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Venerdì 18 Agosto 2017 | 16:36

Doping informativo biancorosso

Veritopoli

Nicola PEPE

Nicola PEPE

La verità, ogni giorno, diventa un bene sempre più prezioso. Talmente prezioso, che a qualcuno fa comodo tenerlo custodito. E così, chi ha il diritto di sapere, è costretto ad accontentarsi di mezze verità

Doping informativo biancorosso

Il doping informativo biancorosso
Dopo decenni di gestione (giusta o no) della famiglia Matarrese, in soli due anni il neonato club biancorosso ne ha viste di tutti i colori. Ma a vederne di più, purtroppo, sono state quelle migliaia di tifosi baresi attaccati alla maglia che rappresentano il vero capitale sociale della squadra. Quel capitale sociale fatto di sentimenti, di passione e non di dopanti informazioni dispensate di qua e di là con un vigore tale da gonfiare il muscolo dell'apparenza illudendo quelle folle (forse ora deluse più che mai) periodicamente chiamate ad acclamare il salvatore di turno.

Dal magnate texano del petrolio dissoltosi nel nulla, al grande uomo di affari cinese disposto a investire decine di milioni e, per finire, a un malesiano accolto in città con modalità da Red Carpet anche dalle autorità con tanto di squilli di tromba e spazi istituzionali (colonnato dalla Provincia) riservati al Premier Renzi: cene pantagrueliche a base di frutti di mare (pagate da chi?), ospitalità di tutto punto nel rispetto della nostra tradizione, selfie, abbracci e promesse. Una fra tutte: la Champions league in cinque anni. L'abuso della credulità popolare non è più un reato (è stato depenalizzato a gennaio del 2016), quindi possiamo starcene tranquilli.

L'unica certezza è che al momento di mettere i "soldi sul bancone" nonostante diversi annunci (“Il bonifico è pronto”, “Sta arrivando”, “C'è già un primo acconto”), le foto con i “reali”, gli annunci dei legali “La meta è vicina”, tutti i nodi sono venuti al pettine. Dall'11 aprile, quei soldi tanto attesi del tigrotto della Malesia, non si sono visti. Contenti loro, il film a cui abbiamo assistito è stato un altro.

A chi ha salvato il Bari, sia pure attraverso “acrobazie” finanziarie (alcune sotto i riflettori della magistratura) per rastrellare i fondi necessari a tirar fuori il club dalle secche del fallimento di due anni fa, va il merito di aver messo in ballo ogni forza per continuare a tenere in vita un progetto di squadra; un po' meno, forse, per essersi creato un "vuoto" intorno. A chi ha raccolto il “testimone”, adesso, il compito di riparare una situazione fatta di 5 milioni di perdite e di un patrimonio di giocatori quasi inesistente, consolandosi di un passato fatto di incassi (grazie a un pubblico fantastico) da serie A. Quella che, in tanti, purtroppo, hanno continuato solo a sognare guardando la tv e smanettando sul web.

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