problemi e la speranza.

Le nubi e le schiarite. Emerge così un’immagine più completa del Paese, sicuramente più vicina alla percezione che gli italiani hanno di questa fase storica, in cui convivono i tentativi di «raddrizzare la barca» e i morsi di una crisi, economica, politica e persino democratica (basti pensare al terrore del fondamentalismo islamico) che incombe sulla vita dei cittadini.

Mattarella evidenzia una sorta di neocentralità della politica come capacità di dare risposte alle fasce più deboli della società. Così ieri, tornando sulla questione dei migranti già affrontata nel discorso di fine anno, ha parlato dei bambini morti definendoli «testimoni muti di un fallimento drammatico» nel messaggio inviato al Papa in occasione della giornata mondiale della pace. Non è per nulla una frase retorica. Anzi, è ricca di senso politico. Poiché mette sotto osservazione il modello, il «canone occidentale». I figli dell’illuminismo e della democrazia che non riescono a fronteggiare e governare le migrazioni di uomini, donne e bambini che chiedono di «esistere».

Così come è fortemente innovativo il riferimento, nel discorso di fine anno, al ruolo fondamentale delle donne in tanti settori nevralgici della vita pubblica. Eppoi, il lavoro, i nostri giovani costretti a cercare fortuna all’estero e il Mezzogiorno.
Finalmente. Il tema del Sud che riemerge con forza nel dibattito pubblico. Senza piagnistei e logiche sterilmente rivendicazioniste. Con il giusto sentimento, verso una parte fondamentale del Paese che non può accontentarsi di un elenco di provvedimenti che tardano a produrre i primi frutti. Dice il presidente che «senza una crescita del Meridione l’intero Paese resterà indietro». 

Mattarella parla al «cuore degli italiani», come riconosce Renzi, al loro orgoglio, ma non nasconde che ogni cittadino ha il dovere di fare la sua parte, di contribuire nel proprio microcosmo, con un rinnovato senso civico, alla rinascita complessiva del Paese.
Il discorso è piaciuto a quasi tutto lo schieramento politico. Anche perché il presidente si è tenuto doverosamente lontano da qualsiasi riferimento allo scontro tra i partiti o all’attività del Parlamento. Nonché dalle riforme «rivendicate» dal presidente del Consiglio. In continuità con il suo modo di intendere il mandato nella più assoluta imparzialità.

Consensi al discorso di Mattarella, con lievi mutazioni di tono, da sinistra a destra. Ad eccezione di Grillo. Che ha tentato, con scarsi risultati, di inventarsi un «contromessaggio». Tutto nel suo stile. Nulla di nuovo.

La politica italiana, nei prossimi mesi, sarà chiamata ad affrontare sfide impegnative per cercare di dare «corpo» ai segnali di ripresa che non mancano. Ma non basta. Sarebbe auspicabile una maggiore unità, almeno sulle questioni fondamentali. Ma è realistico non contarci molto. Per questo l’invito di Mattarella a tutti gli italiani a contribuire, ognuno nel proprio quotidiano, a un nuovo inizio.

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