Martedì 19 Giugno 2018 | 10:07

Dall'opposizione al Governo il passo non sarà breve

Dall'opposizione al Governo il passo non sarà breve

Giovanni Valentini

Chi sperava o temeva, a seconda dei punti di vista, che Giuseppe Conte nelle sue dichiarazioni programmatiche al Parlamento si appiattisse sul “contratto di governo” sottoscritto da Luigi Di Maio e Matteo Salvini, sarà rimasto in entrambi i casi deluso. All’insegna di un populismo pragmatico e concreto, il neo-presidente del Consiglio ha mostrato invece nell’aula del Senato un carattere e una risolutezza che forse non molti gli accreditavano. E alla fine il suo discorso d’investitura, oltrepassando la durata di un’ora, è risultato più ricco di contenuti e carico di propositi rispetto alle attese della vigilia.
Non è stato, quello di Conte, un intervento strettamente tecnico. Il professore-premier s’è rivelato anzi un politico appassionato, un uomo e un cittadino ispirato da un forte senso di responsabilità e d’impegno civile.

Insomma, il capo di un governo che ormai si potrebbe ribattezzare “tecno-politico”, perché riunisce nella sua figura doti di competenza e qualità comunicative.

Attraverso questo discorso programmatico, il “vento nuovo” del cambiamento ha fatto irruzione così nelle aule parlamentari, riscuotendo dai banchi della maggioranza a Palazzo Madama numerosi applausi a scena aperta, e perfino una standing ovation sul tema della lotta alle mafie, ma anche un applauso generale di tutta l’assemblea nel ricordo del giovane bracciante di colore ucciso a fucilate nei giorni scorsi in Calabria. Con l’equilibrio e la capacità di mediazione che gli vengono generalmente riconosciuti, il neo-presidente del Consiglio s’è attenuto rigorosamente agli obiettivi del “contratto di governo”, cercando di conciliare le promesse elettorali dei Cinquestelle (reddito di cittadinanza) e quelle della Lega (flat tax); la fedeltà all’alleanza atlantica e l’apertura alla Russia; i diritti sociali e i diritti civili. Non ha fornito indicazioni di merito su questi punti, restando nel vago sui numeri e soprattutto sulle scadenze, ma in compenso ha sciorinato una lunga serie di impegni – dall’abolizione dei privilegi della politica alle norme sulla violenza sessuale – che appartengono all’orizzonte di un governo di legislatura, nella speranza di non passare dal libro dei sogni a quello degli incubi.

Conte non ha mancato in chiusura di fare un appello all’opposizione, chiedendo che sia “costruttiva e leale” nel rispetto dei ruoli. E bisogna dire onestamente che il tono non è apparso rituale. Ma è chiario che il professore-premier dovrà fare i conti innanzitutto con la sua maggioranza, per tentare di stabilire un clima più disteso e composto nei rapporti con le forze di minoranza che non gli hanno accordato la fiducia.

Non c’è dubbio infatti che l’eterogeneità dello schieramento giallo-verde, costituito da due forze diverse e contrapposte come il Movimento 5 Stelle e la Lega, rappresenti un’incognita e un punto di debolezza. E così pure la compagine ministeriale, formata da esperti professionisti dell’establishment e da giovani “apprendisti stregoni” del mitico cambiamento. In attesa di giudicare giorno per giorno i risultati, sarà opportuno tuttavia valutare i fatti senza pregiudizi o preclusioni.

Dalla questione immigrazione alla questione omosessuale, i primi passi del nuovo governo assomigliano – per la verità – a quelli di un elefante nel classico negozio di cristalleria. Tant’è che sulla prima è toccato addirittura a un bomber come Mario Balotelli fare appello al buon senso. E sulla seconda è stato un cantautore come Tiziano Ferro a difendere le “famiglie arcobaleno” in risposta al neo-ministro Fontana, prima che l’ex presidente della Puglia, Nichi Vendola, paventasse in un’intervista alla “Gazzetta” il pericolo di un “ritorno al Medioevo”.

Al momento, in piena luna di miele giallo-verde, la sensazione comunque è che qualsiasi cosa si possa dire o fare contro il nuovo governo in realtà porti acqua al suo mulino. E questo è indubbiamente il riflesso di un malcontento, di una protesta e di una rabbia sociale che evidentemente covavano sotto le ceneri della campagna elettorale. Sta di fatto che per troppo tempo la sinistra italiana ha denunciato che stavano aumentando le disuguaglianze sociali, predicando che bisognava ridurle, senza fare però nulla o abbastanza per risolvere il problema. Ma la verità è che l’unico antidoto efficace contro il populismo è soddisfare i bisogni, le esigenze e gli interessi del popolo.

C’è tuttavia un grande tema di compatibilità che si pone ora al triumvirato Conte-Di Maio-Salvini. Compatibilità economiche e compatibilità internazionali. Un conto infatti è fare l’opposizione, chiedendo o promettendo la luna nel pozzo; un altro conto è stare al governo, rispettando gli impegni e realizzando gli obiettivi. Il passo non sarà certamente breve.

Al di là delle belle parole e delle buone intenzioni di Conte, ciò che più sembra difettare finora alla nuova maggioranza è proprio la volontà di riunificare e riappacificare il Paese. Riunire le “due Italie”, quella del Nord e quella del Sud. Riappacificare il fronte populista e quello repubblicano. Un’Italia divisa, spaccata in due, disgregata, sarebbe senz’altro più debole e più vulnerabile nello scenario globale. E perciò, da una parte e dall’altra, conviene impegnarsi per ricomporre l’unità nazionale, in un clima di tolleranza, di rispetto e di convivenza civile.
Giovanni Valentini

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