Venerdì 20 Luglio 2018 | 04:47

“Stagione della Cultura italiana”.

«Non si muore tutte le mattine»
Tournée di Capossela in Bosnia

Non si muore tutte le mattineTournée di Capossela in Bosnia

“Questo mio viaggio nel vostro Paese è un sogno antico di 20 anni… esattamente 20 anni fa feci il mio primo viaggio in Bosnia. La ferita che si aprì nel mio cuore cercai di lenirla scrivendo. La Bosnia, Sarajevo, il Ponte sulla Drina, Ivo Andric, il cinema, la grande scuola di cinema di Sarajevo, il piccolo mondo di avanguardia e multiculturalità tra le montagne che avevo amato… Andai nell’agosto del 97 e quel viaggio mi segnò per sempre”.

Così Vinicio Capossela si è presentato al pubblico della Bosnia Erzegovina, alla vigilia di una tournée nelle principali città del Paese, organizzata dall’Ambasciata d’Italia per aprire la “Stagione della Cultura italiana”.

Artista multiforme, scrittore, poeta e musicista, Capossela ha offerto al pubblico di Sarajevo, nella serata di sabato, uno spettacolo unico, consacrato al patrimonio comune del mondo balcanico e mediterraneo, agli eroi omerici e agli animali totemici che dominano l’immaginario e  attraversano i mari.

“Era come un mondo che dialogava con la mia infanzia, un mondo speculare oltre il mare Adriatico. Allo stesso tempo la letteratura e il cinema  bosniaco mi hanno dato uno sguardo diverso, un senso di riconoscimento sulle terre d’origine della mia famiglia, in Irpinia, nel sud Italia. Ho iniziato a guardare diversamente alle ritualità di cui sono stato partecipe nella mia infanzia, negli anni 70.. le figure matriarcali, con i loro fazzoletti neri in testa, le vecchie automobili, le musiche delle feste di nozze. Ci sono paesaggi geografici e anche una geografia dell’anima in comune.”

E di fronte a questo artista venuto dall’Italia, poco noto fino a qualche giorno fa, il pubblico di Sarajevo ha reagito con un’emozione immensa e un’autentica ovazione, con l’intero Teatro Nazionale in piedi a chiedere un “bis” a chiusura di una serata memorabile.

“L’invito a Capossela non è stato causale”, ha detto l’Ambasciatore Nicola Minasi, “dal momento che Capossela, già nel suo primo romanzo, “Non si muore tutte le mattine”, evoca il fascino di Sarajevo e della Bosnia Erzegovina all’indomani della guerra, mentre il suo stile e sonorità, specie con l’ultimo album, le “Canzoni della Cupa”, racconta il mondo folkloristico e rurale della sua Irpinia, ma anche di una terra di lupi e di boschi come la Bosnia”.

Dopo l’apertura a Sarajevo, la tournée è proseguita a Banja Luka (18 settembre) e Mostar (20 settembre), anche qui presso i Teatri Nazionali delle due città. A fare da filo conduttore dell’iniziativa, la traduzione delle canzoni di Capossela da parte dei giovani studenti d’italiano nelle tre città toccate, confluite in un libretto per consentire al pubblico di seguire meglio lo spettacolo. Un’ulteriore prova che l’italiano e la cultura italiana, in un rapporto d’intenso scambio con la controparte bosniaca, sono mezzo e viatico per un dialogo di crescita e collaborazione che non è solo culturale, ma anche politica.

“L’Italia è il secondo partner commerciale della Bosnia Erzegovina”, prosegue Minasi, “ e le oltre 70 aziende italiane qui danno lavoro a quasi 12.000 persone. Dopo il momento delle missioni militari, con un picco di 2000 tra Carabinieri e soldati all’inizio degli anni Duemila, adesso è il momento della collaborazione sul piano politico ed economico, per accompagnare il Paese sulla strada impegnativa dell’integrazione europea. Una collaborazione possibile solo se sapremo trovare un’intesa sugli stessi valori, nella convinzione di appartenere allo stesso mondo”. Ecco perché, con i concerti di Capossela, si approfondisce un dialogo antico tra il pubblico italiano e quello bosniaco, alla ricerca di un equilibrio che può essere fecondo non solo per i due Paesi, ma per il futuro dell’Europa.

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