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Venerdì 18 Agosto 2017 | 01:16

Ecco l’ormone che fa bene alle ossa e riduce i grassi

di NINNI PERCHIAZZI
Ecco l’ormone che fa bene alle ossa e riduce i grassi
di NINNI PERCHIAZZI

BARI - Restare per valorizzare la propria terra con studi e scoperte all’avanguardia, magari resistendo al canto delle sirene di offerte ed opportunità di rilievo a livello internazionale. È il caso del gruppo di ricercatori dell’Università di Bari - dipartimento Smbnos (Scienze mediche di base, neuroscienze e organi di senso), sezione di Anatomia ed istologia della Facoltà di Medicina - il cui lavoro ha portato ad un’importante scoperta scientifica su un ormone, l’«Irisina», che rafforza le ossa e, in dosi maggiori, aiuta anche a bruciare più grassi e quindi a dimagrire. Il prezioso risultato è frutto di tre anni di studi e sacrifici di giovani cervelli baresi a scapito di uno scenario generale nazionale caratterizzato dalle perenni condizioni di precariato e dall’ancor più costante scarsezza di risorse a disposizione.

L’«Irisina» è un ormone prodotto dai muscoli (scoperto nel 2012) in grado di dare notevole giovamento alle ossa (basti pensare ai possibili effetti nella cura dell’osteoporosi), il cui ulteriore effetto benefico può essere paragonato a quello dell’esercizio fisico, incidendo sull’eliminazione dei grassi. Funzioni e conseguenze sulle ossa sono stata individuate dalla ricerca tutta italiana - pubblicata sulla rivista dell'Accademia delle Scienze degli Stati Uniti (Pnas) - frutto dell’attività svolta dai ricercatori baresi guidati dalla professoressa Maria Grano in collaborazione con il professor Cinti dell'Università di Ancona, con risultati così incoraggianti che è stata depositata una richiesta di brevetto degli stessi. Nello studio, durato quasi tre anni, i ricercatori hanno valutato l'effetto dell'ormone sui topi e hanno constatato che gli animali, dopo trattamento con «Irisina », avevano le ossa più forti e più resistenti.

«La prospettiva è di utilizzare questo ormone come farmaco», asserisce la Grano, docente di Istologia, che ha coordinato il lavoro, poi pubblicato, la cui prima firmataria è Graziana Colaianni, mentre il gruppo di studiosi è composto da Concetta Cuscito, Teresa Mongelli, Paolo Pignataro, Giorgio Mori, Giacomina Brunetti, Silvia Colucci. Se per i più pigri può essere suggestiva l'idea di un farmaco che dia giovamento come la frequentazione di una palestra, il primo obiettivo degli studiosi è comunque un altro. «Puntiamo ad avere un farmaco - ha spiegato Grano - per chi non ha la possibilità di fare attività fisica, come gli anziani che non possono muoversi o persone costrette all'immobilità per varie patologie».

Oppure l’applicazione dell’ormone può essere ancora più avveniristica. «Penso agli astronauti che quando sono in orbita perdono massa ossea a causa della mancanza di gravità», aggiunge. Buone notizie, quindi, anche alla luce dell’aumento della vita media, per cui la nostra società si troverà nell’immediato futuro ad affrontare sempre più il problema delle malattie dello scheletro prime fra tutte l'osteoporosi.
«Ulteriori studi condotti relativi all’osteoporosi sempre condotti su modelli animali si stanno rilevando altrettanto promettenti» afferma la docente, sottolineando la possibile apertura sia a nuove prospettive terapeutiche per il trattamento e la prevenzione dell’osteoporosi sia allo sviluppo di farmaci in grado di simulare gli effetti di un vero e proprio esercizio fisico.

Il lavoro è stato anche supportato dalla Siommms (Società italiana dell’osteoporosi, del metabolismo minerale e delle Malattie dello scheletro) con un premio per giovani ricercatori attribuito lo scorso anno alla dottoressa Colaianni, uno dei simboli del valore, dell’impegno e della preparazione dei giovani ricercatori italiani, il cui successo va oltre le molteplici difficoltà affrontate e superate quotidianamente.

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