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Domenica 24 Settembre 2017 | 08:44

Tu non conosci il Sud

I "pozzi" avvelenati

Basilicata fra petrolio e cultura

Tu non conosci il Sud

Oscar Iarussi

Oscar Iarussi

Un mondo nel verso di Bodini. Il Sud guardato da un altro verso.

Basilicata coast to coast. Il fortunato film di Rocco Papaleo, qualche anno fa, dette la sveglia a un riscatto lucano giunto al clou con la sfida vinta da Matera per la designazione a capitale europea della cultura nel 2019. Prima la bella commedia on the road di Papaleo, apprezzata anche all’estero, e poi il prestigioso titolo conquistato dalla città dei Sassi nell’ottobre 2014 hanno calamitato attenzioni crescenti verso la nostra piccola regione, cui non pochi affidano qualche residua speranza di una rigenerazione del Sud. Non v’è dubbio, infatti, che il «decennio pugliese» con la sbandierata «primavera» vendoliana sia ormai in archivio, né mai quella primavera fu tale se non in principio, presto stritolata fra l’inverno del nostro scontento e l’estate del turista contento.

Mentre sia Napoli sia Palermo - «capitali» in diverse stagioni - oggi stentano a farsi valere e rischiano di riservare «un grande avvenire dietro le spalle». C’è pur sempre Bari, certo. Tuttavia in questo passaggio Bari e la Puglia sembrano esprimere pulsioni e umori tutti politici, tra il nostalgico e l’utopistico: cruciali sui temi dell’ambiente, ma fin qui poco efficaci, e, per dirla con un termine gramsciano, non «egemonici». Per provare a rompere il muro dell’indifferenza verso il Mezzogiorno, sarebbero necessari un autentico dibattito culturale tra opzioni differenti, ovvero la libertà, la voglia e la passione di sperimentare strade diverse dagli «eventi» e dalla campagne itineranti invero ben poco strategici. Né la responsabilità si può addebitare soltanto ai politici, giacché da anni ormai vi sono scarse tracce di vivacità intellettuale in tutto il Mezzogiorno narcotizzato fra i tormenti di Gomorra e le delizie della pizzica. Per non parlare della disastrosa situazione delle università meridionali, umiliate dai tagli eppure rassegnate a vivacchiare come licei di livello un po’ più alto, lungo un viale del tramonto imboccato dai figli dei poveri (chi se lo può permettere, va a studiare altrove).


Perciò Matera e la Basilicata negli ultimi tempi hanno conquistato il cuore delle aspettative meridionali. Un primato involontario e inconsapevole. Sebbene le ragioni non manchino, per esempio nell’orizzonte di un declino delle aree marittime punteggiate da dismissioni o crisi industriali (Bagnoli e Taranto). Ma c’è anche un timido eppur fondato «paradigma lucano» che rilegge l’Appenino nei termini di opportunità tra vuoto e pieno, di «osso» che si muta in «polpa» senza farsi spolpare (sovvertendo una famosa dicotomia di Manlio Rossi-Doria), ovvero di sviluppo meno aggressivo e corrosivo anche grazie alle trasformazioni della fabbrica ex fordista (la Fiat di Melfi).


Matera capitale culturale europea dice che il Sud non è un mondo arcaico o «a parte», un universo «alieno» in cui le mafie e un postumo spirito dionisiaco convivono nelle notti stellate. Al contrario, il Sud è un punto cardinale dei conflitti e delle lusinghe della contemporaneità. Fra tutti, adesso zampilla in primo piano il petrolio, l’oro nero meno splendente di un tempo, ma ancora potente e corruttivo. Lo mostrano le cronache dalla Val d’Agri dei pozzi petroliferi, con rilevanti echi romani che continuano a creare imbarazzi governativi e parlamentari. Affiorano aspetti grotteschi tipici dell’eterna provincia italiana sia al nord che al sud, dalla baldanza maneggiona dell’ex sindaca di Corleto Perticara al «familismo amorale» del fidanzato dell’ex ministra Guidi, il quale si vantava degli emendamenti di legge con i partner di affari.

A rischiare di più è il Sud, tanto per cambiare. La vicenda potrebbe far scemare la fiducia diffusa nella Basilicata «europea» del 2019. D’altronde, Matera è una città divisa fino alla guerriglia intestina fra gruppi dirigenti che appaiono quasi clanici, mai placatasi dopo le elezioni amministrative del giugno scorso. Schermaglie continue, relative proprio al percorso verso il 2019. Non mancano aspetti tragicomici come la diatriba sul nuovo logotipo di Matera 2019: deve o no includere la menzione della Basilicata tutta? V’è in campo una «seria» ipotesi di elaborare due loghi: uno con il riferimento regionale, l’altro senza; uno istituzionale, l’altro commerciale e turistico.

Già, il turismo. Non si scorgono, finora, credibili azioni culturali all’altezza di Matera capitale, eccezion fatta per alcune incursioni digitali che peraltro eccitano la «guerriglia» di cui sopra fra tradizionalisti e tecnologi. Invece si vedono, eccome, i prezzi più alti di alberghi e ristoranti a Matera. Segnali di quel processo di falsificazione del sé in favore del successo a ogni costo che in Italia ha già danneggiato Firenze e Venezia. «Disneyficazione», la chiamano gli urbanisti e i sociologi. Topolino e i pozzi petroliferi. Magari esageriamo... Occhio però.

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