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Lunedì 11 Dicembre 2017 | 23:49

Intervista al presidente del Pe

Tajani, l'Europa e il Sud

Concentrarsi sui fondi europei

Lo sportello Ue

Giuseppe Dimiccoli

Giuseppe Dimiccoli

Tutte le novità, le curiosità e le nuove regole introdotte dall'Unione europea. Un blog per conoscere meglio i segreti dell'Unione curato da un giornalista che all'Unione ci ha lavorato.

Tajani, l'Europa e il Sud

Giuseppe Dimiccoli
Bari Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo e punta di diamante del Partito popolare europeo di cui fa parte Forza Italia, si sente a casa in Puglia. Del resto, ieri a Bari, ha respirato l'aria «buona dell'Europa» durante la visita allo stabilimento Ladisa esempio virtuoso di azienda di ristorazione relativamente all’utilizzo dei fondi europei. Nel giro osserva e legge anche le tabelle del Fesr (Fondo europeo sviluppo regionale) sugli scaffali. Nel tragitto dalla zona industriale al centro di Bari, nell'auto della scorta, risponde alla Gazzetta.
Presidente Tajani come utilizzare al meglio i fondi comunitari 2014-2020 per far crescere la Puglia e il Mezzogiorno?
«Indispensabile concentrarsi su infrastrutture ed economia reale. Per la prima volta nella storia dei fondi si possono utilizzare per gli stessi progetti sia i soldi di Horizon 2020 che i fondi strutturali. Questo permette di realizzare investimenti più seri per le infrastrutture offrendo un sostegno forte alle imprese. Il nostro obiettivo per il Mezzogiorno e per l’Italia in generale è quello di creare posti di lavoro per i nostri figli. Scordiamoci che possano andare a fare i dipendenti pubblici. Dobbiamo sostenere le piccole e medie imprese, l’industria e, ripeto, realizzare infrastrutture. I soldi dell’Ue devono realizzare un effetto leva moltiplicando gli investimenti».
Purtroppo, però, la capacità di spesa delle Regioni lascia a desiderare.
«Sono molto negligenti. Leggiamo dai giornali che la capacità è disastrosa. Questo non è possibile considerando che questi soldi, poi, non rimangono qui. Se non vengono utilizzati tornano indietro e vengono utilizzati da paesi più virtuosi».
È ipotizzabile per il Sud una fiscalità di vantaggio?
«Tutti vogliono una fiscalità di vantaggio e gli Stati la devono chiedere. E poi sono sempre cose a termine. Anche per fare una zona franca serve l’autorizzazione della Commissione e la richiesta dello Stato. Credo che sia importante dall’Ue lavorare per un’armonizzazione fiscale in modo che non ci siano discrepanze».
Cosa intende?
«Se qualcuno volesse investire da noi dove c’è una tassazione troppo alta potrebbe andare in Irlanda dove e più bassa. Questo è a svantaggio di un paese Ue. L’armonizzazione è un obiettivo da perseguire».
Il vento del populismo sembra essere meno impetuoso?
«Certo. È partito tutto dalla vittoria di Rajoy in Spagna, poi in Austria e nei Paesi Bassi. Qualche giorno fa in Francia la Le Pen è stata sconfitta da Macron».
Cosa significa?
«Che la maggioranza dei cittadini europei crede che sia meglio essere parte e protetti dall’Europa. Lo chiarisce bene l’ultimo sondaggio di Eurobarometro per il Parlamento europeo. Per la prima volta, rispetto al 2007 cioè dall'inizio della crisi economica, gli europei vogliono protezione sulle grande questioni: immigrazione, terrorismo e disoccupazione giovanile. Ma non dobbiamo sottovalutare il risultato elettorale. Non dobbiamo fare la guerra ai partiti populisti ma capire perché sono votati andando alle radici del malcontento e dando delle risposte concrete».
E la situazione in Italia con Salvini e, a fasi alterne, il M5S?
«Sarebbe un errore clamoroso lasciare l’Europa e se ne stanno rendendo conto i britannici. L’Italia non andrebbe da nessuna fuori dell’Europa o senza l’euro. Per la questione immigrazione, con l’Italia fuori dall’Europa, rimarrebbero tutti gli immigrati da noi. Non dobbiamo sottovalutare quello che accade in Africa e in Libia in particolare che rischia di essere un colabrodo. L’altro giorno il presidente della Commissione dell’Unione africana, Moussa Faki Mahamat, ha ribadito che l’Ue deve agire con una sola a voce».
