Giovedì 19 Luglio 2018 | 08:08

Ingegneria, neurologia, otorino e tecnologia: insieme per farci udire

Salute & Benessere

Nicola Simonetti

Nicola Simonetti

Vivere in salute: suggerimenti, risposte, piccoli accorgimenti per gestire la propria giornata, l’umore, l’alimentazione, il ricorso a farmaci, come affrontare al meglio gli impegni di lavoro, di responsabilità, il riposo ed il diporto, l’attività fisica. Inoltre, una finestra aperta sulla ricerca, sulle novità che la medicina ci offre ora e ci riserva e promette per il prossimo futuro.

Ingegneri sanitari o biomedicali cercasi. La Liuc ha studiato un percorso ad hoc all'interno della laurea magistrale in Ingegneria gestionale: Health Care System Management, offerto con l'IRCSS San Raffaele di Milano, che forma laureati destinati alle funzioni logistica, organizzazione e impatti economici nel loro complesso da impiegare in strutture sanitarie.

Un esempio viene dal congresso internazionale CRS Amplifon di Bruges, dove il prof. Jan Wouters (divisione di otorinolaringologia sperimentale presso il dipartimento di neuroscienze dell’università di Leuven, Belgio), ha sottolineato i più cogenti problemi di udito, neuroscienza e di nuove figure professionali indispensabili, come gli ingegneri biomedicali per il futuro della ricerca nel campo dell'udito e dei dispositivi per udire e relazionarsi con il mondo.

Wouters, è a capo di un team di ricerca composto da 40 studenti provenienti da tutto il mondo, fra cui due giovani ingegneri biomedicali italiani, qui approdati per mancata possibilità di lavoro in Italia.

All’attivo di Wouters 12 brevetti negli ultimi 10 anni.

Fra i suoi studi, il sistema AVATAR, un nuovo protocollo per test di comprensione uditiva ripetuti negli anni, e un nuovo modo di elaborare il segnale del parlato e dei rumori per ridefinire le dimensioni dei futuri impianti cocleari.

“La comunità scientifica, a livello mondiale – dice Wouters - sta portando avanti la sfida in campo otologico: poter restituire l’udito a chi l’ha perso e a chi lo perderà in futuro, sfruttando e modulando gli eventuali residui uditivi di ciascun orecchio e applicando differenti dispositivi (apparecchi acustici, impianti cocleari, apparecchi a conduzione ossea, stimolatori, etc.) per far sì che l’udito, attraverso il trattamento chirurgico, protesico o combinato, ritorni il più naturale possibile”.

“L’udito - continua Wouters -non può essere studiato solo dal punto di vista clinico di cura periferica. Esso deve essere analizzato anche per le sue interazioni a livello del sistema nervoso centrale. E non solo: la perdita dell’udito impatta sia la vita del neonato che quella del giovane e dell’anziano.

Stiamo sviluppando molte ricerche nel campo delle neuroscienze. Per quanto riguarda gli ingegneri biomedicali, sono abbastanza rari. Eppure, per sviluppare nuovi sistemi, soprattutto negli impianti cocleari, gli ingegneri sono fondamentali. A oggi gli ingegneri sono molto attivi nel campo della fisica, ma anche la medicina ha bisogno di loro. L’approccio della nostra Università è decisamente multidisciplinare e non è un caso che la Divisione di Otorinolaringologia Sperimentale sia parte del Dipartimento di Neuroscienze. L’80% dei nostri studi è focalizzato sull’udito, ma stiamo svolgendo ricerche anche su patologie che crediamo correlate, come la dislessia, il declino cognitivo e altri problemi di apprendimento.

Noi, ci stiamo concentrando molto su un nuovo modo di elaborare i segnali sonori - rumore, voce o melodia - negli impianti cocleari. In futuro la parte esterna degli impianti cocleari (IC) sarà sempre meno visibile e io credo che questo aiuterà moltissimo ad accettarli quando indispensabili.

Ed essi diventano tali in funzione del residuo uditivo.

Non sono favorevole all’impianto bilaterale simultaneo.

Con l’impianto cocleare si distrugge completamente la possibilità di un recupero futuro. Allora è meglio fare un impianto e conservare e stimolare l’altro orecchio con residuo uditivo, tramite apparecchi acustici, concentrandosi su come armonizzare il senso dell’udito con queste due modalità.

Grazie alle nuove metodiche di “visualizzazione” della corteccia cerebrale e del funzionamento delle varie sinapsi cerchiamo di capire come funziona il cervello umano in presenza di nuovi suoni.

Ora siamo in grado di vedere cosa accade nel cervello di un neonato e come questo reagisca udendo suoni diversi: non solo si attiva l’area del cervello preposta all’udito, ma il segnale viene recepito anche da altre aree”.

“Lo screening deve essere sempre più presente nelle nostre vite, non basta più l’accertamento precoce neonatale. Sappiamo con certezza che nel corso degli anni l’udito si modifica ed è per questo motivo che stiamo preparando dei test differenti: uno per soggetti over 65, e uno per giovani, dai 6 fino ai 14 anni, con appuntamenti quadriennali.

La sfida più impegnativa è di rendere accessibili a tutti i risultati delle nostre ricerche e tenere sotto controllo i costi. Solo così si può veramente incidere nella lotta alla sordità.

Si prenda ad esempio – continua il luminare belga - AVATAR (Audio Visual True-To-Life Assessment of Auditory Rehabilitation), una terapia di riabilitazione completamente innovativa: un’immersione nella realtà virtuale in cui si proiettano situazioni quotidiane nelle quali ognuno di noi si può ritrovare (sull’autobus, al ristorante, a scuola, in macchina, in palestra, a casa) e durante queste proiezioni si introducono rumori, suoni e voci. Il paziente deve reagire, rispondere o compiere azioni: attraverso le risposte così è più semplice capire gli effettivi miglioramenti nel campo dell’udito e della comprensione. AVATAR è un sistema semplicissimo di test, non caro e replicabile anche in ambienti diversi dell’ospedale. È il primo test realistico del prossimo futuro”.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400