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Giovedì 14 Dicembre 2017 | 07:30

La storica struttura ottocentesca

Trani, demolita Villa Maggi
se ne va un pezzo di storia

NICO AURORA

TRANI - Proprio mentre la Madonna che porta quel nome si apprestava a compiere la parte finale del suo percorso, una porzione del quartiere Stadio restava, nel vero senso della parola, «addolorata» per l’improvvisa azione di una ruspa sull’ottocentesca Villa Maggi, in via Di Vittorio, nel quartiere Stadio: venerdì mattina, poco dopo le 7, il mezzo meccanico ha progressivamente buttato giù altre parti dell’edificio, già oggetto di un crollo parziale lo scorso 31 marzo.

L’immobile era stato dichiarato inagibile quello stesso giorno, ma il dirigente facente funzioni dell’Area urbanistica, Giovanni Didonna, nello stesso provvedimento ne aveva disposto la messa in sicurezza finalizzata anche ad un eventuale risanamento. Oggettivamente, non sarebbe stato semplice ricostruire la parte crollata anche perché il resto della villa, sebbene rimasto in piedi, mostrava evidenti fessurazioni che non preannunciavano nulla di buono. Tuttavia, tra un provvedimento di tutela del bene, da una parte, e l’intervento della ruspa, dall’altra, la differenza è parsa notevole.

Come si ricorderà, Villa Maggi fu interessata da un crollo parziale nelle prime ore del mattino dello scorso 31 marzo, avvenuto nella zona nord est dell’edificio, e che riguardò parte delle volte e del primo piano, con conseguente collasso dei solai sottostanti. Il dirigente, sulla base del sopralluogo congiunto eseguito da personale di Ufficio tecnico, Vigili del fuoco e Polizia locale, aveva atto delle condizioni di inagibilità dell’intero immobile, peraltro ubicato all’interno di una proprietà privata e totalmente recintata. Ma aveva anche disposto che si eseguissero lavori di messa in sicurezza «attraverso l’installazione di idonee opere provvisionali, che scongiurino eventuali, ulteriori cedimenti o collassi che possano interferire sulle aree private confinanti e pongano a rischio garantiscano la pubblica incolumità».

Inoltre, la proprietà era invitata a redigere immediatamente il progetto di messa in sicurezza dello stabile, con relativa perizia redatta da un tecnico abilitato alla professione, «che accerti il rispetto della normativa vigente in materia di sicurezza statica delle costruzioni della porzione dell’immobile interessato - si legge nel provvedimento -, nonché dare immediata comunicazione al competente servizio comunale in caso di ulteriori fessurazioni, deformazioni, rotazioni o cedimenti dovessero manifestarsi, sino alla redazione della stessa perizia».

I commenti sono soprattutto improntati alla constatazione del fatto che un altro bene storico, sia pure privato, sia quasi scomparso senza colpo ferire, privando la città di una testimonianza preziosa di residenze rurali che vanno sempre più riducendosi in quantità e qualità. Tante si sono già distrutte nell’agro di Trani, ma Villa Maggi era nel territorio abitato, circondata da palazzi totalmente, in una zona precedentemente esterna alla città e poi completamente inglobata nella stessa. Pareva un baluardo della Trani che fu ma, per mancanza di manutenzione ed essendo totalmente disabitata, avrebbe progressivamente accusato i segni del tempo finendo per indebolirsi e collassare prima parzialmente, poi quasi definitivamente sotto i colpi della pala meccanica.

I residenti del quartiere Stadio, che ne piangono quella che definiscono senza mezzi termini la «demolizione», chiedono che per l’area dell’ormai ex Villa Maggi si trovi una soluzione condivisa con il Comune, per la realizzazione di uno spazio verde con servizi, soprattutto per bambini. Ma quell’area, a norma di Piano urbanistico generale, è pienamente edificabile.

Di certo, ed a maggior ragione, quanto accaduto sembra confliggere con lo scenario presente a pochi metri di distanza sulla stessa via Di Vittorio, vale a dire il rustico di una scuola materna mai realizzata e che, invece, è ancora lì. L’immobile non è mai stato oggetto di alcun intervento di completamento, né tanto meno di una demolizione, ma in quel caso la struttura è del Comune e siamo in presenza della classica «incompiuta». Morale della favola: un gioiello dell’800 va quasi interamente giù in pochi giorni, mentre una bruttura storica senz’anima resta ancora in piedi.

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