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Martedì 21 Novembre 2017 | 01:27

TU NON CONOSCI IL SUD

Zalone del Libro

Tutti in fila a Torino per Checco

Il Salone del Libro 2016, con la giocosa «complicità» della Regione Puglia, ha puntato sul pop senza preoccuparsi di fare troppi distinguo tra letteratura e spettacolo

Tu non conosci il Sud

Oscar Iarussi

Oscar Iarussi

Un mondo nel verso di Bodini. Il Sud guardato da un altro verso.

Zalone del Libro 2016, tutti in fila per Checco ieri a Torino. Davanti alla Sala Gialla del Lingotto, che ospita al massimo seicento persone, fin dalla mattina si è formata la coda per riuscire a partecipare all’incontro più atteso della seconda giornata della kermesse, che si chiude lunedì 16 e quest’anno contempla la Puglia come ospite d’onore. Folla in delirio per il popolarissimo comico di Capurso, all’anagrafe Luca Medici. Contrariamente a una vecchia regola del giornalismo, il cane che morde l’uomo fa notizia... Ovvero, perché mai sorprendersi dell’entusiasmo torinese intorno al nostro divo/antidivo, campione di incassi del cinema italiano? Checco non solo sbanca al botteghino (200 milioni di euro totalizzati con quattro film), ma in qualunque contesto venga a trovarsi.

Evidentemente anche il Salone del Libro, con la giocosa «complicità» della Regione Puglia, stavolta ha puntato sul pop senza preoccuparsi di fare troppi distinguo tra letteratura e spettacolo. D’altronde, basta dare una occhiata alle classifiche settimanali dei titoli più venduti per capire che la nozione stessa di «letteratura» - e persino quella di «libro» - è ormai a rischio, presa a forchettate dai volumi dei cuochi televisivi e a coltellate dall’amena idiozia di turno in vetrina. Per carità, lungi da noi l’idea di protestare passando per musoni o guastafeste dei residui spiccioli incassati dalle librerie.

Oltretutto Checco è andato a Torino come «protagonista» del testo Quo chi? Di cosa ridiamo quando ridiamo di Checco Zalone del critico e docente universitario Gianni Canova (Sagoma ed.). «Non compratelo - ha detto lui con la consueta spiazzante ironia -. È un libro scritto su di me senza una provvigione. C’è la mia intervista, ho provato a leggerlo, però mi ha messo un po’ di timore».

«L’Italia vista dalla Puglia», era il titolo dell’evento che ha visto sul palco anche il presidente della Regione, Michele Emiliano e il produttore di Quo vado?, Pietro Valsecchi. Nel dream team pugliese a Torino c’erano l’assessore regionale allo Sviluppo economico, al Turismo e alla Cultura Loredana Capone e il commissario di Pugliapromozione, Paolo Verri, piemontese doc, da qualche anno pendolare con Matera dove ha capitanato con successo la corsa della città lucana a capitale europea della Cultura 2019. «Puglia, terra di sogni e di visionari», recita lo slogan regionale al Salone di Torino, affiancato dall’immancabile hashtag #WeareinPuglia. Ha detto ieri Emiliano: «Zalone rappresenta quel Sud che invece di prendersela con il destino si mette al lavoro, con coraggio. Se avessi la possibilità di nominare Checco, Gennaro Nunziante e Pietro Valsecchi baronetti, lo farei».

Dal canto suo, Zalone in imbarazzo «perché vorrei dire cose intelligenti e interessanti, quando mi vengono le dico», ha raccontato i primi passi nel mondo dello spettacolo, allorché da neolaureato in Legge andava a Milano per esibirsi allo «Zelig». «Ma sognare Milano vuol dire sognare la Puglia perché sono tutti pugliesi lì». Generoso nel rispondere alle domande del pubblico, anche quelle un po’ bizzarre, Checco con l’umiltà che lo rende amabile ha concluso: «Questa avventura potrebbe finire da un momento all’altro. La vivo come un sogno ma potrei tornare a fare l’avvocato».

«In tutti i film di Zalone il protagonista inizia male e poi cambia. Checco rappresenta questo consiglio della Puglia all’Italia: “Non è detto che quando prendi una strada sia quella giusta. Devi avere il coraggio di cambiare te stesso”», ha infine spiegato Emiliano. 

D’accordo. 

Resterebbe da capire com’è la Puglia di oggi vista dall’Italia. Un paradiso turistico dal mare blu e poi? Una città-fabbrica come Taranto che muore cantando il Primo maggio e poi? Una pizzica indiavolata e poi? Prima o poi diciamoci «quo andiamo» e perché.

Dalla "Gazzetta del Mezzogiorno" del 14 MAGGIO 2016 

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