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Le comuni divergenze e convergenze di Luigi e matteo

POSSIBILI ALLEATI - Luigi Di Maio (M5s), 31 anni, e Matteo Salvini (Lega), 45 anni

Luigi Di Maio (M5s), 31 anni, e Matteo Salvini (Lega), 45 anni

Salvini e Di Maio assomigliano all’apprendista stregone di una ballata tedesca di Goethe del 1797 (sì, anche dai grandi letterati della Germania a volte si può imparare qualcosa).

Il giovane, rimasto solo con l’incarico di tenere pulito il laboratorio, nel tentativo di ripetere le alchimie del maestro, usa in maniera maldestra formule e strumenti per realizzare scope animate in grado di lavorare al suo posto. La scopa porta acqua e la rovescia senza freni sul pavimento. L’apprendista tenta di evitare l’allagamento dello studio e con l’accetta spacca in due la scopa. Un’azione maldestra. La conseguenza è che dai due tronconi nascono due scope che continuano a rovesciare acqua. Solo il ritorno provvidenziale del maestro rimedierà al disastro. La morale di Goethe, valida per tutti: meglio evitare un’azione quando non se ne conoscono gli esiti.

Ci sono ballate comiche e burlesche. Serie ed oscure. Epiche e drammatiche. La loro forza è di arrivare al popolo con la forza delle parole semplici nel tentativo di vincere demoni e magie spettrali. L’obiettivo: tenere a freno le forze negative, che a volte vanno oltre la capacità di comprensione umana, con la saggezza e la prudenza.

Ci sono parole che hanno potenza creatrice. Era il 26 luglio del 2012, quando Mario Draghi, l’italiano al vertice della Banca Centrale europea da pochi mesi, con poche parole dette a una conferenza a Londra salvò l’Euro: <All’interno del proprio mandato, la Bce è pronta a fare qualunque cosa per preservare l’Euro, e credetemi, sarà abbastanza> (“Within our mandate, the Ecb is ready to do whatever it takes to preserve the Euro, and believe me, it will be enough”). Erano giornate da tregenda: speculatori scatenati, i Paesi del Sud Europa attaccati (Grecia, Spagna, Italia), spread alle stelle, borse in picchiata. Tutti coloro che in passato avevano operato nei mercati per sfruttare le disparità tra le monete nazionali erano convinti che attaccando i Paesi deboli dell’Eurozona si poteva far crollare l’Unione europea e ritornare così al vecchio mondo delle monete nazionali. Le parole di Draghi, una magia creatrice in mezzo alla tempesta di forze oscure e maligne, invertirono la rotta. L’Euro aveva trovato il suo oracolo.

Oggi Draghi giustamente tace, almeno pubblicamente. Ma come insegna la storia dell’Occidente, dai Greci ai Latini fino ai giorni nostri, maghi improvvisati e ciarlieri si scatenano ai tornanti della storia propizi. Luciano di Samosata, retore ellenico del primo secolo e padre dell’”Apprendista stregone” (Der Zauberlehrling) di Goethe, negli “Amanti della menzogna” racconta di storie di individui che falsificano la verità traendo da <suoni indistinti> di una statua conclusioni da oracolo. Cosa possibile perché gli stessi individui trovano creduloni pronti ad ascoltare e assentire. Luciano si diverte e sghignazza.

Le parole con potenza creativa non sono patrimonio di tutti. Solo gli individui “vocati”, cioè destinati moralmente a un servizio, e a questo preparati con disciplina, possono contare su questa grazia. Il Papa può dire parole con la speranza di essere ascoltato perché i cristiani prima di tutto, e poi anche i non cristiani ragionevoli, gli attribuiscono la “vocazione”. Draghi fu creduto perché “vocato”, cioè chiamato a salvare l’Euro. Le vere élite non sono il semplice risultato degli interessi in gioco o della selezione del mercato. E’ la disciplina morale a determinare la vocazione. Il nostro presidente della Repubblica Sergio Mattarella non è uomo di potere né ha mai fatto parte di consorterie. La sua vocazione è il frutto del sacrificio. Né conosce l’alchimia delle magie oscure. E’ veramente il maestro dello Stato e delle sue istituzioni umane. Difendere l’Italia e difendere la prospettiva dell’Unione europea è la stessa cosa.

Gli apprendisti stregoni sono convinti che i “vocati” sono usurpatori. Loro, giunti ai posti di potere, aggiusteranno le cose e il mondo ristabilirà l’ordine di giustizia e uguaglianza. Ma Vladimir Jankélévitch, un filosofo francese del secolo scorso, ha scritto: <L’uomo è come l’apprendista stregone di Goethe: sa la parola per scatenare le potenze magiche ma non quella per fermarle>. Questo è successo ai nostri pretendenti. Per placare la tempesta nel mondo scatenata dai pretendenti senza bussola hanno dovuto far ritorno da Mattarella.

Ci sono anche apprendisti stregoni che, approfittando di creduloni e di persone affannate nei problemi quotidiani, cavalcano il fluire dei cattivi pensieri che ci accompagnano soprattutto quando siamo in difficoltà. E’ facile indicare un nemico a una persona che ha perduto i suoi risparmi o il posto di lavoro. Cavalcare l’onda e lo scorrere dei risentimenti oggi è agevole. Basta affidarsi a un abile fruitore dei social e costruire parole in sintonia con il senso di rivolta che alberga in ciascuno di noi. Individuare il nemico e attaccarlo in modo volgare e cruento, è il gioco che sta stravolgendo i valori di tolleranza e di confronto civile alla base della democrazia.

Matteo Salvini e Luigi di Maio hanno un pensiero divergente ma partono da premesse identiche. Entrambi sono convinti che lo scontro è tra popolo ed èlite. In realtà, il loro è soltanto il vecchio gioco dei nazionalisti. Si individua un nemico, lo si attacca, indicato come il responsabile della povertà di quanti non ce la fanno e hanno paura, e il gioco è fatto. E’ successo questo nei tornanti più difficili del secolo scorso. Adesso il nazionalismo ritorna con la parola mitigata del sovranismo che chiama a raccolta contro la globalizzazione. Il pensatore che lo ha rilanciato è Alain de Benoist, un francese nostalgico dei fasti dell’impero. Infatti, ci sono nazionalismi potenti e nazionalismi deboli. La Destra francese e la Russia, e molti nel Regno Unito, pensano al ritorno al Grande Gioco dell’Ottocento. Trump rilancia gli Usa potenza imperiale. La Germania, forte del suo primato tecnologico e finanziario, pensa ai suoi affari economici e aspetta gli eventi. Finora la Germania ha fatto da ultimo garante dell’Euro. Ma in futuro potrà accadere di tutto. Il nostro Salvini, dalla Piazza Rossa di Mosca, ci indica la strada dell’alleanza con Putin. Misera prospettiva per la nostra Italia in un mondo in subbuglio.

Tonio Tondo

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