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Murgia materana
un altro presidio

Da quando è stato istituito il Parco archeologico storico-naturale delle chiese rupestri del Materano, 26 anni fa, non una delle quasi 150 chiese rupestri del suo bacino è stata restaurata e gli unici due sentieri realizzati sono praticabili da poche settimane

parco murgia materana

di EMILIO OLIVA

MATERA - Una inaugurazione tira l’altra. Quindici giorni fa quella del ponte tibetano sulla gravina, nella zona sottostante Porta Postergola, o Porta Pistola, nei Sassi. Ieri mattina quella del centro visite a Parco dei Monaci. L’intervento per il recupero di una grancia benedettina, sottratta ad uno stato di abbandono e destinata a diventare anche il fulcro di attività culturali tra i territori dei due comuni, è costato quasi 800 mila euro, compresa l’attivazione della «realtà aumentata», una tecnologia che consente di ricevere informazioni multimediali.
«Questa è la casa del Parco della Murgia, dei cittadini, delle associazioni, delle istituzioni. Un luogo dove partiranno visite guidate e dove si potrà fare educazione ambientale, dove ci potrà incontrare e produrre cultura», ha detto l’ingegner Francesco Pellecchia, presidente dell’Ente Parco della Murgia materana, illustrando le potenzialità della struttura. Presenti alla cerimonia, fra gli altri, Giuseppe Silvaggi, sindaco di Montescaglioso e presidente della comunità del Parco, il vice presidente Vincenzo Scialpi, l’architetto Biagio Lafratta, della Sovrintendenza ai Beni architettonici e al Paesaggio, che ha collaborato al progetto di riqualificazione.
«Con questo centro visite – ha proseguito Pellecchia – chiudiamo una rete di infrastrutture che comprende i centri visite di Iazzo Gattini e Masseria Radogna, dalla parte di Matera, a Murgia Timone, e il villaggio Pianelle, in territorio di Montescaglioso, che insieme alla struttura di Parco dei Monaci costituirà un polo di riferimento per i cittadini che lavorano su questo versante del parco».

In altre parole l’ente presieduto da Pellecchia comincia a comporre tra innumerevoli difficoltà, dovute soprattutto alla scarsità di fondi e di uomini, i tasselli di un mosaico complesso per la gestione ottimale di uno dei più grandi giacimenti culturali dell’intera Basilicata. «Ho dovuto difendere i fondi regionali con i coltelli per evitare che prendessero altre strade», ha confidato il presidente. «Dobbiamo trovare i fondi e le modalità per gestire questa struttura e metterla a servizio delle nostre comunità. Abbiamo grosse difficoltà, ma sia io, nella mia qualità di presidente della comunità del Parco, sia il sindaco di Matera faremo la nostra parte perché il Parco delle chiese rupestri sia sempre più valorizzato», ha rimarcato Silvaggi.

Da quando è stato istituito il Parco archeologico storico-naturale delle chiese rupestri del Materano, 26 anni fa, non una delle quasi 150 chiese rupestri del suo bacino è stata restaurata e gli unici due sentieri realizzati sono praticabili da poche settimane. Regione e Comune hanno manifestato scarso interesse per il parco, malgrado nel 2007 sia entrato con i Sassi nella lista del patrimonio Unesco. E oggi che l’attenzione per Matera è cresciuta i ritardi da colmare appaiono abissali. Le chiese rupestri sono in condizioni sempre più critiche. In più c’è il «cancro» di una fogna a cielo aperto qual è il torrente Gravina inquinato, che scorre tra l’altopiano e i Sassi. Oggi si parte paradossalmente dalla coda delle emergenze del parco sperando che il cuore dei problemi ancora aperti riceva la giusta attenzione nelle sedi istituzionali più alte a livello regionale e comunale.

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