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Lunedì 23 Ottobre 2017 | 17:21

Le sue incisioni sono tutt'oggi preziose

Egon Petri, gigante
dimenticato del piano

Egon Petri, gigante dimenticato del piano

di Nicola Sbisà

Nello storico volume L’interpretazione musicale e gli interpreti di Andrea Dalla Corte, nel capitolo dedicato a Ferruccio Busoni, c’è una foto del pianista Egon Petri, che Busoni definì «il mio più puro allievo». C’era quanto bastava per sollecitare il personale interesse, in chi scrive, per conoscere la valentìa di questo pianista, che all’epoca era poco noto al di fuori della cerchia dei cultori della storia del pianismo. Incominciò quindi l’accanita ricerca sui cataloghi americani per trovare qualche registrazione.

Petri (1881-1962), agli inizi della sua carriera musicale fu incerto se seguire le orme del padre, ottimo violinista, ma gli studi pianistici con la mitica Teresa Carreno lo fecero definitivamente optare per il pianoforte. L’incontro e gli studi a Berlino con Busoni gli consentirono di definire la sua personalità come pianista. Con Busoni si esibì anche in concerti per duo pianistico, e nel contempo abbracciò anche la carriera didattica, e dopo aver insegnato a Berlino ed un lungo periodo trascorso in Polonia a Zakopane , quindi si trasferì in Usa dove insegnò e si esibì come concertista.

Ovviamente l’unica maniera per saggiare la valentìa dell’artista era quella di ascoltarne le registrazioni, ed all’inizio l’unico lp disponibile sul mercato italiano era un 25 cm, che conteneva – omaggio al maestro – la celebre trascrizione busoniana della Ciaccona di Bach. Non fu difficile procurarsi il disco e l’ascolto rivelò un pianista eccezionale che alla tecnica forbitissima univa una «interiorità» ricca e pulsante, densa di comunicativa.

Ma fu con l’avvento dei cd che l’arte del grande pianista ebbe la possibilità di essere apprezzata da un pubblico più vasto.

Infatti la casa inglese Appian , pubblicò ben tre doppi album che ne comprendevano tutte le registrazioni, a partire dal 1929 fino al 1942. Un repertorio vastissimo, nel quale appaiono pagine tanto note quanto amate dal grande pubblico, e che – va detto subito – nelle esecuzioni di Petri rispecchiano l’ideale pianistico della grande scuola che appunto a Busoni poteva essere ricollegata. Fra le altre pagine numerosissime le trascrizioni di Liszt (preziosa la parafrasi sul Rigoletto, ed inoltre eccezionali anche i brani con orchestra, fra gli altri la Rapsodia spagnola di Liszt ed il celeberrimo Concerto n.1 di Tchaikowsky.

Ma straordinarie appaiono anche alcune Sonate di Beethoven (in particolare la op.111) e le due celebri serie di variazioni brahmsiane – Haendel e Paganini – ed un comprensibile omaggio al Maestro, con una serie di otto brani busoniani fra i quali spicca l’Indianische Tagebuch. Una selezione di un repertorio che era evidentemente molto vasto è stata poi edita in tre cd, dalla inglese Pearl. A parte alcune registrazioni già comprese negli album precedenti acquista un reale interesse – poiché pochi altri pianisti l’hanno regsistrata – anche la Sinfonia op. 39 di Alkan, una vera ghiottoneria!

Oggi, a parte qualche accanito collezionista di registrazioni pianistiche, chi conosce Egon Petri? Eppure l’ascolto delle sue interpretazioni è illuminante e riflette una «grande scuola» quale fu quella di Busoni.

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