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Venerdì 18 Agosto 2017 | 01:17

Il ministro dell'interno al Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica

Faida del Gargano, Minniti a Foggia
«Durissima la risposta dello Stato»
192 uomini, reparti speciali e droni

FOGGIA - «La risposta dello Stato rispetto all’uccisione di cittadini inermi e innocenti sarà durissima», perché «la lotta contro le mafie è una grande battaglia di civiltà». Così il ministro dell’Interno, Marco Minniti, ha sintetizzato come lo Stato reagirà alla sfida mafiosa lanciata con la strage di ieri nei pressi della vecchia stazione ferroviaria di San Marco in Lamis, nella quale sono state uccise quattro persone: il presunto boss Mario Luciano Romito, 50 anni, il cognato che gli faceva da autista, Matteo De Palma, di 44 anni e due fratelli contadini uccisi in quanto testimoni inconsapevoli dell’eccidio, Luigi e Aurelio Luciani, rispettivamente di 47 e di 43 anni. Minniti lo ha annunciato al termine della riunione del Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica, tenutasi in prefettura a Foggia.

«E' questa una grande questione del Paese», ha aggiunto il ministro, e «di fronte a questa sfida ci sarà una risposta senza precedenti». «Il controllo del territorio - ha spiegato - è la prima risposta: 192 unità aggiuntive arriveranno in provincia di Foggia, la prima parte già stasera», e tra loro anche «24 appartenenti ai Cacciatori di Calabria», reparto speciale dei carabinieri. Si tratta di «uomini - ha detto - dei reparti prevenzione e anticrimine della polizia di Stato, delle compagnie di intervento dei carabinieri, dei baschi verdi della Gdf. Il loro compito sarà saturare il territorio». A San Severo, ha riferito il ministro in conferenza stampa, sarà costituito stabilmente un Reparto prevenzione crimine e così la Puglia, insieme alla Calabria, sarà l’unica regione ad avere sul proprio territorio tre reparti di questo tipo.

In Puglia verranno trasferiti anche reparti speciali delle Forze di polizia. In particolare, ci saranno investigatori dello Sco, del Ros e dello Scico. «L'obiettivo che ci siamo dati - ha spiegato ancora Minniti - è che ogni due mesi ci riuniremo qui per fare il punto della situazione».

«Ora è il Gargano che combatte la mafia» ha detto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, al termine della conferenza stampa, riferendo che don Ciotti ha comunicato che «Foggia sarà sede della grande manifestazione di commemorazione delle vittime della mafia», organizzata da Libera per il prossimo 21 marzo. «Quella contro la criminalità organizzata è una battaglia che si deve combattere uniti - ha dichiarato il presidente dell’Anci, Antonio Decaro, che ha partecipato al vertice di Foggia - tutti insieme per la propria parte: le istituzioni, schierate compatte su questa trincea, e i cittadini, quella stragrande maggioranza che non intende girare lo sguardo. Altrimenti non si vince».

Sulla strage di ieri un allarme era stato lanciato in mattinata, dai microfoni di Radio Rai, anche dal procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti. «La criminalità pugliese, e in particolare questa efferatissima forma di criminalità foggiana, è stata considerata troppo a lungo una 'mafia di serie B'», ha detto, sottolineando che sul Gargano le faide tra clan vanno avanti da 30 anni, ci sono stati 300 omicidi e l’80% è rimasto impunito. «Oggi lo scontro si è acceso attorno al traffico di stupefacenti - aveva aggiunto - in particolare di droghe leggere dall’Albania. Un affare colossale che scatena gli appetiti dei clan e che investe, partendo dal foggiano, tutta la dorsale adriatica fino all’Europa. La mafia foggiana è una costola della camorra napoletana».

Nel corso della notte e anche nella giornata i carabinieri del comando provinciale di Foggia hanno ascoltato numerose persone tra amici e parenti delle vittime, eseguendo perquisizioni, ma finora non sarebbero emersi elementi utili alle indagini sulla strage.

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