Martedì 21 Agosto 2018 | 07:46

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Epilessia, che fare?

DiversaMente

Michele Pacciano

Michele Pacciano

L'handicap è un dramma. Ma può anche diventare uno stimolo e una possibilità, uno sguardo diverso sul mondo. Proviamo ad andare oltre la rabbia e il piagnisteo. Capovolgiamo la prospettiva, guardiamo i problemi dall'interno, cerchiamo insieme le soluzioni.

Fyodor Mikhailovich Dostoevskij

Fyodor Mikhailovich Dostoevskij

Cosa avevano in comune Alessandro Magno, Giulio Cesare e Fyodor Mikhailovich Dostoevskij?

Soffrivano di quello che anticamente si chiamava il mal caduceo, proprio perché non se ne conosceva la causa e se ne ignoravano in gran parte gli effetti.

Oggi va sotto il nome di epilessia. In Italia sono 500.000 i malati accertati, cinquantamila solo in Puglia, pari al 1% della popolazione.

La giornata nazionale dell'epilessia ha segnato un bilancio in chiaroscuro che parla di passi avanti nelle strategie di cura, ma di un pregiudizio che permane. L'epilessia è una condizione neurologica caratterizzata da convulsioni brevi o prolungate e contrazione dei muscoli. Secondo gli ultimi studi puoi generarsi anche a causa di traumi cerebrali, o per il prolungato uso di alcol o droghe che possono causare lesioni del cervello. Quando non sia accompagnata da lesioni più gravi e non si manifesti nelle cosiddette crisi a grappolo, cioè una serie ininterrotta di attacchi giornalieri, con le opportune cure ed adeguati accorgimenti, la malattia può consentire una vita normale ed una soddisfacente capacità di relazione per chi ne soffre e per i familiari dei malati.

Come rilevano, però, le associazioni di categoria, anche in Puglia si tende ancora a nascondere l'insorgenza di questa patologia, ancora sottoposta ad una forte riprovazione sociale. Eppure Marco Polo, dopo aver salvato la vita al principe ereditario della Cina, figlio di kublai Khan, evitò la decapitazione, definendo l'epilessia come il male della grandezza.

È allo lo stesso modo la pensavano i romani quando la accomunavano a Giulio Cesare, perché ritenevano che attraverso le crisi epilettiche si manifestassero le frenes, cioè le facoltà nascoste dell'anima.

Al di là delle sublimazioni e delle leggende, la disabilità, in ogni sua forma e una condizione data, non un dono nè una maledizione. Come una qualsiasi altra condizione, sia dell'anima, che del corpo, l’epilessia, come malattia va razionalizzata ed affrontata. Forse basterebbe solo che tutti superassimo lo stigma della paura e dell'angoscia, ci informassimo un po' di più e ne avessimo consapevolezza. Certo non è facile, ma possiamo farcela. Insieme. In Puglia come altrove.

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