Sabato 18 Agosto 2018 | 22:06

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Operazione Mato Grosso, da Ginosa al Perù

DiversaMente

Michele Pacciano

Michele Pacciano

L'handicap è un dramma. Ma può anche diventare uno stimolo e una possibilità, uno sguardo diverso sul mondo. Proviamo ad andare oltre la rabbia e il piagnisteo. Capovolgiamo la prospettiva, guardiamo i problemi dall'interno, cerchiamo insieme le soluzioni.

Padre Ugo con Michele Calabrese e Maurizio Frontini

Padre Ugo con Michele Calabrese e Maurizio Frontini

Due paesi così lontani, eppure così vicini, Ginosa arroccata sulle murge nella zona occidentale del Tarantino, e Huanaco, alle pendici della sierra Andina. Due comunità si riconoscono e si aiutano nel nome di Michele Calabrese, da anni, volontario laico al servizio dei poveri di Lima, che nel tempo è diventato il braccio destro di Padre Ugo, il fondatore dell’Operazione Mato Grosso, e di don Luigi Cremis, orma considerato l’angelo delle Ande.

Due destini paralleli, quelli di Michele e Luigi, entrambi ginosini che proiettano il loro spirito di apertura all’altro su un’intera comunità, che risponde unita al loro appello a favore del sud del Mondo. Michele, a Ginosa è oltre, è considerato il gigante buono della sierra.
Quando lo incontriamo, non parla di volontariato, dice che tra i poveri dell’America Latina è riuscito a trovare il tutto dove non c’è niente, perché il niente te lo sei lasciato alle spalle.
Le grandi scelte si fanno con semplicità, con il fluido che ti viene dal cuore e ti trascina per andare avanti, arrampicandoti sulle Ande, lungo la dorsale della Cordigliera bianca, per ritrovare i volti e le parole di donne e bambini che senti fratelli, non in nome di un Dio o di una croce, ma seguendo un progetto che ti fa uomo, senza chiederti perché vivi, ma guardando la tua vita negli occhi.

Michele ti guarda con un sorriso largo, in cui passano i bambini del Chacas, in Perù, le donne che cardano la lana per farne tappeti, la cooperativa dei carpentieri e dei muratori arroccata sui tetti spioventi delle Ande, dove non arriva né acqua potabile, né luce elettrica, ma dove parlando e guardandosi si può costruire un’idea di mondo equo e solidale. Michele ha le mani grandi e l’andatura ciondolante di un volontario di lungo corso, il volto segnato di un boxeur buono che in fondo al cuore porta il tau di San Francesco e le frasi di Che Guevara. Non vuole che si parli di lui, ma dell’Operazione Mato Grosso, degli Indios che va ad aiutare e di quello che potrà costruire. Per lui l’Operazione Mato Grosso è soprattutto una persona, è il volto rugoso e la voce affabile di padre Ugo De Censi, il salesiano valtellinese che nel 1967 fondò la Ong ‘Operazione Mato Grosso’ e che adesso, dopo più 40 anni esatti nelle Ande, è diventato quasi suo malgrado un apostolo di pace. Il suo appello del 1981, a stare con i poveri e a lavorare per i poveri, ha fatto il giro del mondo, ha creato centinaia di piccole cooperative in tutti i Paesi dell’America Latina, ma ha rafforzato soprattutto il filo di quella solidarietà concreta tra Nord e Sud del mondo, favorendo anche una crescita delle vocazioni sacerdotali.

«Padre Ugo non ci costringe mai ad andare a messa – dice oggi Michele Calabrese – quando finiamo le riunioni operative ci comunica solo l’orario dell’Eucarestia. Chi vuole venga».

Michele non va molto a Messa, ha un passato di militanza comunista che si porta dentro, come umanità e solidarietà. Figlio di braccianti comunisti, ha vissuto la miseria e il riscatto agricolo della Puglia, le grandi lotte bracciantili che sentiva nei racconti di suo padre e che ora rivede negli occhi dei contadini del Chacas.

«Non mi chiedo se si possa cambiare, io faccio quello che posso, come tanti altri». Il gigante buono di Ginosa non è alla prima esperienza di missione. Il suo primo viaggio risale al 1997. Doveva rimanere in Perù un anno, invece passò tre anni nei paesini della Cordigliera bianca per costruire un acquedotto e una centrale elettrica, e per spaccare le pietre di un argine. «Lavoravo con i preti e i volontari – ricorda Michele con gli occhi lucidi – con me c’era padre Andrea, un armadio della Valtellina che spaccava le pietre con forza.
Eravamo sudati e stanchi, illuminati dal sole che tramontava. Il sacerdote guardò l’orologio e mi disse: “Porca miseria, mi sono scordato la Messa!”. Questi, sono i preti che mi piacciono, ma non giudico nessuno». L’Operazione Mato Grosso è ormai una grande famiglia di giovani, ragazzi e coppie. I mobili della cooperativa di falegnami del Chacas, formata da giovani che vengono tolti dalla strada e avviati ad un mestiere redditizio, fanno tendenza nella rete del mercato equo e solidale e vengono venduti nei negozi di Chicago e New York. Luigi, Cremis, incontra l’Operazione Mato Grosso, dopo aver girato il mondo, brillante docente universitario alla ricerca di se stesso, incontra padre Ugo e decide di abbracciare quello che in fondo era stato il suo sogno: una vita francescana, di e con i poveri del mondo, facendo la spola tra il Perù e gli Stati Uniti. Si arrampica nei luoghi più impervi, più volte incrocia Michele Calabrese nella casa generalizia dell’Ong a Lima e nelle missioni. Ma il suo spirito di libertà e la vocazione missionaria lo spinge sempre oltre.
Quando si ammala di cancro, decide di vivere la sua malattia come un continuo avvicinamento a dio e chiede di essere sepolto alle pendici delle Ande in mezzo ai suoi poveri. Ci ha lasciato il 14 dicembre scorso. Tutti lo ricordiamo nella sua dolce, evangelica stranezza, che stata di esempio per tutta una comunità.

