Domenica 24 Giugno 2018 | 03:14

Rispunta la bocciatura per i «cattivi ragazzi»

voto

Cosa rimarrà della Buona Scuola di Matteo Renzi? Il professor Giuseppe Conte, nuovo presidente del Consiglio, ha parlato di criticità su cui si vuole intervenire senza specificare quali.
Il neo ministro della Pubblica Istruzione Marco Bussetti, già provveditore a Milano dovrebbe conoscere la macchina, ma difficilmente potrà aderire alla rivoluzione prevista dai suoi vicepresidenti del consiglio. Della Buona Scuola, a sentire Salvini e Di Maio però, rimarrà ben poco: si penserà alle modifiche non appena sarà approvato il DEF.

Nuova rivoluzione? Per ora solo promesse: più severità per gli studenti, valorizzazione dei docenti per i quali sarebbe previsto anche l’ aumento dello stipendio e per chi pur di insegnare si è trasferito in altre regioni, in vista il rientro a casa. Intanto i n cantiere è già il provvedimento che riguarda le 45000 maestre sprovviste di laurea, cancellate dalle graduatorie da una sentenza della Cassazione. Potranno continuare ad insegnare grazie al decreto in preparazione. Se per il movimento 5 stelle è fondamentale innalzare l’investimento per l’istruzione di oltre due punti percentuali rispetto al prodotto interno lordo, per la Lega invece la rivoluzione dovrà essere più incisiva.

RESPONSABILITA' - I due vicepremier concordano nel ridurre poteri e le responsabilità dei dirigenti scolastici a cominciare dalla chiamata diretta. Da rivedere poi, i criteri con cui vengono assegnati i bonus premiali e i 500 euro annui destinati alla formazione obbligatoria. Per la lega bisognerebbe anche mettere mano ai cicli scolastici. In discussione anche l’ obbligatorietà dell’alternanza scuola lavoro e per quanto riguarda i docenti, questi dovrebbero essere assunti con concorsi si base regionale secondo il principio della territorialità. Per gli studenti si prospettano tempi difficili. Chi non studia o fa il bullo o peggio ancora chi aggredisce i docenti va incontro a pene severe, compresa la bocciatura. Lo scarso impegno e i comportamenti scorretti, secondo la lega , devono essere fermati sul nascere. Di qui l’ipotesi di approvare strumenti normativi e legislativi idonei a supportare chi studia, ma senza rinunciare  all'effetto deterrente della ripetizione dell'anno. Per la lega bisognerebbe anche mettere mano ai cicli scolastici, a cominciare dalla primaria e dalle medie che andrebbero unificate. Per queste otto stagioni di studio previsto il “maestro e professore prevalente”. Questi dovrebbe occuparsi delle materie principali (italiano, storia, geografia, scienze) e seguire la classe per tutta la durata degli studi. Verrebbe affiancato dagli insegnanti delle materie specifiche (matematica, lingue, discipline sportive, discipline artistiche, musica).

La Lega vuole abrogare la regola secondo cui dopo 36 mesi da precario, senza assunzione definitiva, il docente non possa proseguire nell’insegnamento. Per le maestre diplomate che rischiano di non poter più insegnare dopo una sentenza sfavorevole del Consiglio di Stato, la Lega individua la soluzione in una modifica legislativa che estenda anche a queste il principio della “graduazione”, oggi previsto solo per la scuola secondaria. Abilitati dell’infanzia e della primaria andranno inseriti in un elenco che diverrà una sorta di terza gamba rispetto alle graduatorie ad esaurimento e a quelle di merito del concorso 2016. Le Regioni godranno di maggiore autonomia sul piano organizzativo. Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia e Lazio cominciano già ad agire autonomamente. Hanno inserito nella discussione del negoziato sull’autonomia, fra le funzioni che lo Stato delegherà alle Regioni, anche la determinazione di un organico regionale in relazione alla necessità delle scuole. Le regioni potranno istituire un fondo per gli organici che potrà essere utilizzato nel caso di organico aggiuntivo. L’intesa firmata tra Regioni e Stato ha durata decennale, ma dovrà ancora essere resa operativa attraverso un legge nazionale. 

ALLARME - Nell’attesa scatta l’allarme per la mancanza di dirigenti scolastici in Puglia. Giovanni Verga , segretario regionale della UIL denuncia che nel prossimo anno scolastico ben 125 scuole pugliesi sulle 656 saranno gestite da presidi part time. Ancora una volta, secondo Verga a farne le spese sarà la qualità dell'offerta didattica e il regolare funzionamento delle scuole, tra dirigenti costretti a sdoppiarsi tra sedi diverse con continui spostamenti. Di qui l’appello al nuovo Ministro dell'Istruzione affinché ”intervenga direttamente per restituire dignità alla Scuola meridionale e pugliese e ai suoi lavoratori, mettendo fine alla politica scellerata dei tagli scriteriati e condividendo finalmente con le parti sociali un percorso virtuoso che punti alla qualità di un servizio vitale per il futuro del Paese e delle nuove generazioni, l'unico che può accorciare la forbice del divario tra Nord e Mezzogiorno". Per il momento il Governo si limita alle promesse. Per fare quello che Salvini e Di Maio promettono, servono risorse e non solo belle parole e buona volontà.

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