Giovedì 16 Agosto 2018 | 04:10

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Profumo
di carta stampata
e di verità

caratteri stampa giornali

di MICHELE PARTIPILO

Ma perché a distanza di secoli dall’«invenzione» dei quotidiani e in un’epoca in cui tutto tende a essere digitale, si continuano a fare giornali di carta? La domanda è ovvia ma non banale, perché per rispondere occorre capire la nostra storia e la sua anima segreta, impresa piuttosto difficile, visto che ci stiamo abituando alle cosiddette narrazioni. E queste talvolta ingannano, perché si fermano alla superficie dei fatti senza spingersi oltre, senza andare in quelle profondità dove più facilmente si può intravedere la strada verso la verità.

La prima risposta possibile alla domanda iniziale è che coloro che si occupano d’informazione - giornalisti, editori, tipografi , pubblicitari - sono diventati pigri e dunque tendenzialmente poco inclini a cambiare e a cogliere il soffi o vitale delle novità. Del resto un’attività quotidiana in apparenza sempre simile a sé stessa non aiuta. E così, per via inerziale, si continuano a «fare» i giornali, nonostante il mercato nella sua doppia veste di committente e fruitore mostri ogni giorno di più di non apprezzare l’informazione su carta. Ora questa risposta potrà anche essere in parte esatta, ma non appare sufficiente, perché al calo diffusionale non corrisponde un calo referenziale, del ruolo cioè politico, sociale e culturale che i giornali a stampa ancora rivestono.

Allora bisogna cercare altrove, dove è possibile vedere tante altre piccole risposte che, messe insieme come le tessere di un mosaico, ci aiutano a capire quel che è successo. La crisi economica, per esempio, ha assestato un colpo micidiale alla diffusione della stampa. Primo perché sono calati di numero gli inserzionisti e di valore economico la pubblicità; secondo, perché molte famiglie hanno dovuto scegliere fra l’acquisto di un litro di latte o di un quotidiano. E non c’è dubbio su come è andata a finire. Questo del «costo» del giornale è stato un fattore tanto decisivo quanto sottovalutato. Non solo perché la crisi ci poneva di fronte alla scelta latte-giornale, ma perché tutt’intorno cominciava ad aleggiare il grande imbroglio internettiano del «tutto gratuito». Gratis la connessione alla rete, gratis l’informazione e pure arricchita con suoni, immagini e filmati; gratis le risposte della «community» a qualsiasi dubbio ci venisse in mente, in qualsiasi giorno e in qualsiasi ora. Una sconfitta annunciata per la carta stampata, al confronto costosa, arretrata rispetto all’incedere delle notizie e pure più complicata da reperire, visto l’assurdo sistema italiano delle edicole come riserve di caccia.

Eppure i quotidiani resistono. Tra mille difficoltà, rinunce e compromessi, resistono. Perché? Non sono state elencate ragioni sufficienti per fa scomparire dal mercato un qualsiasi prodotto, come è stato per esempio con il gettone telefonico, il macinino del caffè o la macchina per scrivere? In teoria sì, in pratica no. Perché nella carta stampata c’è qualcosa di più forte, di più tenace, di profondamente radicato nella nostra storia.

La linfa vitale dei giornali viene da lontano, da quando l’uomo ha sentito il bisogno di fermare su un supporto duraturo idee, emozioni, pensieri, progetti. Dapprima le tavolette d’argilla, poi le pelli degli animali e il papiro per arrivare infine alla carta. Ma c’era bisogno anche di un sistema di simboli, di caratteri validi per interi popoli che riproducessero i suoni delle parole e i loro contenuti: l’alfabeto. Ecco, dietro la carta stampata ci sono queste due grandi conquiste dell’umanità che hanno avuto bisogno di generazioni e generazioni per svilupparsi e affermarsi. È la stessa forza segreta che si cela nelle pietre di una piramide o di un tempio greco.

È una balla che la stampa sia stata inventata da Gutenberg: avevano già provveduto ben prima di lui i cinesi. Utilizzavano blocchi di legno scolpiti e inchiostrati per stampare banconote e documenti. La genialità di Gutenberg, che era un orologiaio, fu nell’applicare la meccanica a quel processo di stampa manuale e pertanto troppo lento. Grazie al suo ingegno si poterono diffondere i libri e le idee in essi contenute. La cultura cominciò a circolare nelle città più floride uscendo dalle angustie di conventi e università. L’invenzione della stampa mise in moto uno straordinario processo di conoscenza e democrazia che è arrivato fino ai giorni nostri.

Le più grandi rivoluzioni moderne sono nate con la richiesta di una maggiore libertà di stampa, tanto da far quasi coincidere quest’ultima con la libertà tout court. Non è un caso se nel nostro ordinamento la legge sulla stampa sia l’unica scritta dagli stessi costituenti, che vollero vedervi l’ideale prosecuzione dell’art. 21 della Costituzione. 

Allora quando si parla di stampa non solo si parla di alfabeto, di carta, ma si avverte il profumo della libertà, di una libertà conquistata con il sacrificio di tanti anonimi martiri. Per questo bisogna aver rispetto della stampa e della sua storia. Per questo la carta stampata nasconde nel suo profondo un altro valore: la verità. Uno strumento così delicato e prezioso non poteva essere usato per mentire, per le fake news.

Allora i giornali non raccontano balle? Certo che sì, anzi lo fanno spesso: per incapacità dei giornalisti, per la fretta, per danneggiare o favorire qualcuno, insomma per tante ragioni. Ma vengono scoperti subito, perché le loro voci sono distinguibili nella piazza chiassosa della comunicazione. Hanno sempre padri e madri conosciuti, non ci si perde nei meandri della rete per rintracciarli. Eppoi, la carta stampata dura per 24 ore, un nulla di fronte all’eternità della diff usione in Internet. Un tempo breve che è un esercizio di pietà nei confronti di chi ha sbagliato e permette così il perdono. Una società come quella digitale, in cui l’oblio non è possibile, è condannata a vivere nell’odio, perché non si può mai dimenticare e quindi mai perdonare.
Anche se usate un foglio di giornale per la gabbietta del canarino, non dimenticate che in quella carta impregnata di
inchiostro c’è anche tutto questo.

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