Anche questa Pasqua ha riannodato il filo rosso di speranza e solidarietà tra Ginosa e il Perù, nel nome dei nostri due missionari. Ma terra di missione è anche qui, sono anche Ginosa, Laterza, Taranto, anche qui c’è molto da fare. Come testimoniano i tanti giovani e volontari che attraverso l’Operazione Mato grosso si mobilitano ogni giorno per dare una mano, per affrontare vecchie e nuove povertà, che sono ad un passo da noi, ma che non vediamo o che nascondiamo. Loro si chiamano Giuseppe, Antonio, Davide Raffaella.
Sono studenti, agricoltori, o rappresentanti di commercio. Vengono da esperienze e mondi, diversi, alcuni hanno fatto anche vita di missione, ma poi sono tornati qui per costruire un’alternativa possibile. Tutti si ritrovano attorno ad un progetto: aiutare i poveri, concretamente.

Un intero paese, Ginosa, si mobilita nel silenzio: le cartolerie donano quaderni, penne, cartelle, anonimi donatori procurano soldi derrate e viveri. Fare bene, fa bene. E ce n’è sempre bisogno.

Durante le feste pasquali, per ricordare don Luigi Cremis, nel suo genuino e sconfinato amore per i giovani e per la vita, che si allargava ogni giorno in un sorriso di ringraziamento a Dio e al Mondo, per le meraviglie che vi coglieva, i ragazzi dell’Operazione Mato Grosso, l’Ong fondata dal salesiano valtellinese Padre Ugo de Censi, che dal 1967 aiuta gli indios e i campesinos di tutta l’America latina, hanno inscenato uno spettacolo teatrale nel salone Monfort della parrocchia Cuore Immacolato, liberato ispirato al loro personale incontri con don Luigi, impersonato per l’occasione dalla figura di un tipo un po’ strano, che vive fuori dagli schemi e regala una possibilità e un’alternativa a tutti i giovani che incontra, guardandoli, ascoltandoli w scoprendo pian piano la sua e la loro interiorità.

Era come se ognuno recitasse se stesso e si riscoprisse altro. I giovani sono e sanno molto più di quello che noi adulti osiamo immaginare, se apriamo il cuore possiamo scoprire i sogni che colorano anche la nostra realtà.

A ricordare don Luigi Cremis, con tutta la comunità di Ginosa, c’erano ragazzi di tutta Italia, venuti per un campo di lavoro nelle nostre campagne. È così che i volontari dell’Operazione Mato Grosso aiutano concret5amente il Sud del Mondo, impiegando parte del loro tempo, sporcandosi le mani e lavorando materialmente per i poveri. Il salario della loro giornata lavorativa andrà interamente alle missioni sparse tra Perù, Equador e Brasile.

Con i giovani volontari, a Ginosa, c’era anche Lucy Portella, la missionaria laica peruviana che per anni ha accompagnato don Luigi Cremis, prima a Baltimora, negli Stati Uniti, dove lui si occupava della pastorale in favore degli immigrati ispanici, poi lungo la ordigliera, a spingersi sempre oltre, dove nessuno va, nella diocesi sperduta e sconfinata di Waco, nel Perù più profondo.

«Il vescovo ci aveva dato una jeep, racconta Lucy, ma don Luigi non la usava quasi mai. Se i poveri camminano a piedi, perché io devo prendere la macchina?»

Nella testimonianza di Lucy, pur avendolo conosciuto personalmente, scopriamo lati incredibili e straordinari della personalità del nostro amico Luigi. Negli ultimi anni e mesi, quando la sua malattia si era notevolmente aggravata, non riusciva più a muoversi e a camminare, ma dirigeva Lucy nella costruzione della loro ultima casa di legno, su, in un avvallamento della sierra. «Mi ha insegnato a usare pialla e martello, ci dice la donna, negli ultimi tempi, rifiutava cibi e medicine speciali, voleva vivere in tutto e per tutto come i poveri. Faceva, della sua sofferenza, serena ed intima, un continuo colloquio con Dio, quasi non voleva che qualcuno disturbasse questa sua ultima quiete. Anche quando è arrivata l’infermiera per aiutarmi, non gli abbiamo detto chi fosse, né che era lì per lui. Ha fatto una bella morte. Quando lo abbiamo vegliato, nella grande chiesa, la mattina, gli uccellini del Perù cantavano sulla sua bara».

Ciao Luigi, chiunque ti ha conosciuto, uomo, donna o bambino, si è specchiato nei tuoi occhi. Ed ha compreso in un sorriso, che cambiare e possibile. Basta aprirci all’amore e cominciare da qui, anche da Ginosa. Il mondo è un abbraccio.

La catena di solidarietà non si interrompe mai. I poveri hanno fame ogni giorno, in Perù come di fronte a casa tua. Anche tu puoi fare qualcosa di serio e concreto. Ora. Pensaci.

Chiunque voglia contattare e scoprire l’Operazione Mato Grosso, può farlo al sito, www.operazionematogrosso.it

Referenti sul Territorio:
Davide Notaristefano: 3287163701
Antonio Castria 34076695699
Giuseppe Dragone 3393546590

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