Giovedì 21 Giugno 2018 | 21:46

Il fattore tempo si fa in due per Luigi e Matteo

LEGA-M5S | Matteo Salvini e Luigi Di Maio

LEGA-M5S | Matteo Salvini e Luigi Di Maio

Gli antichi greci definivano in tre modi differenti la categoria “tempo”. Quando volevano rappresentare l’eternità usavano il termine airon. Quando intendevano accreditare l’idea del tempo come fattore diacronico ricorrevano, invece, all’espressione kronos. Infine, quando volevano far riferimento al momento più opportuno si rifugiavano dietro all’etichetta kairos. Da qui la polarizzazione fra “tempo sequenziale” e “tempo debito”. Fra kronos e kairos, appunto.

A rileggere gli accadimenti delle ultime giornate, a partire dall’accordo di governo fra M5S e Lega, sembra che la successione degli eventi abbia giocato a favore dei contraenti di questo patto, inedito per forma e modalità. Si ha la sensazione diffusa che il “tempo sequenziale” coincida con il “tempo debito”, ma in realtà è una sensazione solo apparente.

C’è infatti un kairos meno evidente del kronos, che potrebbe cambiare il significato di alcune evidenze. Ma procediamo con ordine. Potremmo affermare che tutto (o quasi tutto) favorisca la nascita di un governo politico fra Di Maio e Salvini. Prima l’accordo istituzionale sui presidenti delle Camere e poi, una dietro l’altra, le tante circostanze che hanno incoraggiato quelle soluzioni ricercate nel week end ai piani alti del Pirellone, a Milano. Nel dettaglio: fallimento del rapporto fra grillini e democratici a causa del peso ancora molto significativo nel Pd della componente renziana; prospettiva di un governo di tregua deciso dal Capo dello Stato; determinazione del Colle a non conferire al centrodestra l’incarico di cercare in Parlamento i voti necessari per ottenere la fiducia; passo di lato di Berlusconi rispetto ad un esecutivo giallo-verde (per convenienza e per convinzione); da ultimo, riabilitazione giudiziaria del leader di Forza Italia che potrebbe consentire al Cavaliere di tornare in Parlamento già in questa legislatura. Un evento quest’ultimo imprevisto, che se da un lato restituisce a Berlusconi la possibilità di essere al centro della scena senza più limiti formali, dall’altro potrebbe indurre Salvini a convincersi che ha fatto bene a portare avanti con determinazione l’intesa con Di Maio.

Dunque, il kronos sta giocando a favore dell’intesa fra Lega e M5S semplicemente perché, una dopo l’altra, si sono verificate molte di quelle condizioni indispensabili a trasformare il flirt generazionale fra il leader del Carroccio e quello dei pentastellati in una relazione politica. Quanto duratura ancora non è dato saperlo. Del resto, quando Salvini la settimana scorsa, in calcio d’angolo, ha fatto a Di Maio la proposta di un accordo ha ipotizzato un esecutivo a termine e non di legislatura.

Diverso il discorso per quanto concerne il kairos. In relazione al “tempo debito” esistono differenze fra Di Maio e Salvini. Per il primo kronos e kairos coincidono, visto che difficilmente Di Maio potrebbe avere, in occasione di una seconda chance, la stessa forza che ha ricevuto finora dal M5S. Pagherebbe il prezzo del fallimento della sua strategia fatta di contratti alla tedesca, doppi forni e intonazioni governiste a tutti i costi. Per il secondo, cioè per Salvini, la storia è un’altra. Qualora il governo con i grillini non dovesse produrre risultati visibili per l’opinione pubblica, specie in relazione alle questioni che hanno fatto la differenza nel voto degli elettori, egli potrebbe perdere l’occasione di essere il leader di un nuovo centrodestra. Il Presidente della Repubblica ha chiesto e chiederà garanzie specifiche sia a lui che a Di Maio in ordine alla compagine di governo, alla politica estera (atlantismo ed europeismo) e alla politica economica (rispetto dei vincoli di bilancio, crescita e lavoro).

Mattarella ha ricordato che non è un notaio e che la Costituzione gli conferisce poteri specifici su premier, ministri e leggi. Per Salvini gli eventi sono stati finora molto favorevoli, ma è tutto da dimostrare che anche per lui, così come sta avvenendo per Di Maio, sia davvero arrivato il “tempo debito” e che quindi il kronos coincida con il kairos. A maggior ragione se si considerano gli effetti sull’intero centrodestra delle sue scelte. E’ vero infatti che, così come la Lega è stata all’opposizione dei governi Monti e Letta, allo stesso modo Forza Italia può assumere un ruolo defilato e persino contrario rispetto ad un esecutivo di matrice grillino-leghista, tuttavia il contesto è cambiato. In palio c’è il riassetto definitivo della politica italiana. Nonostante l’intesa fra Lega e M5s, alcuni interrogativi sono perciò utili. Cosa accadrebbe se Berlusconi cogliesse la palla al balzo per costruire un fronte moderato ed europeista (assai apprezzato dal Quirinale) da contrapporre a quello sovranista di cui Di Maio e Salvini sono oggi i rappresentanti? Cosa accadrebbe se l’esigenza di ricambio generazionale della classe dirigente si infrangesse con il superamento definitivo degli attuali perimetri che, pur essendo post-ideologici, comunque preservano sufficienti dosi identitarie? Salvini è sicuro di essere garantito dall’intesa con il M5S più di un governo di garanzia a tempo che, unitamente a pochi obiettivi programmatici, avesse favorito anche l’approvazione da parte del Parlamento di una nuova legge elettorale con premio alla coalizione? E’ davvero più conveniente per lui tentare di fare il governo con una forza politica che egli stesso ha indicato come il principale competitor delle prossime elezioni piuttosto che andare al voto il prima possibile, sfruttando la sua capacità di attrazione anche nell’elettorato di Forza Italia? Si potrà obiettare che il kronos delle prossime centinaia di nomine governative e la formazione di un governo politico che nelle intenzioni degli artifici vuol essere “storico” sono argomenti non trascurabili. Vero, ma il governo nasce in co-branding e dovrà superare molti ostacoli. Il primo è legato ai rapporti di forza fra i due partiti, alla natura del premier e ai numeri in Parlamento. Il secondo riguarda il programma, giustamente ambizioso considerando l’esigenza di generare fin da subito la percezione di un reale cambiamento. Il terzo ostacolo riguarda le coperture economiche necessarie a cambiare la legge Fornero e introdurre flat tax e reddito di cittadinanza, che possono sì convivere ma a certe condizioni e con approcci graduali. Basteranno le risorse derivanti dal taglio delle tax expenditure e dalla spending review? Non è facile rispondere anche perché le due riforme si assoceranno al rallentamento della crescita e all’aumento dei tassi tendenziali d’interesse. C’è chi, calcolando la parziale sostenibilità di flat tax e reddito di cittadinanza solo per il prossimo biennio, ha previsto che si potrebbe determinare un aumento di deficit pari al 3%. Staremo a vedere. In fondo, è questione di kronos, ma soprattutto di kairos.

Francesco Giorgino

Italia

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