Martedì 21 Agosto 2018 | 07:47

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Caritas di Bari a Palermo

DiversaMente

Michele Pacciano

Michele Pacciano

L'handicap è un dramma. Ma può anche diventare uno stimolo e una possibilità, uno sguardo diverso sul mondo. Proviamo ad andare oltre la rabbia e il piagnisteo. Capovolgiamo la prospettiva, guardiamo i problemi dall'interno, cerchiamo insieme le soluzioni.

Caritas di Bari a Palermo. La speranza dei bambini

Personalmente avevo sentito parlare del quartiere Zen a Palermo ma giunta lì la realtà ha superato di gran lunga l’immaginazione.

Il vasto complesso di edilizia popolare sorto negli anni 70' è stato ed è oggetto di svariate discussioni tutt’oggi in atto tanto da proporne l’abbattimento. La polemica a mio avviso non porta alla crescita ed è per questo motivo che non racconterò dello Zen guardando agli errori fatti in passato dal «NOSTRO STATO» ma con lo sguardo volto al futuro senza dimenticarmi di riflettere sul presente.

Dal finestrino dell’auto osservo le case color crema segnate dal logorio del tempo nonché dall’assenza di manutenzione; sicuramente non è la vista il senso deliziato ma l’udito. Non possono sfuggire le voci e urla dei bambini che freneticamente giocano, corrono, scherzano, litigano... Non possono sfuggire perché i bambini sono tanti, molti più di quelli che noi giornalmente siamo abituati a vedere rinchiusi in centri ludici o campi estivi… In Zen tra auto incendiate, spazzatura libera e motovedette che circuiscono e ispezionano la zona i bambini sono ineccepibilmente la vera bellezza.

Parcheggiamo ed assieme ad altri volontari scendiamo dal furgone, la diffidenza e l’ostilità verso chi non è del proprio quartiere sono percepibili immediatamente. La struttura architettonica insulae, dove all’interno dei lunghi corridoi ci sono scorribande di ragazzi e bambini, ci rende agevole l’accesso.

Andiamo verso di loro, sorridiamo, porgiamo le mani e ci presentiamo; ci guardano dall’alto verso il basso, ci fissano negli occhi scrutandoci dentro e ci ripetono il loro nome uno per volta, poi… si gioca!

Divertirsi, fare gruppo, esultare per una vittoria o condividere la delusione di una sconfitta sono emozioni che non hanno età, status sociale o politico; il gioco è stato il modo per entrare in empatia con i ragazzi e i bambini dello Zen.

Miriam 12 anni, bellezza singolare i cui modi gentili ed eleganti propri di una donna incanterebbero chiunque. Ero stranita, lo ammetto, nel vedere una bambina così signorile in quel contesto particolare ed incuriosita mi avvicino e inizio a parlarle.

Miriam va a scuola, ha un fratello più piccolo ed una sorella poco più grande, la mamma ha avuto il primo figlio a 13 anni ed ora ne ha 27, dice di non volere un fidanzato perché altrimenti non potrà più essere libera di scegliere. La sua mamma fa tutto quello che pretende il suo papà, lei non vuole che la sua vita sia così.

Alla mia domanda: «Da grande cosa ti piacerebbe fare?», la sua gioviale risposta è stata «le pulizie!».

Miriam mi aveva stranito per la seconda volta.

Preciso, provengo da una famiglia patriarcale dove il mio papà lavora e la mia mamma è una casalinga. Sono sempre stata convinta che per una donna prendersi cura della propria famiglia h 24 sia il mestiere più difficile del mondo. Noi, donne in carriera, barcamenate tra la famiglia e il lavoro spesso deleghiamo la maternità a nonni o baby sitter dimenticando il motivo per il quale abbiamo deciso di creare quel nucleo fonte di forza e amore. Le casalinghe avrebbero tanto da insegnarci: dalla dedizione e la cura per la propria famiglia non perché si deve fare la mamma ma perché si vuole farla, alla pazienza nell’attendere e rispettare i tempi dei bambini ed infine al guardare il proprio figlio negli occhi non distrattamente, magari pensando ad un progetto di lavoro ma, con la mente e il cuore rivolti a lui.

Dunque non era il sentirmi dire di voler fare le pulizie da grande che mi ha attecchito, ringrazio tutt’oggi mia madre per avermi insegnato le faccende domestiche, ma la mancanza di sogni in una bambina di dodici anni.

Ecco in Zen i sogni non esistono neanche nei cuori e nella fantasia dei bambini perché distrutti da una realtà terrificante.

Questo significa riflettere sul presente volgendo lo sguardo al futuro, guardare «oggi» le nuove generazioni per lasciare «un domani» in eredità un mondo migliore.

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