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Sabato 25 Novembre 2017 | 08:45

la settimana santa

Taranto a piedi nudi
per «le Perdúne»

i Perdoni di Taranto

TARANTO - I «perdoni» a piedi scalzi che si muovono con passo impercettibile, «nazzicando». Spalla a spalla, in un malinconico dondolio. Sono loro a restituire l’immagine più autentica dei Riti della Settimana santa tarantina, che iniziano domani, alle 15 in punto, con l’uscita della «prima posta». I Perdoni (le Perdúne) sono coppie o poste di confratelli che, nel pomeriggio del Giovedì Santo, escono ad intervalli dalla chiesa del Carmine per effettuare un «pellegrinaggio» verso le principali chiese del Borgo Antico e del Borgo Nuovo, dove sono allestiti i «sepolcri», altari della reposizione. Sono incappucciati e il loro lento incedere a piedi nudi, chiamato in dialetto «nazzecata», rappresenta e caratterizza l’intero cammino penitenziale.

Le processioni sono due: quella della Confraternita dell’Addolorata, con l’uscita a mezzanotte del Giovedì santo dalla chiesa di San Domenico (rientra il giorno dopo alle 14), e quella dei Misteri, che muove alle 17 del Venerdì santo dalla parrocchia del Carmine (termina l’indomani mattina con i tre tocchi di mazza al portone chiuso da parte del «troccolante», il confratello che agita il crepitacolo e detta l’andatura del corteo religioso).

La domenica delle Palme le due principali Confraternite, quella di Maria Santissima Addolorata e San Domenico e quella del Carmine, convocano in assemblea straordinaria i propri iscritti e danno il via alle «gare» per aggiudicarsi l’onore di partecipare al pellegrinaggio e alle due processioni della Vergine Addolorata e dei Sacri Misteri. Chi partecipa ai due cortei paga per affrontare una prova, la penitenza. Naturalmente, l’aggiudicazione dei simboli più ambiti, a cominciare dalle statue dell’Addolorata (per la Confraternita di San Domenico) e di Gesù Morto (per la Congrega del Carmine), è legata alle capacità economiche dei singoli confratelli. Ma anche l’ultima posta del Pellegrinaggio rappresenta una «conquista» per chi partecipa ai cortei religiosi. Le offerte serviranno alle congreghe per il bilancio, la manutenzione della cappella cimiteriale, la retribuzione dei complessi bandistici, il restauro dei simulacri e per una serie di opere pie.

I Riti tarantini sono il racconto di un evento straordinario, la vera espressione di un popolo che si riconosce nelle proprie tradizioni. Migliaia di persone, che brulicano come mosche, riempiono le piazze e colmano i cuori di sentimenti che solo in questa occasione emergono. La città si ferma perché appaga la voglia di esserci, di stare tra gli altri. E l’evento si ripete: come se fosse una prima volta. (di Giacomo Rizzo, ANSA) 

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