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Mercoledì 13 Dicembre 2017 | 14:18

TU NON CONOSCI IL SUD

Il '900 di "Neruda"

di Oscar Iarussi

Un sogno tra eros e angoscia nel magnifico film di Pablo Larrain

Tu non conosci il Sud

Oscar Iarussi

Oscar Iarussi

Un mondo nel verso di Bodini. Il Sud guardato da un altro verso.

Il '900 di "Neruda"

C’è poco e nulla della tradizionale biografia in Neruda del quarantenne cileno Pablo Larraín, talento innegabile e regista prediletto dai festival internazionali. Nel giro di pochi mesi Larraín ha portato a Cannes questo film sul poeta premio Nobel nel 1971 e a Venezia Jackie, un ritratto di Jacqueline Kennedy nei giorni successivi all’assassinio del marito presidente (in Italia uscirà a febbraio).

Pablo Neruda fu un protagonista assoluto dell’America Latina e non solo, dal dopoguerra al golpe di Pinochet nel 1973. L’autore del Canto generale e di Confesso che ho vissuto fu infatti anche un diplomatico, un leader politico e senatore comunista. Molti lo avrebbero voluto candidare al posto del suo amico Salvador Allende alla presidenza del Cile (i due morirono a distanza di pochi giorni mentre i militari si impadronivano del potere).

La nostra generazione lesse Neruda nelle edizioni SugarCo imparandone a memoria i versi per far colpo sulle ragazze ante-web e sventolandoli come drappi rossi al vento (o al vanto). Ne amavamo la divorante brama di vita, l’eros come pulsione totale, la vena rivoluzionaria e libertina che fu anche di Picasso (l’altro Pablo appare nel film). Larraín rievoca senza retorica tale dimensione poco lirica, anzi prosaica e carnale, del tondo dandy australe che parlava perfettamente il francese, seduceva le signore come se fossero prostitute e trattava le prostitute da signore. Il tutto mentre era sposato - in seconde nozze - con la pittrice argentina Delia del Carril Iraeta, detta Hormiguita («Formichina»), di una ventina d’anni più grande di lui, che gli sopravviverà, morendo ultracentenaria nell’89.

Ma è un’altra la relazione cruciale dell’opera di Larraín, il quale, figlio di due politici conservatori (la madre è stata ministro a Santiago), va operando di film in film una sottile, sofferta e originale rivisitazione della recente storia cilena (Tony Manero, Post Mortem, No - I giorni dell’arcobaleno). Parliamo del rapporto speculare, sotto il segno del narcisismo, tra il poeta e il suo persecutore incaricato di arrestarlo nel 1948, il prefetto Oscar Peluchonneau. Neruda diventa la cronaca di una caccia tragica in cui il fuggiasco comunista vorrebbe - forse - farsi acciuffare per coronare l’ambizione al martirio, supremo alloro da offrire ai proletari di tutto il mondo. Dal canto suo, lo sbirro è determinato, però subisce il fascino di Neruda nel cui universo è irretito, «personaggio secondario» di una fiction che si irrobustisce nella realtà. Bravissimi i due attori: Luis Gnecco (visto nelle scene non baresi di La prima luce) e la star Gael García Bernal nel ruolo poliziesco.

Così, fra luci e ombre, prende corpo un assorto melodramma politico animato dall’«ardente impazienza» di entrambi i personaggi; il rovescio della Ardiente paciencia di Antonio Skármeta, romanzo che ispirò Il postino con Troisi. Nel magnifico epilogo a cavallo sulle nevi della frontiera andina tra Cile e Argentina, Neruda e Peluchonneau sono l’uno il sogno dell’altro. O l’incubo. E tutto il ‘900 con le mani sporche di sangue è un’angoscia che non passa, è un’ossessione visionaria.

«NERUDA» di Pablo Larraín. Interpreti e personaggi principali: Luis Gnecco (Pablo Neruda), Gael García Bernal (Oscar Peluchonneau), Mercedes Morán (Delia del Carril). Drammatico-biografico, Cile-Argentina-Francia-Spagna, 2016. Durata: 107 minuti

 

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