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Giovedì 23 Novembre 2017 | 01:04

un faro su bari

La Gazzetta si fa vedere
domani si accende
la nuova insegna

insegna palazzo Gazzetta

di RITA SCHENA

Una luce nel cuore della città. Domani alle 17,30 si accenderà la nuova insegna con la scritta «La Gazzetta del Mezzogiorno» in cima al palazzo che in piazza Moro ospita la redazione e gli uffici dello storico giornale. Un evento cittadino che sancirà l'ufficiale ritorno del quotidiano di Puglia e Basilicata nel centro di Bari, in quella ex piazza Roma, poi ribattezzata piazza Moro, da dove se ne andò nel maggio del 1972 lasciando il suo storico palazzo per la «nuova» e più moderna sede di via Scipione l'Africano.

«Vi scriviamo, cari Lettori, dalla nuova casa della Gazzetta», si leggeva sulla prima pagina di quel 23 maggio 1972 che raccontava un trasferimento forse un po' traumatico e che segnava un'epoca, tanto che l'articolo continuava: «Questo è il primo numero della Gazzetta fatto qui, nella nuova grande sede di viale Scipione l’Africano, nel corso della notte si è completato il laborioso e delicato trasferimento delle ultime macchine della tipografia e ora, cari Lettori, la copia che avete fra le mani è pensata, redatta, composta, impaginata, flanata, stereotipata e stampata tutta nella nuova Gazzetta».

Per 43 anni La Gazzetta è stata in quella «nuova» sede, mentre il mondo intero cambiava e il sistema dell'editoria e della comunicazione veniva completamente rivoluzionato, poi il «ritorno» nel centro della città, proprio nel palazzo ricostruito sulle macerie di quello storico abbattuto.
Una rinascita simbolica quasi come la fenice, rientrando là dove tutto era cominciato, e ora con una nuova e luminosissima insegna quasi ad annunciare a tutti il ritorno.

Una insegna modernissima quella che sarà illuminata domani lunedì 19 e che traccia una sorta di passaggio di consegne con l'insegna che affiancava il palazzo di via Scipione l'Africano. Un «simbolo» per il quale hanno lavorato sei imprese tra ingegneri, progettisti, elettricisti, carpentieri e muratori. Un impegno che ha portato a realizzare una scritta lunga 20 metri e alta 2, posta ad oltre un metro di altezza dal tetto del palazzo. Affacciandosi e guardando verso il basso si hanno le vertigini, per chi la guarderà dal basso il segno tangibile di una presenza.

«Come sempre capita quando si va in una casa nuova, viene voglia di affacciarsi alle finestre, per guardarsi intorno – si leggeva nel redazionale di quel 23 maggio 1972 - lì, in piazza Roma, eravamo nel centro della città murattiana e ci faceva da frontiera la ferrovia. Certe lunghe notti di veglia erano scandite dalle voci dell’altoparlante della stazione centrale. Al di là dei binari si vedevano, sempre più numerose, le gru dei palazzi in costruzione. Lontano fiammeggiavano i bagliori della Stanic…». Se i colleghi di allora si struggevano di nostalgia, oggi guardando dalle grandi finestre vetrate si può nuovamente godere di tramonti mozzafiato sulla città. Non ci sono più i bagliori della Stanic, ma in lontananza si può ammirare il nuovissimo ponte cittadino.

La città è cambiata e la Gazzetta è cambiata con lei. Da lunedì la grande insegna luminosa che sfolgorerà, ricorderà a tutti che un pezzo di storia è presente, è qui, sempre al fianco di quanti hanno bisogno di una voce, di raccontare come solo la Gazzetta del Mezzogiorno ha saputo fare in questi decenni. E il prossimo anno saranno anche 130 dalla fondazione di quel «Corriere delle Puglie» dove tutto è incominciato.

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