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Giovedì 19 Ottobre 2017 | 03:53

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A Matera la nuova
laurea del Sud

Tra saperi, innovazione e territorio ecco la laurea magistrale in Scienze antropologiche e geografiche per i patrimoni culturali e la valorizzazione dei territori (Sage)

università Matera Basilicata

di MIMMO SAMMARTINO

Matera, città simbolo per gli studi antropologici, geografici e per le scienze sociali, trova nel progetto «Sage» ulteriore conferma. Tanto più nell’ora del riconoscimento di capitale europea della cultura 2019. Certo, conta anche la posizione baricentrica della Basilicata fra le regioni (e gli atenei) del Mezzogiorno. E pesa la volontà di intercettare le nuove domande che riguardano competenze in settori come quelli del turismo, dell’accoglienza dei migranti, della messa a valore dei beni culturali, artistico-museali, dell’editoria multimediale, dei territori e del patrimonio delle comunità e minoranze linguistico-culturali, delle iniziative nel campo demo-etno-antropologico.

Si tratta di una grande operazione che tiene insieme la creazione di competenze trasversali, lo sviluppo del Sud in direzione endogena e autocentrata e le nuove prospettive di lavoro qualificato per i nostri giovani con possibili sbocchi professionali in settori come quelli dei servizi nei comparti socio-economico, educativo e sanitario; della pianificazione territoriale e del turismo; della cooperazione internazionale e delle strutture che si occupano di accoglienza e inserimento sociale degli immigrati; della conservazione e gestione di beni artistico-museali e dei patrimoni demo-etno-antropologici e nella ricerca in questi campi. E non solo.

Il Sage (la nuova laurea magistrale in Scienze antropologiche e geografiche) nasce a Sud e mette in sinergia quattro università del Mezzogiorno: quelle della Basilicata - Matera è la sede amministrativa del progetto -, della Campania (Università Federico II di Napoli), della Puglia (Università di Foggia e Università del Salento).

Il direttore del Dipartimento delle culture europee e del Mediterraneo: architettura, ambiente, patrimoni culturali (Dicem), professor Ferdinando Mirizzi, e la rettrice dell’Unibas, professoressa Aurelia Sole, sottolineano tra l’altro la grande forza innovativa dell’iniziativa: «l’università ha investito in un progetto sperimentale unico in Italia». Ma anche il suo forte collegamento con il territorio della Basilicata e con Matera in particolare. A cominciare dalla capacità di relazionarsi con altri progetti che si muovono nello stesso solco. «Si pensi - evidenzia la rettrice Sole - all’Archivio degli archivi demo-etno-antropologici, una piattaforma digitale culturale dei contenuti. Ma anche al Museo Dea (demo-etno-antropologico) di Matera, progetto atteso da anni e per la cui realizzazione l’Unibas ha collaborato con studi e contributi. I diversi tasselli favoriscono, a Matera, la nascita di una vera e propria filiera: piattaforma digitale, Dea e formazione universitaria».

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