Cosa devono cedere gli Stati membri per completare la struttura sovranazionale europea?
«L’Europa deve occuparsi di quello che gli Stati membri non possono fare. Si deve concludere l’unione bancaria e quella monetaria. Rimanendo così a metà, l’Italia rischia di pagare un prezzo alto. Tutte le banche italiane la pensano così. Poi bisogna cambiare i Trattati a cominciare da Dublino. Al Parlamento stiamo lavorando per fare in modo che il peso non ricada sui paesi frontalieri. Il Pe è stato molto duro affermando che i paesi europei devono rispettare gli accordi presi e prendersi le quote di rifugiati che oggi sono in Italia e in Grecia. Vigileremo affinché la Commissione faccia tutto il suo dovere».
Ipotizzabile un ministro delle finanze unico come anche auspicato dal ministro tedesco Schauble?
«Potrebbe essere una buona idea ma mi pare un po’ presto per farla. Dobbiamo lavorare per una politica estera comune e intervenire su immigrazione, terrorismo e disoccupazione e quindi sul sostegno all’economia reale. La visita di oggi a Bari è un segnale di sostegno all’industria e all’impresa che hanno bisogno di una politica industriale italiana ed europea».
Elezione diretta del Presidente della Commissione?
«Io credo che sia un fatto positivo di democrazia. Per l’elezione diretta da parte dei cittadini ci vorrebbe una modifica dei Trattati all’unanimità. Quello che si può invece fare da subito è avere un’unica figura come presidente della Commissione e del Consiglio europeo».
Il ruolo del Parlamento?
«Deve essere valorizzato. Siamo l’unica istituzione eletta direttamente che tutela i cittadini. L’obiettivo della mia presidenza è di riavvicinarli alle istituzioni».
In Italia che legge elettorale auspica?
«Non tocca a me dirlo. Io sono eletto con sistema proporzionale, con le preferenze e quindi mi sono sempre trovato bene. Credo che si debba avere un sistema che garantisca rappresentatività e stabilità. In Italia, non essendoci più il bipolarismo, forse l’orientamento più proporzionale garantirebbe la possibilità di maggiore stabilità».
Renzi è segretario del Pd. La vicenda banche continua a tenere banco.
«Io sono garantista. Lo sono stato con Berlusconi e lo sono anche con Renzi. La Magistratura deve fare le sue indagini ma non credo che bisogna utilizzare le intercettazioni per fare battaglie politiche. È una questione di concetto. Non si fa in nessun paese europeo. Preciso che sono anche giornalista ma il problema è chi dà al giornalista e vuole che si pubblichino certe informazioni e quando non vi è nessuno scandalo è chiaro che non va bene».
Con la Brexit è ipotizzabile l’Agenzia europea del farmaco in Puglia?
«Ci sono 22 richieste. Il Governo italiano ha optato per Milano».
La posizione del Pe in merito alla problematica della Xylella in Puglia?
«Ci siamo espressi più volte. Ci possono essere compensazioni anche a livello dei fondi per l’agricoltura per la riconversione di alcuni terreni in altre colture».
Quanto è importante l’alfabetizzazione europea a scuola?
«Noi siamo europei perché siamo italiani. L’Europa è un modello di civiltà. È una realtà che si fonda sul valore fondamentale della libertà. Anche con luci e ombre. Bisogna far capire ai giovani che viviamo in un’area di pace da 70 anni».
Spesso si è espresso contro la persecuzione dei cristiani nel mondo e anni fa con il maestro Lamagna ha portato il Cristo al Parlamento di Bruxelles.
«I cristiani sono i più perseguitati nel mondo. Bisogna favorire il dialogo interreligioso. Uccidere nelle chiese copte perché Allah lo vuole significa mettere bombe contro Allah».

twitter@peppedimiccoli

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