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Domenica 19 Novembre 2017 | 09:50

agricoltura 2.0

Frutta e verdure bio
nel cuore di Bari

Angelo Santoro Semi di vita

di RITA SCHENA

BARI - «Devo dire che fino a 4 anni fa non mangiavo neanche le verdure, specie quando mia madre le faceva semplicemente lesse, oggi non solo le mangio, ma le coltivo». Angelo Santoro è un giovane ragioniere che con dedizione e sacrificio ha fondato e porta avanti da quasi tre anni una cooperativa sociale agricola «Semi di vita». In pieno quartiere Japigia a Bari in un terreno di circa due ettari si producono verdure e frutta certificate bio, con la collaborazione di soggetti svantaggiati. Ma i problemi sono tanti e ora la cooperativa rischia di non farcela a continuare e per questo lancia la sua richiesta di aiuto.
«Tutto nasce dall'idea di voler lasciare il mondo migliore di come lo si è trovato – spiega sorridendo Angelo –. Per venti anni sono stato uno scout e l'impegno sociale ti entra nel sangue, non ne puoi fare a meno. Ecco perché ho deciso di imbarcarmi in questa avventura, nonostante non abbia studi specifici. Ho fatto pratica agricola per qualche anno a Casamassima, affiancato da veri contadini e poi è arrivata questa occasione».

Il campo che al momento la cooperativa coltiva è di proprietà della confraternita del Carmine di Bari, era un terreno abbandonato da anni e occupato abusivamente, per Angelo ed i suoi compagni non è stato semplice recuperarlo. «Ci abbiamo messo più di tre mesi per ripulire tutto e senza molte risorse, siamo partiti con 5mila euro in tasca. Il casolare era così sommerso dalle piante che non trovavamo neanche la porta di ingresso, ma nel giugno del 2014 siamo riusciti ad inaugurare grazie anche ad una nostra amica che ricordiamo con tantissimo affetto, Maria Maugeri».
Angelo ed i suoi compagni di avventura si muovono in un campo impervio. «Abbiamo fatto una scelta che punta alla riscoperta della naturalità degli alimenti, alla sana alimentazione. Non facciamo agricoltura semplicemente per lucro, ma perché è un veicolo importante per il recupero sociale di soggetti svantaggiati. Purtroppo ci siamo accorti sulla nostra pelle che nonostante si parli tanto di Welfare, la realtà quotidiana penalizza i più deboli e tende sempre a ghettizzarli. In ogni bilancio i tagli più grossi sono sempre in ambito sociale, invece servirebbero investimenti».

Angelo e gli altri soci al momernto non riescono dalla vendita dei loro prodotti a produrre utili che possano garantire loro degli stipendi, ma non hanno alcuna intenzione di mollare. «L'agricoltura naturale è completamente dipendente dal meteo e se lo scorso anno siamo riusciti ad avere buoni raccolti, quest'anno è stata una tragedia. Anche per questo abbiamo avviato una campagna promozionale con dei coupon da vendere: chi vuole sostenerci li acquista e si garantisce un certo numero di chili di verdure e frutta da prendere nel corso dell'inverno, così noi possiamo acquistare nuove piante e rimettere in moto il ciclo».
La forza di «Semi di vita» è aver creato una piccola rete con altre cooperative sociali agricole: la «Sfrang» di Bitonto che lavora con ragazzi disabili, «Terre solidali» di Bisceglie che impiega immigrati, la «Oltre il muro» di Loseto dove collaborano ex tossicodipendenti e detenuti in pene alternative. Insieme commercializzano prodotti freschi o trasformati sotto il marchio «Bontà comune». «Se già è difficile tirare insieme ad altri, se si sceglie di lavorare da soli è impossibile – spiega Angelo -. Il nostro limite è la trasformazione del prodotto fresco, servirebbero strutture specifiche, troppo onerose per noi».

«Semi di vita» si occupa di promozione alimentare e sociale, porta avanti progetti con le scuole del territorio: lavorare con i bambini dà sempre buoni frutti.
Da poco ha avviato la coltivazione di moltissime varietà di peperoncini anche molto piccanti come i “trinidad scorpion moruga”, ingrediente di praline al cioccolato fondente che sono state portate con grande successo in alcune fiere nazionali. «L'Italia importa il 70% del peperoncino che commercializza – spiega Angelo –. Si tratta di un prodotto particolarmente pregiato e richiestissimo, ma qui non c'è una azienda che può seccare i nostri prodotti e imbustarli per il mercato e non riusciamo a chiudere il ciclo produttivo. Un peccato perché l’attività sarebbe molto redditizia».

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