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Mercoledì 16 Agosto 2017 | 19:12

Amatrice rinasce

La fiducia e il dramma di una volontaria barese

DiversaMente

Michele Pacciano

Michele Pacciano

L'handicap è un dramma. Ma può anche diventare uno stimolo e una possibilità, uno sguardo diverso sul mondo. Proviamo ad andare oltre la rabbia e il piagnisteo. Capovolgiamo la prospettiva, guardiamo i problemi dall'interno, cerchiamo insieme le soluzioni.

Amatrice

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Gli occhi si aprono nel cuore della notte e nell'irreale convinzione di vivere un terrificante incubo: il pavimento trema, le pareti si sollevano, gli armadi si aprono lasciando cadere gli indumenti, le urla diventano sempre più acute; il sogno è realtà … IL TERREMOTO!

In una frazione di secondo Mauro si alza pensando che da un momento all’altro tutto finisca ma … i rumori diventano sempre più forti , piatti e bicchieri continuano ripetutamente ad infrangersi; invano prova ad accendere la luce, la corrente è andata via.

Lo stabile inizia a ruotare e mentre il soffitto della camera da letto lentamente viene giù, Cristina con voce tremante pronuncia il nome della figlia: “ Aurora” !

Mauro prende per mano la moglie e con forza la conduce fuori dalla stanza … improvvisamente tutto si ferma, non trema più nulla. Il buio non permette di vedere ma, il pianto carico di terrore e disperazione li guida mentre incessantemente continua a ripetere: “ mamma, papà vi prego aiutatemi” … Mauro la stringe tra le sue braccia con la stessa intensità carica di amore di quella prima volta in cui venne al mondo … tutto ricomincia a tremare; proteggendole le conduce fuori casa.

Giunto nel cortile si accorge di essere avvolto da una nube di polvere causata dai palazzi venuti giù come castelli di sabbia, attorno solo urla e pianti ma lui non sente più nulla … la paura lo paralizza e lo rende sordo.

L’ipnosi causata dal terrore termina quando Maria, una signora settantenne che vive a pochi metri da casa sua lo scuote e con gli occhi pieni di lacrime muovendo il capo dice: “ ho cercato di salvarla ma mentre mi porgeva le braccia il pavimento è crollato … “ “… perché … perché … io avevo solo lei ... “ Maria aveva visto morire la figlia inghiottita dalle macerie.

Ed è proprio sotto quelle macerie che i cittadini dei luoghi colpiti dal sisma hanno visto morire familiari, sacrifici, speranze e sogni.

Percorrendo il centro storico di Amatrice classificato “zona rossa” passo dopo passo lo scenario diventa sempre più agghiacciante. Non sono le montagne di pietra dalle quali spunta di tanto in tanto il resto di un balcone, un baule, una tovaglia, una borsa, tre gradini di una scala interna, a farmi sentire il peso della sofferenza, delle lacrime e del dolore provato ma … quei pochi appartamenti ancora visibili.

Uno in particolare non lascerà i miei ricordi, le mura venute giù erano quelle che si affacciavano sulla strada, questo rendeva visibile l’intera casa; lo sguardo si sofferma subito alla cucina: pochi pensili ancora appesi, cassetti aperti, cocci dappertutto, tavolo al centro della stanza e in tutto quel caos vedo una camicia maschile intatta appesa ad una sedia; accanto si intravedono i resti di una cameretta femminile , non ci si può sbagliare perché il colore predominante è il rosa.

La mia mente inizia a pensare … è una sera come tante, il papà di quella famiglia torna a casa , posa la camicia sulla sedia della cucina, cena con sua moglie e le sue bambine e va a letto.

Sempre la mia mente immagina che … come accade in tutte le famiglie, non tutte le cene sono serene in quanto i problemi sono sempre tanti, troppi, tanto da far diventare a volte una banale discussione un litigio acceso.

Nei giorni trascorsi con chi ha vissuto questa tragedia non ho mai chiesto di chi fosse quella casa, ne ho mai saputo se quel papà, quella mamma o quelle bambine fossero ancora vive, però, quel posto aveva suscitato in me un pensiero che ha accompagnato e accompagnerà per sempre le mie giornate.

Ho imparato ad “adorare la normalità “ fatta dalla casa in cui vivo, dalle persone alle quali voglio bene, dai miei cani, dalle conquiste e dalle sconfitte.

Ho imparato ad “ adorare la quotidianità” fatta dal lavoro, dallo studio, dalla birra con gli amici e dai problemi di ogni giorno.

Ho imparato ad “ adorare la quotidiana normalità” strappata alla famiglia di quella casa dopo le ore 03:36 del 24 Agosto 2016.

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