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TU NON CONOSCI IL SUD

Il '900 di "Neruda"

di Oscar Iarussi

Un sogno tra eros e angoscia nel magnifico film di Pablo Larrain

Il '900 di "Neruda"

C’è poco e nulla della tradizionale biografia in Neruda del quarantenne cileno Pablo Larraín, talento innegabile e regista prediletto dai festival internazionali. Nel giro di pochi mesi Larraín ha portato a Cannes questo film sul poeta premio Nobel nel 1971 e a Venezia Jackie, un ritratto di Jacqueline Kennedy nei giorni successivi all’assassinio del marito presidente (in Italia uscirà a febbraio).

Pablo Neruda fu un protagonista assoluto dell’America Latina e non solo, dal dopoguerra al golpe di Pinochet nel 1973. L’autore del Canto generale e di Confesso che ho vissuto fu infatti anche un diplomatico, un leader politico e senatore comunista. Molti lo avrebbero voluto candidare al posto del suo amico Salvador Allende alla presidenza del Cile (i due morirono a distanza di pochi giorni mentre i militari si impadronivano del potere).

La nostra generazione lesse Neruda nelle edizioni SugarCo imparandone a memoria i versi per far colpo sulle ragazze ante-web e sventolandoli come drappi rossi al vento (o al vanto). Ne amavamo la divorante brama di vita, l’eros come pulsione totale, la vena rivoluzionaria e libertina che fu anche di Picasso (l’altro Pablo appare nel film). Larraín rievoca senza retorica tale dimensione poco lirica, anzi prosaica e carnale, del tondo dandy australe che parlava perfettamente il francese, seduceva le signore come se fossero prostitute e trattava le prostitute da signore. Il tutto mentre era sposato - in seconde nozze - con la pittrice argentina Delia del Carril Iraeta, detta Hormiguita («Formichina»), di una ventina d’anni più grande di lui, che gli sopravviverà, morendo ultracentenaria nell’89.

Ma è un’altra la relazione cruciale dell’opera di Larraín, il quale, figlio di due politici conservatori (la madre è stata ministro a Santiago), va operando di film in film una sottile, sofferta e originale rivisitazione della recente storia cilena (Tony Manero, Post Mortem, No - I giorni dell’arcobaleno). Parliamo del rapporto speculare, sotto il segno del narcisismo, tra il poeta e il suo persecutore incaricato di arrestarlo nel 1948, il prefetto Oscar Peluchonneau. Neruda diventa la cronaca di una caccia tragica in cui il fuggiasco comunista vorrebbe - forse - farsi acciuffare per coronare l’ambizione al martirio, supremo alloro da offrire ai proletari di tutto il mondo. Dal canto suo, lo sbirro è determinato, però subisce il fascino di Neruda nel cui universo è irretito, «personaggio secondario» di una fiction che si irrobustisce nella realtà. Bravissimi i due attori: Luis Gnecco (visto nelle scene non baresi di La prima luce) e la star Gael García Bernal nel ruolo poliziesco.

Così, fra luci e ombre, prende corpo un assorto melodramma politico animato dall’«ardente impazienza» di entrambi i personaggi; il rovescio della Ardiente paciencia di Antonio Skármeta, romanzo che ispirò Il postino con Troisi. Nel magnifico epilogo a cavallo sulle nevi della frontiera andina tra Cile e Argentina, Neruda e Peluchonneau sono l’uno il sogno dell’altro. O l’incubo. E tutto il ‘900 con le mani sporche di sangue è un’angoscia che non passa, è un’ossessione visionaria.

«NERUDA» di Pablo Larraín. Interpreti e personaggi principali: Luis Gnecco (Pablo Neruda), Gael García Bernal (Oscar Peluchonneau), Mercedes Morán (Delia del Carril). Drammatico-biografico, Cile-Argentina-Francia-Spagna, 2016. Durata: 107 minuti

 

Oscar Iarussi

Oscar Iarussi

Un mondo nel verso di Bodini. Il Sud guardato da un altro verso.

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