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Venerdì 19 Gennaio 2018 | 08:46

La Gazzetta tra il futuro
e l'identità del Sud

Artisti, studiosi, politici e lettori alla festa del giornale

130 anni Gazzetta

di ENRICA SIMONETTI

Volutamente, il racconto dei 130 anni di «Gazzetta» è partito da carta, inchiostro, lastre, pagine e mani operose: la cerimonia di un compleanno speciale non poteva che incominciare dalla nascita del giornale. Un filmato girato tra rotativa e redazioni della «Gazzetta del Mezzogiorno» ha aperto la serata tenuta al Teatro Petruzzelli di Bari, la prima delle cerimonie che si terranno nelle varie città di Puglia e Basilicata, per testimoniare tutto il cammino percorso e tutto il futuro che c’è davanti.

«Un anniversario, un traguardo a cui non si arriva senza una lunga storia, quella di un giornale che la gente sente come un bene collettivo, un simbolo di questa terra», come ha detto l’editore Domenico Ciancio Sanfilippo, salutando il pubblico sul palco, in apertura della manifestazione magistralmente presentata da Nicoletta Virgintino e condotta, con toni commossi e personali, da Michele Mirabella. «Un giornale che da tanto tempo anima due regioni - ha sottolineato il direttore generale Edisud Franco Capparelli - deve la sua autorevolezza a un editore libero, a un direttore che interpreta al meglio la sua voce e ai 600mila lettori che ogni giorno lo seguono».

Ma cosa vuol dire compiere 130 anni? Significa - ha brillantemente chiosato il direttore Giuseppe De Tomaso - dieci volte 13 anni. «E se - ha aggiunto - i 13 anni sono l’età della minigonna, come diceva l’avvocato Agnelli quando “osò” mettere la minigonna al “Corriere”, rinnovandolo e aggiornandolo, così cerchiamo di fare noi, compiendo un percorso di sintesi, tradizione e innovazione. La nostra volontà di crescere si esplica collegando ieri e oggi: non è vero che, quando esiste un nuovo strumento, il vecchio si perde, perché la sfida sono i nuovi obiettivi e la carta stampata non sarà mortificata dal web perché i giornali continuano ad essere essenziali e l’informazione in generale è il presupposto della ricchezza di un Paese».

Il dialogo a più voci, coordinato da Mirabella - che ha portato i saluti di Renzo Arbore - ha poi affrontato i temi dell’identità e quello della verità, sui quali si sono espressi lo scrittore Gianrico Carofiglio, l’attore e regista Sergio Rubini, il saggista Gianfranco Dioguardi, il pianista Emanuele Arciuli. Identità, parola-chiave scelta per il talk show perché - ha sottolineato De Tomaso - è la nostra forma di patrimonio più importante. E quella che, come ha detto il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, è l’identità di un giornale «che è un elemento utile per le nostre battaglie, in una terra perennemente minacciata, in quanto noi Sud siamo un po’ azionisti di minoranza». Battaglie, articoli, titoli: «La “Gazzetta” - ha sottolineato il sindaco di Bari Antonio Decaro - ha attraversato il Novecento, il secolo della velocità caratterizzandosi per tante campagne, per le infrastrutture, per la crescita, contro il caporalato. Auguri per questi 130 anni di libertà, qui non mi sento un ospite, è come festeggiare il compleanno di un cittadino e, anzi, questo giornale merita le chiavi della città».

Presenti tante, tantissime autorità e tanta gente comune, oltre ai tipografi storici, ai personaggi della politica e del mondo culturale (nell’edizione di domani pubblicheremo tutti i particolari). In tutta la serata, scorci di presente e di passato, amarcord e promesse. Da Gianrico Carofiglio, che ha auspicato un volto «internazionale» dei Sud del mondo visto attraverso la lente d’ingrandimento della «Gazzetta», a Sergio Rubini che ha ricordato il «localismo» come prima forma identitaria da non perdere, fino alle parole del prof. Dioguardi sul giornale come «baricentro del Mediterraneo». Emozione finale con l’esibizione del maestro Arciuli: il ritmo sulla tastiera suonata anche con i palmi e con i gomiti ha evocato le «sonorità» della macchina da scrivere, dell’antica e nuova rotativa.

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