Martedì 19 Giugno 2018 | 01:04

Intervista al prof. Villani

I 60 anni dei Trattati

Storia e futuro

Lo sportello Ue

Giuseppe Dimiccoli

Giuseppe Dimiccoli

Tutte le novità, le curiosità e le nuove regole introdotte dall'Unione europea. Un blog per conoscere meglio i segreti dell'Unione curato da un giornalista che all'Unione ci ha lavorato.

I 60 anni dei Trattati

Giuseppe Dimiccoli
Sessanta anni dalla firma dei Trattati di Roma. Una Europa ben diversa da quella che muoveva i suoi passi nel 1957. Ugo Villani, professore diritto internazionale nell’Università ”A. Moro” di Bari e presidente della Società Italiana di Diritto internazionale e di Diritto dell’Unione europea”, traccia un bilancio.

Professore cosa significo' 60 anni fa la firma dei Trattati di Roma per i cittadini europei?


"La firma dei Trattati di Roma, il 25 marzo 1957, condusse alla creazione della Comunità economica europea (CEE) e della Comunità europea dell’energia atomica (Euratom), rilanciando e ampliando quel processo d’integrazione che era iniziato con il Trattato di Parigi del 18 aprile 1951, istitutivo della Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA). La nascita della CEE comportò anzitutto la creazione di un mercato unico, nel quale era assicurata la libera circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali. Per gli operatori economici e per i lavoratori si creava così l’opportunità di svolgere le proprie attività nell’intera area comunitaria, senza subire alcuna discriminazione e con la garanzia del pieno rispetto dei propri diritti".

Quale è il significato attuale dei Trattati di Roma a 60 anni dalla firma?


“I Trattati di Roma hanno avuto importanti sviluppi che hanno condotto all’attuale assetto consacrato nel Trattato di Lisbona del 13 dicembre 2007 e all’istituzione dell’Unione europea, della quale fanno parte 28 Stati (peraltro con la prospettata uscita del Regno Unito). L’originaria CEE ha progressivamente mutato la sua natura, da entità essenzialmente economica e commerciale a una Unione fondata sui valori comuni del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, valori che essa si prefigge di promuovere nel resto del mondo. Le persone oggi possiedono una cittadinanza europea, che completa e arricchisce quella nazionale, e sono direttamente rappresentate nel Parlamento europeo”.

Quanto il sogno di Europa di 60 anni fa vale ai giorni d'oggi?


“Il progetto europeo nacque su basi essenzialmente economiche e commerciali, ma in vista di un obiettivo politico: garantire la pace e la convivenza tra i popoli degli Stati fondatori. Questi hanno attribuito poteri legislativi alle istituzioni europee, le quali li esercitano ormai in quasi ogni settore della vita quotidiana dei cittadini; l’introduzione dell’euro ha ulteriormente sviluppato l’integrazione tra le società e le economie degli Stati partecipanti. Non può disconoscersi che l’Unione europea, almeno al proprio interno, ha garantito in oltre 60 anni una pacifica convivenza, in un quadro di libertà, di democrazia, di rispetto dei diritti umani, a una popolazione di circa 500 milioni. Malgrado le criticità oggi presenti, credo che questi risultati dimostrino come il progetto, il ”sogno” dell’Europa, sia tuttora valido e non vada disperso”.

Si parla sempre più di Europa a due velocità ritiene che questo sia compatibile con lo spirito solidale alla base del sogno europeo?


“L’Europa a più velocità è spesso presentata come la chiave di volta per superare l’attuale fase critica e per consentire agli Stati “più volenterosi” di procedere a una più stretta integrazione, mentre gli altri resterebbero fuori dalle nuove realizzazioni. In realtà questa possibilità è già prevista dai Trattati europei (con il meccanismo delle cooperazioni rafforzate) e si è realizzata nell’area euro e nel sistema di Schengen, ai quali non partecipano tutti gli Stati membri. Il vantaggio risiede nel fatto che gli Stati più “freddi” non possono impedire agli altri di procedere a una più intensa integrazione; il prezzo, peraltro, sta nel pregiudizio che può determinarsi per l’unità, l’omogeneità e la coesione del sistema giuridico, sociale, economico dell’Unione”.

Il momento storico che l'Europa sta attraversando e tra i più complicati quali scenari ipotizza?


“Le rigorose misure imposte per “risanare” i bilanci di alcuni Stati hanno talvolta generato un sentimento di ostilità verso le istituzioni europee; ulteriori preoccupazioni per i cittadini europei derivano dal terrorismo e da una emergenza di lungo periodo di flussi migratori, che si riversano specialmente sui Paesi mediterranei. Gli scenari prospettati dalla Commissione nel Libro bianco del 1° marzo scorso, o la riscoperta del meccanismo delle cooperazioni rafforzate, che probabilmente sarà l’elemento centrale della dichiarazione dei governi del prossimo 25 marzo, rivelano modestia di propositi e assenza di slancio politico. Il rilancio del progetto europeo richiederebbe una riscoperta delle ragioni di fondo dello stare insieme, di quel patrimonio ideale che sono i valori condivisi e del principio di solidarietà, che permea l’intera costruzione europea".

Perché è importante studiare a scuola e all' Universalità l'Unione Europea?

“L’Unione europea, con le sue regole, i suoi intrecci economici, sociali, culturali, fa parte ormai della nostra vita quotidiana. Conoscerla, attraverso uno studio sereno e obiettivo, privo di retorica, ma anche di pregiudizi, significa conoscere la realtà nella quale viviamo; ma comporta anche la capacità di cogliere e utilizzare le opportunità che l’Unione ci offre (basti pensare a quella esaltante esperienza che è il progetto Erasmus) e di impadronirci degli strumenti attraverso i quali noi cittadini possiamo contribuire a orientare l’azione europea, diventando non soggetti passivi, ma protagonisti della nostra storia”.

twitter@peppedimiccoli

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