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Sabato 21 Ottobre 2017 | 01:26

Lettere alla Gazzetta

Servizio civile obbligatorio le contraddizioni dello Stato

Una volta in Italia, per tutti i maschi che raggiungevano la maggiore età, c'era la leva militare obbligatoria.
Era una cosa buona e giusta, perché i giovani venivano chiamati a difendere la patria e venivano staccati dal, così detto, cordone ombelicale che li legava alla loro famiglia.
Per molti giovani era un distacco traumatico, ma al termine del servizio militare diventavano più maturi e pronti ad affrontare la nuova vita, che non è nella bambagia della propria famiglia, ma nell'impegno a crearne una nuova ed a dare un contributo personale per la continuazione della specie umana.
Oggi c'è una proposta di legge che mira al ripristino della leva obbligatoria non più militare ma civile.
C'è una notevole differenza fra le due cose. Nella prima il giovane veniva letteralmente strappato dalla sua residenza e trasferito in un'altra città, nelle caserme dove per i primi due mesi era costretto ad un duro addestramento ed a sacrifici enormi. Riceveva vitto e alloggio in camerate affollatissime e dormiva su letti a castello e in condizioni di estrema precarietà.
La nostra cosiddetta recluta riceveva una paga irrisoria e veniva sottoposta a marce forzose, sveglie all'alba, ranci spesso vomitevoli e ritirate alle ore 21.
Quel sacrificio per la patria era sancito con un giuramento di fedeltà e di non appartenenza a partiti politici.
Ah se anche i nostri giudici prestassero questo stesso giuramento!
Essi che svolgono un delicatissimo e importantissimo compito nei confronti dei cittadini e che dovrebbero essere integerrimi e fuori da qualsiasi partito politico, perché, a volte, chiamati a giudicare qualcuno per reati di natura politica.
La nuova leva civile prevede ancora il distacco dalla propria famiglia, ma con addestramento non più militare.
Le mansioni saranno di affiancamento alla polizia municipale o statale in casi di pericoli di attentati terroristici o per calamità o per svolgere altri lavori utili alla cittadinanza.
La differenza fra le due leve, però, sta nel fatto che prima veniva considerato un obbligo di servizio alla patria e di difesa dei sacri confini della nazione, mentre oggi sostituirebbe il servizio di volontariato. In sostanza sarebbe lavoro obbligatorio non retribuito.
E tutto questo appare molto strano, perché lo Stato da un lato combatte il caporalato e si accanisce contro gli agricoltori, costretti ad utilizzare lavoratori in nero per combattere la concorrenza di paesi concorrenti, dove le paghe dei lavoratori sono inferiori alle paghe in nero da loro versate e dall'altro vorrebbe utilizzare i nostri giovani a lavorare gratis.
Qui c'è qualcosa che non quadra.

Biagio Sannicandro, Bari

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