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Martedì 24 Ottobre 2017 | 02:35

Il dramma dei disabili gravi, che diventano grandi

DiversaMente

Michele Pacciano

Michele Pacciano

L'handicap è un dramma. Ma può anche diventare uno stimolo e una possibilità, uno sguardo diverso sul mondo. Proviamo ad andare oltre la rabbia e il piagnisteo. Capovolgiamo la prospettiva, guardiamo i problemi dall'interno, cerchiamo insieme le soluzioni.

Da bambino, un vecchio prete, vedendomi rattrappito in un banco della chiesa mi disse: «Non preoccuparti figliolo, nonostante tutto Dio ti ama».

Allora avevo solo 5 anni e lo presi per un'espressione di pietismo becero.

Afferrandomi al banco, mi alzai e gli risposi piccato: «Scusi, nonostante cosa, padre?».

Mi oppose un imbarazzato silenzio.

Solo adesso, in età adulta, quando ho ritrovato l'amore di Dio, contro ogni mia velleità, comprendo la forza profetica delle sue parole.

Solo la grazia può farti accettare ed amare una condizione di handicap. Il resto sono chiacchiere, rabbia o pazzia.

Rompo il silenzio dopo aver conosciuto il dramma di un padre, l'ennesimo.

Giuseppe è un ragazzo bellissimo, Giuseppe ha l'aria appena screziata di un fauno ferito.

Giuseppe è un ragazzo autistico. I genitori lo hanno nutrito d'amore da quando è nato.

Adesso Giuseppe è grande e loro pensano a quando non ci saranno più. Fanno il giro delle sette chiese nei vari centri di riabilitazione ma per ora nessuno è in grado di accogliere Giuseppe.. Un calvario quotidiano che nessuno conosce. E le mie parole appaiono anche sacrileghe.

Quanti Giuseppe ci sono in Italia?

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